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L'ORO DI ROMA - Carlo Lizzani - 1961 - Italia - 115'

 

A ben guardare è l'unico film, mi sembra, sul rastrellamento e la deportazione di oltre mille cittadini romani ebrei, quella notte del 16 ottobre del 1943.
E insieme a Kapò di Gillo Pontecorvo, e Il giardino dei Finzi Contini di Vittorio De Sica, l'unico film italiano dedicato alla Shoah.
Chissà perchè, visto che la tragedia degli ebrei ci ha riguardato non meno che altri paesi d'Europa. E considerato che siamo stati noi ad avere inventato il neorealismo.

Il film ha tutti i canoni del neorealismo, nonostante sua del 1961 e, quindi, di un periodo in cui il neorealismo in senso stretto si era già esaurito; basta pensare che tre anni prima, nel 1958, Mario Monicelli con "I soliti ignoti" aveva codificato la commedia all'italiana.
Tutti i canoni del neorealismo: la coralità dei protagonisti, la città come location, alcuni attori presi dalla strada accanto a grandi professionisti come Andrea Checchi, Jean Sore, Paola Borboni, Anna Maria Ferrero.

E una storia su un fatto tristemente vero: Kappler promette di non rastrellare il ghetto se la comunità ebraica consegni 50 chili d'oro.

Intorno alla ricerca affannosa dell'oro, le storie di protagonisti, piccoli e grandi: il rabbino, i capi della comunità, un professore che ha perso il lavoro per effetto delle leggi razziali del 1939, sua figlia che ancora riesce a studiare e che ha un fidanzato "ariano", uomini e donne con gli stati d'animo più sfaccettati: c'è chi si impegna all'inverosimile, chi è scettico, chi confida nella preghiera, chi vuole ribellarsi.

E tra le storie quelle dei tre giovani, coloro che rappresentano il futuro e che a caso segnano l'epilogo del film.
Kappler intasca l'oro degli ebrei romani e procede ugualmente al rastrellamento.:
Il fidanzato "ariano" tenterà di salvare la sua ragazza ma tornerà al riparo.
Davide che si era sempre opposto alla raccolta, si unirà ai partigiani di Roma, la ragazza che potrebbe salvarsi, saluta per telefono il fidanzato e segue il padre che sta salendo sul camion insieme agli altri rastrellati.
La scelta della famiglia rimanda a quello che fa Dora di "La vita è bella" che segue marito e figlio nei campi di sterminio anche se da cristiana e ricca potrebbe salvarsi.
E la scelta dell'identità e della morte non può che farci ricordare che i sopravvissuti hanno continuato a vivere con il senso di colpa per essere tali.

Un paio di anni fa, nell'ambito di un progetto al liceo Gassman, intorno al 27 gennaio decidemmo di vedere "L'oro di Roma" insieme ai ragazzi. E fu bello accorgersi che i presunti disimpegnati, indifferenti ragazzi di periferia, reagivano con passione, qualcuno comprendendo la rassegnazione e il senso di appartenenza della ragazza, qualcun altro difendendo la scelta di Davide di essere prima italiano e poi ebreo.

Grazie Carlo Lizzani, che ci fai ancora emozionare.
 

ac :)


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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