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NELL'ANNO DEL SIGNORE - Gigi Magni - 1969 - Italia - 105

 

E' la storia dei due carbonari Angelo Targhini e Leonida Montanari, ghigliottinati in piazza del Popolo nel 1825, colpevoli di aver attentato alla vita del conte Filippo Spada, affiliato alla carboneria e delatore.

 

Racconta Gigi Magni che ha scritto il film con l'entusiasmo del '68, quando per la prima volta studenti e lavoratori e donne rivendicavano i propri diritti, più o meno con lo stesso spirito e la stessa fiducia con cui i carbonari avevano voluto l'unità d'Italia e a Roma contro il potere temporale dei Papi che Magni giudica "terribile"

 

A chi lo ha accusato di essere anticlericale, Magni ha sempre risposto che questa è una sciocchezza, lui non ha mai avuto nulla contro i preti che fanno il prete ma certamente non ha mai condiviso l'ingerenza e meno che mai gli attacchi ai diritti civili da parte dell'autorità religiosa.

E' proprio in questo film, nella sequenza di Alberto Sordi nella parte del frate, questo pensiero del regista.

 

Il film è stato girato a Roma che all'epoca, racconta sempre Magni, era ancora una città possibile per le location in costume perchè gli arredi urbani non erano quelli che sarebbero inevitabilmente diventati dopo poco tempo soprattutto per quanto riguarda la necessaria segnaletica stradale.

 

Nino Manfredi nella parte del ciabattino che si scopre subito essere in realtà Pasquino (il Paquino di quegli anni), magnifica Claudia Cardinale nella pearte della giovane ebrea, Enrico Maria Salerno è il commissario Nardoni; stupendo Ugo Tognazzi nella parte del cardinale Rivarola, famoso all'epoca per avere represso nel sangue le rivolte in Emilia Romagna.

Nella parte di Montanari c'è Robert Hossein che in quegli anni era famosissimo per la serie dei film di "Angelica", tant'è, racconta Magni, che la gente quando giravano con lui tra l'isola Tiberina e il Teatro di Marcello, chiedeva "ma che state a fare, un'altra Angelica?"

 

Questo come gli altri film di Magni merita una nota sulla lingua: è un romano antico ma leggero, "un romano stanco", lo definisce magni, la lingua di chi ha visto tutto ed è disincantato. Sicuramente una lingua banalmente senza parolacce, no aggressiva nonostante la drammaticità delle situazioni lo consentirebbero, così come lo consentirebbe la chiave della commedia. E non è una faccenda legata ai tempi, nel 1969 i film sboccati c'erano già, è una scelta di stile che Magni ha mantenuto anche dopo trent'anni.

 

Gigantesco il frate di Alberto Sordi, una delle sue interpretazioni più alte per il doppio registro tragico-comico.

Musiche di Armando Trovajoli.

E il merito di aver fatto scoprire che a piazza del Popolo c'è la targa ai due carbonari giustiziati. A questo proposito Magni ricorda che la prima del film fu al Metropolitan a via del Corso e lui da casa al Babuino notava che la gente, uscita dal cinema, andava a guardarsela.

 

David di Donatello 1970 a Nino Manfredi come miglior attore protagonista

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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