Moretti:
«La scena di sesso? Non ricordo»
«Mi sembra una scena riuscita, ma se devo dire la verità non mi ricordo neppure come l'ho girata». Nanni Moretti ha detto di non ricordare molto sulla «famosa» scena di sesso insieme a Isabella Ferrari inserita nel film Caos calmo di Antonello Grimaldi (dall'8 febbraio in circa 300 cinema italiani), pellicola tratta dall'omonimo libro di Sandro Veronesi. Strano, perché appena tre giorni fa la co-protagonista aveva detto che si trattava «della scena più forte della mia carriera». Un'amnesia «diplomatica» del regista-attore romano per non parlare della scena più mediatizzata del film? Può darsi.
AMPLIFICATA DAI GIORNALISTI - Ma poi, rivolto ai giornalisti, Moretti dice con ironia: « Se c'è stato tanto clamore su questa scena la colpa non è certo mia né dei produttori, distributori o ufficio stampa. La cosa l'avete montata voi, ve la cantate e ve la suonate» e poi, polemicamente, tira fuori dalla tasca due ritagli di giornale «di uno dei più grandi giornali italiani». Replica Isabella Ferrari: «Non banalizziamo tutto. È stato molto più faticoso per me fare la scena dell'annegamento. Quella di sesso io e Nanni l'abbiamo affrontata con spirito zen. Quello che facevamo era andare dopo ogni scena al monitor per vedere se eravamo stati troppo volgari».
POLITICA - Moretti non si sbilancia anche per quanto riguarda la politica. Alla domanda se di fronte alla crisi di governo tornare ai girotondi o, al contrario, come fa il suo personaggio nel film, mettersi su una panchina per elaborare il lutto, dice: «Parlando non come cittadino, ma come sceneggiatore e regista, probabilmente mi metterei su una panchina a cercare di mettere ordine, ma non riesco, per ora, neppure a trovare la panchina».
1 febbraio 2008 - Corriere della Sera
E Nanni sorprende come attore
Il «caos»
scatenatosi intorno alle prestazione erotiche di Moretti, una
volta visto il film, finisce per sgonfiarsi da solo. E
molto in fretta anche (niente che non si sia visto in centinaia
di altri film...). Piuttosto si capiscono le ragioni di quello
che poteva, sì, sembrare un piccolo mistero: la scelta di Nanni
Moretti come attore protagonista. C'è stata sicuramente una
componente «marketing» nell'ingaggiare una delle icone più
conosciute del cinema italiano, e in quanto tale poco adatta ad
assumere le maschere della recitazione. Ma scena dopo scena
scopri che esiste una sintonia profonda tra il personaggio Nanni
Moretti e il personaggio Pietro Paladini (il protagonista di
Caos calmo).
Una specie di osmosi segreta che
scompagina i confini, che mescola le carte e che alla fine
riverbera dallo schermo su una imprevista ma convincente
interpretazione. In fondo non è un caso se Sandro Veronesi, citi
anche lui tra le persone da ringraziare per averlo aiutato nella
stesura del romanzo...
Pietro/Nanni è il dirigente di un'industria televisiva a cui
improvvisamente muore la moglie (proprio mentre lui, col
fratello, stava salvando su una spiaggia poco distante due donne
che rischiavano di annegare) e che per stare vicino alla figlia
di dieci anni decide di aspettarla davanti a scuola mentre lei è
in classe. Da quel momento il suo «ufficio» diventa una panchina
dove tutti finiscono per andarlo a trovare, dalla cognata un po'
sbullonata ai colleghi più o meno rampanti, dal mondanissimo
fratello ai frequentatori occasionali di quella piazzetta. Tutti
vorrebbero consolare il suo dolore e tutti invece finiscono per
farsi consolare, raccontando a Pietro/Nanni angosce, paure,
errori, desideri.
E così la «colpa» di non sentire
tutto quel dolore che il mondo si aspetta da lui diventa il
«merito» di rifiutare i valori di una società in cui si
sente sempre meno integrato: il carrierismo, la possessività, il
tornaconto... Il film è piuttosto abile nel raccontare questa
specie di silenzioso «dissociato», nel descrivere con pochi
tocchi i tanti personaggi che ruotano intorno a Pietro/Nanni.
E pur dedicando lo spazio maggiore al rapporto tra padre e
figlia offre allo spettatore l'occasione per riflettersi in
qualcuno dei tanti «infelici » che lo incrociano. Così, anche
l'incontro di sesso tra il protagonista e la donna che ha
salvato dal mare (quattro minuti sui 112 del film. Nel romanzo
Bompiani erano 16 pagine su 451) diventa una delle tante facce
di una vita che sembra sempre sul punto di scomporsi nei suoi
elementi fondanti: l'amicizia, l'amore paterno, la curiosità,
l'incontro con l'altro...
Alla fine, personaggio e film sembrano non avere il coraggio di
tirare tutte le conseguenze (morali) che ci si potevano
aspettare. Ma per quasi due ore hanno saputo raccontare, con
pudore e sensibilità, i temi sommersi (o repressi) che
attraversano una società che sembra aver smarrito il proprio
centro.
Paolo Mereghetti - 2 febbraio 2008 - Corriere della Sera