Angiolini,
Volo e "l'altra" di coloreL'Africa secondo la
Comencini. Bianco e nero nasce dopo che il
viaggio compiuto dalla regista in Ruanda insieme ad alcuni
studenti romani: a chiamarla è stato il sindaco Walter
Veltroni, che le ha chiesto di girare un documentario su
quell'avventura (che verrà presentato alla prossima Festa di
Roma). "Odio il turismo in Africa - spiega Cristina, reduce
dal successo di un film difficile e drammatico come La
bestia nel cuore - andare in paesi con problemi
fondamentali, per poi rinchiudersi in paradisi artificiali
con la Jacuzzi. Aspettavo l'occasione di andarci per lavoro,
ed è stata un'esperienza incredibile". Da qui la scelta di
raccontare, in un contesto romano e borghese (anche la
coppia africana è benestante), "quanto è sconvolgente
incontrare la diversità". Perché la passione che scoppia tra
Carlo e Nadine "mette in crisi tutti i cliché: quelli di noi
italiani, ma anche quelli degli africano su di noi". Da qui
una serie di situazioni comiche, da una parte e dall'altra.
Fabio, i pregiudizi, la sincerità. Guascone e
battutista come sempre, Volo, ormai attore di cinema quasi a
tempo pieno, difende a spada tratta il suo personaggio,
descrivendolo come il vero eroe del film: "All'inizio io mi
occupo di tutt'altro che dell'Africa, quel mondo lì lo
rifiuto perché non lo so gestire. Poi invece passo dal
rifiuto al totale coinvolgimento fisico, cosa che mi
sconvolge completamente la vita. Io credo che il mio Carlo
sia la persona più sincera della storia: lo è quando
rifiuta, lo è quando accetta". Poi l'inevitabile boutade:
"La Comencini mi ha scelto per ribaltare il solito luogo
comune sulla superiorità delle dimensioni maschili degli
uomini neri...".
Ambra, da Ozpetek alla sfida multirazziale. Diventata
un'icona del nostro cinema dopo la partecipazione a
Saturno contro, con cui ha vinto il David di Donatello,
la Angiolini - magra ed eterea, come appare ormai da tempo-
scherza sul fatto che "dopo quindici anni, continuo a essere
una senza cognome!". E si prepara, secondo indiscrezioni, a
ricoprire anche il ruolo di madrina, alla prossima Mostra di
Venezia. Sul film, invece, spiega come la sua Elena "abbia
speso tutta la vita in una sorta di razzismo al contrario,
perché si sente sempre in colpa per la sua famigliaa
normale, borghese. Ma in realtà lei non ha nessun amico
nero, nemmeno il suo collega Bertrand (l'attore francese di
origini africane Eriq Ebouaney), il marito di Nadine, che
pure tanto ammira. E così, quando scopre che Carlo la
tradisce con una donna nera, smette di sentirsi perfetta e
impeccabile". Ma la cosa che le piace di più è che tutto
questo viene raccontato "in una commedia per nulla
politicamente corretta, visto che mostra una differenza
oggettiva che c'è, tra noi e loro. Con ilarità, e una punta
di cinismo tipica di Cristina".
(Repubblica 24 luglio 2007)
AMCT