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Angiolini, Volo e "l'altra" di colore
Quando la passione è multirazziale

I due attori italiani (nonché ex volti televisivi) più trendy del momento protagonisti del nuovo film di Cristina Comencini, "Bianco e Nero": amore, sesso e tradimento nella Roma dai mille colori

La regista: "Non un dramma, ma una commedia divertente per raccontare tutti i cliché, i nostri ma anche i loro. Con allegria, energia: e senza concessioni al politically correct"
di CLAUDIA MORGOGLIONE

 
ROMA - Lei, Ambra Angiolini, è un'operatrice culturale votata alla causa dell'Africa. Lui, Fabio Volo, è suo marito, informatico infastidito dalle crociate della consorte. L'altra, l'attrice di colore Aissa Maiga, è la moglie di un collega di lei, che fa nascere in lui una travolgente passione. Un triangolo amoroso multirazziale, insomma, per svelare i cliché e i pregiudizi non solo di chi è bianco, ma anche di chi è nero: accade nel film che Francesca Comencini sta girando in questi giorni, nella capitale. "Una commedia divertente, non un dramma - racconta la regista - per tirare fuori, sorridendo, i pregiudizi reciproci. E mostrare l'allegria, l'energia" dell'incontro-scontro tra mondi diversissimi. "Ma senza alcuna concessione al politically correct", assicura l'autrice.

La pellicola in questione si chiama, appunto, Bianco e Nero, è prodotta dalla Cattleya di Riccardo Tozzi (che è anche marito della Comencini), in collaborazione con Rai Cinema, e uscirà nelle sale il prossimo gennaio, distribuita da 01. La lavorazione, come racconta lo stesso Tozzi, "è interamente a Roma, dove è ambientata la storia: ci saranno molti esterni, anche in luoghi simbolo della città". Compresi quelli tradizionalmente frequentati dagli immigrati, a cominciare da piazza Vittorio, il più multietnico dei luoghi capitolini. L'incontro sul set di oggi, però, avviene in un luogo ben più borghese e ovattato: l'Istituto di cultura austriaca, quartiere Parioli. Qui, stanotte, si girano le riprese di una conferenza pro-Africa a cui Elena (Ambra Angiolini) costringe il marito ad andare. Ma proprio nel giardino della sala convegni avviene l'incontro fatale, tra Carlo (Fabio Volo) e la bella, nerissima Nadine (Aissa Maiga)...

L'Africa secondo la Comencini. Bianco e nero nasce dopo che il viaggio compiuto dalla regista in Ruanda insieme ad alcuni studenti romani: a chiamarla è stato il sindaco Walter Veltroni, che le ha chiesto di girare un documentario su quell'avventura (che verrà presentato alla prossima Festa di Roma). "Odio il turismo in Africa - spiega Cristina, reduce dal successo di un film difficile e drammatico come La bestia nel cuore - andare in paesi con problemi fondamentali, per poi rinchiudersi in paradisi artificiali con la Jacuzzi. Aspettavo l'occasione di andarci per lavoro, ed è stata un'esperienza incredibile". Da qui la scelta di raccontare, in un contesto romano e borghese (anche la coppia africana è benestante), "quanto è sconvolgente incontrare la diversità". Perché la passione che scoppia tra Carlo e Nadine "mette in crisi tutti i cliché: quelli di noi italiani, ma anche quelli degli africano su di noi". Da qui una serie di situazioni comiche, da una parte e dall'altra.

Fabio, i pregiudizi, la sincerità. Guascone e battutista come sempre, Volo, ormai attore di cinema quasi a tempo pieno, difende a spada tratta il suo personaggio, descrivendolo come il vero eroe del film: "All'inizio io mi occupo di tutt'altro che dell'Africa, quel mondo lì lo rifiuto perché non lo so gestire. Poi invece passo dal rifiuto al totale coinvolgimento fisico, cosa che mi sconvolge completamente la vita. Io credo che il mio Carlo sia la persona più sincera della storia: lo è quando rifiuta, lo è quando accetta". Poi l'inevitabile boutade: "La Comencini mi ha scelto per ribaltare il solito luogo comune sulla superiorità delle dimensioni maschili degli uomini neri...".

Ambra, da Ozpetek alla sfida multirazziale. Diventata un'icona del nostro cinema dopo la partecipazione a Saturno contro, con cui ha vinto il David di Donatello, la Angiolini - magra ed eterea, come appare ormai da tempo- scherza sul fatto che "dopo quindici anni, continuo a essere una senza cognome!". E si prepara, secondo indiscrezioni, a ricoprire anche il ruolo di madrina, alla prossima Mostra di Venezia. Sul film, invece, spiega come la sua Elena "abbia speso tutta la vita in una sorta di razzismo al contrario, perché si sente sempre in colpa per la sua famigliaa normale, borghese. Ma in realtà lei non ha nessun amico nero, nemmeno il suo collega Bertrand (l'attore francese di origini africane Eriq Ebouaney), il marito di Nadine, che pure tanto ammira. E così, quando scopre che Carlo la tradisce con una donna nera, smette di sentirsi perfetta e impeccabile". Ma la cosa che le piace di più è che tutto questo viene raccontato "in una commedia per nulla politicamente corretta, visto che mostra una differenza oggettiva che c'è, tra noi e loro. Con ilarità, e una punta di cinismo tipica di Cristina".

(Repubblica 24 luglio 2007)

 

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