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Brass: "Il cinema impegnato si è rivelato inutile, per questo io ho saltato il fosso"
Quinto ed ultimo incontro coi registi del Film Festival di Torino diretto da Moretti

Nanni e Tinto, la strana coppia
Una serata di cinema e sesso

di PAOLO D'AGOSTINI

TORINO - "Volevo arrivarci il più tardi possibile". Sembrano una coppia di collaudato affiatamento quando Moretti così interrompe Brass che, all'ennesima domanda seria del suo pubblico intervistatore - "che cosa è cambiato dopo il fascismo che tu hai conosciuto?" - come un fiume in piena risponde: "Niente. L'autoritarismo è rimasto. Solo cambiamenti apparenti e il cinema impegnato si è rivelato inutile. Per questo io ho saltato il fosso. La prima rivoluzione da fare è quella di cambiare gli individui attraverso la sessualità".

Comunque anche Brass sta al gioco serio nel quinto ed ultimo degli incontri di Moretti con i registi al Torino Film Festival. Salvo ammiccare malizioso al padrone di casa quando gli escono le parole "membro" oppure "turgido". Ed è sinceramente grato di questo riconoscimento: "Nanni, ti ringrazio ufficialmente per avermi invitato". Moretti: "dico di più, sei stato il primo che ho invitato". Brass: "a dire la verità, al telefono credevo che fossi Fiorello che ti imitava". "Sai quante volte mi capita che dall'altro capo del filo mi dicano: dai, stronzo, smettila". E bisogna dire anche che, per quanto riuscita (però meno di quella con i due Taviani con i quali Moretti ha ricordato quando li torturava per farsi prendere come assistente), la serata è stata un po' ovvia, e prevedibile.

Moretti chiede notizie sulla scelta di Tino Buazzelli nel cast di Chi lavora è perduto (l'incontro, come tutti, prende le mosse dal film d'esordio dell'ospite). Brass risponde: "Mi piacciono i gigioni e lui lo era. A te forse no, ma sono proprio curioso di vedere come te la cavi nella scena della sodomizzazione in Caos calmo" (il film di Antonello Grimaldi dal romanzo di Sandro Veronesi di cui Moretti è protagonista). Sala combattuta se scompisciarsi - tutti se l'aspettavano, questa - o tenere duro al fianco del no comment del direttore. Che liquida con un "va bene, andiamo avanti".

Poi. "Ma in questi anni, dopo La chiave, hai mai progettato un film dove il sesso non fosse centrale? Vabbé, anche solo un po' laterale?". "Sì, uno. Su una donna sola su un'isola, guardiana del faro". E qui è Moretti ad essere tempista: "Sì, conoscendoti poi immagino che cosa sarebbe successo". Moretti: "In quali paesi sono più conosciuti i tuoi film?". "Tutti. Anche in Cina malgrado la censura. E ho scoperto di essere un'icona del mondo gay cinese". Questa Moretti avrebbe preferito non sentirla. E delusioni dalle attrici? "Maria Schneider. Odiava il proprio corpo. E non si voleva spogliare. Si è inventata che la mia era crudeltà mentale e mi ha denunciato ad Amnesty. Io, il primo e ultimo suo giorno sul set, le ho detto: quella è la porta".

Dalla platea si reclamano le rispettive classifiche di film erotici. Moretti (che dice "mi piace" mentre Brass dice "mi eccita") risponde di getto La chiamavano Bilbao di Bigas Luna. E spiega: "Nell'ansia da prestazione questa risposta me l'ero preparata". Brass non ne ha, perché preferisce i suoi. Semmai gli piace (lo eccita) il sofisticato cinema di Russ Meyer. "Lui però è un teets-man mentre io un ass-man". A lui piacciono le tette, a me i culi. E malgrado Moretti tenti di arginarlo ("sì, questo lo sappiamo") lui continua: "sì, proprio il culo. Non il sedere, che è un verbo, ma il culo. Si chiama così". Argomento, del resto, sul quale gli chiede un approfondimento una seria ragazza orientale dal pubblico. Ultima domanda, del pubblico: che c'è di carnale in quello che vediamo alla tv? Brass: "Niente. Tutto finto, tutte uguali. Ma preferisco i culetti delle veline alle altre facce da culo". Una serata monografica.

(la REpubblica 1 dicembre 2007)

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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