MARE
DENTRO – Alejandro Amenabar – con Javier Bardem, Belén Rueda, Lola
Duenas – Spagna 2004 – 2h05’
Ramon non vuole vivere più, ritiene che la
vita non sia semplicemente rimanere vivo ma che sia soprattutto una certa
qualità della vita stessa. E lui è paralizzato a letta da quasi trenta anni:
non è vita, non è dignità.
Ramon vuole tornare al mare che ha dentro,
su cui ha navigato tanto girando il mondo, al mare dove doveva morire
nell’incidente che lo aveva paralizzato.
Aspetta che venga accettata dal tribunale
la sua richiesta di eutanasia e a sostenere la sua causa entra nella sua
vita Giulia, un avvocato che capisce bene perché malata di sclerosi a
placche.
Il mondo immobile di Ramon è molto
popolato. C’è Giulia con la quale Ramon divide una profonda intesa
intellettuale, Rosa con un amore semplice e istintivo, la cognata che lo
accudisce in un silenzio fatto di stima e affetto: le donne capiscono, con
dolore ma capiscono. I sentimenti degli uomini della vita di Ramon invece
passano dalla naturalezza del nipote, al dolore muto del padre all’ostinata,
conformista opposizione all’eutanasia del fratello che si appella alla
religione e alla legge inflessibile della Galizia.
Ramon aveva detto che la persona che lo ama
davvero è quella che vorrà aiutarlo a morire, a raggiungere il mare che si
porta dentro. Questa amata sarà la semplice Rosa.
Basato sulla storia vera di Ramon Sampedro,
il film parla costantemente, senza pietismi, senza incertezze del diritto
all’eutanasia, del legittimo desiderio di morire davanti alla impossibilità
di miglioramento delle condizioni di vita; il tema non è nuovo, è durissimo
ed è destinato a tornare e tornare ancora tutte le volte che ci interrogherà
sul diritto ad una vita dignitosa. e sul concetto di libero arbitrio.
Dire che il film sia commovente è dire poco: piega in due dal dolore, dalla logica ineluttabilità dei fatti, dell’impossibilità di opporsi ragionevolmente ad desiderio di Ramon perché la sua non è una fuga per odio della vita ma una scelta d’amore verso la vita stessa. E nonostante le emozioni fortissime, si riesce a giudicare il film anche nella sua qualità cinematografica. Ci sono inquadrature indimenticabili come quella del volo fuori dalla finestra, lungo le colline, i boschi e via verso il mare, nella quale molti si riconoscono per aver fatto lo stesso sogno, lo stesso volo. Bardem è semplicemnte straordinario: ha recitato quasi sempre con la schiena e le spalle incurvate, in una posizione dolorosa e faticosa che si aggiungeva alla difficoltà di recitare con accento galiziano. Bravissimi tutti gli altri che, da sottolineare, vengono dal teatro e dalla televisione, abituati, quindi, ad una recitazione del tutto diversa. Eppure...
Non si riesce a non fare paragoni con il modesto, al confronto e non solo, "Le chiavi di casa".
AMCT