cia

 

                                                                                                                                                                     

                                                                                                                                                                  film

 

MOMMY

di Xavier Dolan

con Anne Dorval, Suzanne Clément, Antoine-Olivier Pilon

Francia, Canada -  2014 - 140'

 

Diane è single, eccessiva, ancora piacente, ma forse un po' volgarotta...ovviamente povera...

Insomma se fosse romana sarebbe una 45enne di nome Samantha o Deborah e si ostinerebbe a tingere di nero corvino i capelli, un personaggio alla Verdone. Mi verrebbero tanti quartieri dove collocarla ma amo troppo la mia città e la mia gente.

Il figlio sedicenne ha ereditato i suoi eccessi ma purtroppo ad un livello patologico: è intelligente e sensibile e violento.

 

Il  film comincia quando Diane deve riprendersi il figlio da un istituto: ha dato fuoco ad una sala e l'alternativa è mandarlo in una struttura coercitiva. E a questo proposito va detto che Dolan ci avverte subito: siamo in un immaginario immediato futuro, un anno "fra", quando in Canada c'è una legge che consente ai parenti di minori difficili, in caso di emergenza, di effettuare un ricovero coatto presso un istituto psichiatrico, saltando la procedura legale.

Quando Steve arriva a casa, comincia una specie di inferno apparentemente a fasi alterne che invece è un percorso esattamente verso la conclusione accennata. Perchè Diane proprio non ce la può fare.

 

Sulle prime li ho trovati insopportabili, peggio dei "brutti, sporchi e cattivi" di Scola che, nello spazio della commedia all'italiana, al limite, mi hanno fatto anche ridere.

Questi proprio no.

Li ho trovati subito insopportabili, antipatici e brutti come i "brutti e sporchi" di Pasolini di Accattone. Lei più del ragazzino.

Tanto che ho cominciato a vedere il film, ho interrotto la visione per ben due volte... ho dovuto superare il minuto 30 o 35 prima che la storia finisse per prendermi.

Perchè il film è importante ma lento. Francese. Di quel modo di essere francese e irriverente tanto da infischiarsene delle sante regole di climax.

Insomma ho dovuto insistere perchè sentivo che si trattava di un film importante nonostante la "forma" mi infastidisse e non poco.

Tranne l'idea, claustrofobica ma geniale, di girarlo in un formato che è ancora meno del 4/3: un frame verticale nemmeno quadrato ma dove l'altezza è leggermente, molto leggermente, maggiore della larghezza. Cioè nemmeno il verticale dei video degli smartphone. Fastidioso ma intrigante, molto molto intrigante.

Giusto. Tanto che infatti l'unico 16/9 è quello del sogno di Diane che suo figlio possa guarire, crescere, lavorare, sposarsi...

Steve sceglierà altro.

 

fiore di cactus :)

 

 

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