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                                                                                                                                                                  film

 

MIA MADRE

di Nanni Moretti

con Nanni Moretti, Margherita Buy, John Turturro, Giulia Lazzarini

Italia, Francia, Germania - 2015 - 106'

 

Margherita è una regista impegnata con una vita complessa: separata, una figlia 15enne che vive col padre, un compagno attore protagonista del suo nuovo film con cui la relazione finisce. E la madre Ada, amata professoressa di greco e latino, che sta per morire. E Giovanni, un fratello ingegnere che sta lasciando il lavoro perchè non si saprà.

 

Stessi nomi della vita reale per i due protagonisti, Margherita e Giovanni (Nanni). Autobiografica situazione.

D'altra parte Nanni Moretti ci ha sempre raccontato la sua vita attraverso i film. O meglio: ha usato la sua vita per raccontare quello che succedeva intorno a lui e al paese. E quello che succedeva nel cuore di chi viveva quel momento della storia del paese.

E così, ancora una volta, quello che è forse, insieme ad Aprile, il film più autobiografico, diventa una riflessione sulla capacità del cinema di continuare ad essere strumento di racconto, di riflessione, di presa di coscienza.

Un momento privato e pubblico, tanto forte da avere bisogno di un alter ego con cui confrontarsi, una sorella su cui trasferisce il proprio mestiere.

Rapporto segnato da una battuta-convinzione-direzione dell'attore da parte della regista Margherita: voglio che ci sia il personaggio ma voglio te, la persona, a lato.

Ce non è metodoi Stanislawsky ma qualcosa che ha a che fare, forse, col doppio, qualcosa che nemmeno Margherita capisce fino in fondo.

 

Una Margherita Buy finalmente liberata dall'eterno ruolo di nevrotica a dimostrazione che quando c'è un grande regista a dirigere bravi attori, succedono cose notevoli e inaspettate.

Magnifico Turturro.

 

Veramente un grande film. Tristissimo ma grande.

E condivido il parere di Francesco Castracane: non si capisce come non sia stato segnalato questo film a rappresentare l'Italia agli Oscar al posto del molto più modesto Non essere cattivo che combatte con il tedesco Il labirinto del silenzio.

Citando Nanni Moretti - e stavolta proprio ce vo' - continuiamo a farci del male

 

 

fiore di cactus :)

 

 

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