TV

 

L'ULTIMO PAPA RE

di Luca Manfredi

con Gigi Proietti

Italia - 2013 - 180' in due puntate

 

Sei milioni si spettatori la pria serata.

Siamo contenti visto che l'abbiamo pagato noi col denaro pubblico ma....

Uffa, quanto mi dispiace dirlo, ma questo successo la dice lunga almeno si due cose

La prima in generale sulla modestia dell'offerta televisiva, malgrado che tempo che fa

La seconda su quanto si sia appiattito, di quanto sia diventato poco esigente  il gusto del pubblico.

Perchè questa fiction, nonostante Gigi Proietti, non è stata bella e nemmeno lontanamente paragonabile al film da cui era tratta.

E stavolta non si tratta di necessario allungamento di brodo per arrivare alle tre ore imposte dalla miniserie; da questo punto di vista, anzi, tre ore sono state una buona opportunità per approfondire le pieghe di vicende storiche sconosciute visto che del risorgimento italiano si conoscono le vicende "piemontesi", di quelli cioè che il Risorgimento lo hanno promosso, condotto e vinto.

No, la questione sta da un'altra parte.

Diciamo che è tenero che Luca Manfredi abbia voluto fare un omaggio a Gigi Magni regista di In nome del papa re e a suo padre Nino Manfredi che vinse all'epoca il David di Donatello.

Ma, se da una parte si può capire che abbia voluto fare qualcosa di diverso e di storicamente più approfondito e forse anche più attendibile, dall'altra la sua fiction ha perso la capacità di conquistare il pubblico del vecchio film che era data dall'ironia con cui erano stati pensati i personaggi, soprattutto Monsignor Priverno, giudice della suprema corte pontificia. Gigi Magni e Nino Manfredi ne avevano fatto un personaggio colto in piena crisi di coscienza politica rispetto alla questione del potere temporale e del suo esercizio in un momento in cui culturalmente e storicamente i presupposti per tale potere erano vecchi e criticabili. Ed è solo su tale riflessione che nel film di Magni e nel personaggio di Nino Manfredi si innesta la scoperta del figlio bombarolo, frutto dell'unica debolezza della vita. Perfetto.

Invece Gigi Proietti, nella sceneggiatura di Luca Manfredi, entra in crisi solo dopo aver scoperto del figlio, come in un semplicistico rapporto causa - effetto.

Senza contare le qualità attoriali di Proietti sprecate.

Nino Manfredi nel suo Monsignor Priverno, era riuscito a sintetizzare l'essenza dell'essere romani: disillusi, critici, ironici.

Proietti ha le stesse qualità e capacità (vedi I sette Re di Roma e Toscas dello stesso Gigi Magni, vedi Il commissario Rocca se proprio vogliamo parlare di TV) ma in questa fiction non vengono fuori. Capisco che posa essergli piaciuto voler dimostrare di essere anche attore drammatico e dolente, ma francamente in questo caso le sue capacità mi sono sembrate come compresse, ridotte, sprecate.

Peccato. Potevamo sorridere e perfino ridere riflettendo. Invece forse ci siamo chiesti perchè Gigi Proietti stavolta non ci ha presi, non ha preso le nostre emozioni.

Colpa di una scrittura modesta, tanto per cambiare.

 

Peccato. Le musiche sono di Nicola Piovani ma anche lì.... chi se n'è accorto?

Peccato perchè non mancano le preziosità: nella colonna sonora c'è  la serenata L'albergo della stella su versi di un sonetto di Belli, cantata da Tosca che ha una gran voce e che ha già collaborato con Piovani si cose di vero pregio. Peccato.

 

fiore di cactus :)

film

corti

cartOOn

TV - fiction

eventi

percorsi

news

soggettive


cinecittà

scuola di cinema

cineteca nazionale

museo del cinema

istituto luce

casa del cinema

SAS cinema


AIC

AITS

AMCT

ANAC

ASC


Venezia

Roma

Torino

Locarno

Pesaro

Giffoni

David di Donatello

       ...e tutti gli altri


festivalcortometraggi


film in sala


Italica Rai

35mm

FilmUp

CastleRock

Cinefile

Cineboom

IMDB

Kataweb cinema

ArchivioImmagini

FantaFilm

tutti i film per anno


RAI

RaiClick

Televideo


film commission


WebCam


produzioni