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“Arbeit Macht Frei” nasce dalla necessità di comunicare, trasferendole sullo schermo attraverso un’esperienza visiva, le emozioni che ho provato all’interno del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, in occasione del viaggio, organizzato dal Comune di Roma nel mese di ottobre 2005, per il progetto “Noi Ricordiamo” a cura dell’Assessorato alle Politiche Educative e Scolastiche.
 

 

 

 


Riprese con videocamera a mano, volutamente instabile, mossa nevroticamente per creare disagio e inquadrature fisse, immobili, si alternano sullo schermo.
Il rifiuto e la paura iniziale di addentrarsi in profondità nell’orrore si riflette sul campo stilistico con la predilezione di campi lunghi rispetto a piani ravvicinati.

Tutto è senza sonoro. Le immagini sono mute, silenti. Non ci sono parole dinanzi un simile orrore. Lo si può solo contemplare in silenzio, attoniti, quasi paralizzati.
Ma la mancanza di audio simboleggia anche la cecità e la sordità dell’indifferenza. Le voci dei testimoni che hanno vissuto in prima persona quell’orrore restano inascoltate.
Persino le grida lancinanti degli uomini, delle donne e dei bambini sterminati nelle camere a gas, nonostante siano fortissime, non riescono a farsi sentire. Sono soffocate da altre grida, grida di violenza, di odio, di ignoranza, sommerse da striscioni nazi-fascisti negli stadi e durate le manifestazioni alle quali assistiamo quotidianamente.
Il “mutismo” del film nasce, dunque, dal profondo senso di pessimismo e di sconforto che ho provato nei confronti dell’uomo e di quello che è stato capace di fare, nel vedere che non c’è limite all’odio e all’ignoranza.

Le immagini del campo di sterminio sono a colori. L’orrore rivive così in tutta la sua forza attraverso la quotidianità del colore, attraverso l’attualità di quelle immagini, viste infinite volte in un irreale e antiquato bianco e nero, immobilizzate così, in un passato ormai remoto, che non ci riguarda più.

All’improvviso il silenzio è rotto, prima, dalla voce profonda di un testimone sopravvissuto al campo di sterminio, poi, dalla musica. Una melodia classica, maestosa, roboante, commenta cupa e inquietante le fotografie d’epoca del genocidio, che si succedono, terrificanti, una dopo l’altra sullo schermo, in un crescendo di brutalità.
Dunque, l’orrore dimenticato irrompe con tutta la sua violenza e spazza via in un istante il torpore ipocrita e la quiete immemore dell’indifferenza. Non possiamo continuare a far finta di niente per sempre. E’ ora di fare i conti con noi stessi, di provare disgusto per quello che siamo, per quello che abbiamo fatto, per quello che siamo capaci di fare.

Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla. Chi non ha memoria non ha futuro.

il regista: Matteo Anastasi

Le riprese di “Arbeit Macht Frei” sono state effettuate nel mese di ottobre 2005 nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Il montaggio è stato completato nel mese di aprile 2006.

Il 19 aprile 2006 è stato proiettato per la prima volta al pubblico, al Vittoriano, in presenza del Sindaco di Roma Walter Veltroni e del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Il 20 aprile 2006 è stato presentato agli studenti del Liceo Ginnasio Statale Dante Alighieri, in occasione dell’assemblea d’istituto, alla presenza di tutto il corpo docenti e del Sindaco di Roma.

E’ stato selezionato per la prima edizione della Festa Internazionale del Cinema di Roma, alla quale vi partecipa in concorso nella sezione Alice nella Città - Corti Scuole.
Il 16 ottobre 2006 è stato proiettato nella sala Sinopoli dell’Auditorium - Parco della Musica, alla presenza di giornalisti e critici.

Il 27 gennaio 2007 è stato presentato per l’ultima volta al pubblico, agli alunni del ginnasio del Liceo Dante Alighieri, in occasione della giornata della memoria.

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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