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PASSAGGIO IN INDIA - David Lean - 1984 - Gran Bretagna - 163'

 

Adela parte per l'India insieme alla madre del suo fidanzato. C'è una doppia avventura che trapela nella sua eccitazione: l'India e il matrimonio.

Giustamente Lean le fa lasciare una Londra canonicamente grigia, compassata, piovosa e buia per farla arrivare in un mare di luce, luce giallo-curry, potremmo dire, che la accompagnerà per tutta la sua storia indiana.

E la vicenda è quella del turbamento di una giovane donna affacciata sull'amore amplificato, forse scatenato dal contatto con una cultura diversa e un'atmosfera di esotica sensualità tanto più pericolosa perchè la "turista Adela" proviene dalla pudica vittoriana compassata Inghilterra.

 

Il primo contatto-colpo di scena avviene quasi subito: la macchina del nuovo governatore scaraventa per terra il dottor Aziz e il suo amico avvocato, indiani musulmani che vestono all'occidentale.

E sarà Aziz la causa scatenante della piccola-grande catastrofe che sta per abbattersi sulle vite di tutti.

Aziz, nella sua limpidezza è "innamorato" ma della vecchia Mrs. Moore, per la quale nutre una amicizia e una ammirazione del tutto ricambiata. Mrs. Moore, come del resto Adela, infatti è priva di pregiudizi, rispettosamente curiosa. Una mosca bianca (o forse sarebbe meglio dire una pecora nera) nella comunità di inglesi in india canonicamente e prevedibilmente insopportabili e arroganti.

 

Al 20simo minuto irrompe nel film l'aria di magia che resterà fino alla fine. E' la sequenza dell'incontro fra Aziz e mss Moore, nel buio della moscea abbandonata e invasa dalle piante, con i rumori della notte, un cane che abbaia, le voci in lontananza, un flebile flauto, rumori di foglie smosse alle spalle di Aziz che guara il fiume, camera avanti come dall'angolazione di qualcuno che gli si avvicina alle spalle forse minaccioso. Si gira tre volte Aziz fino a vedere nell'altro angolo la signora ancora più spaventata di lui.

La magia è la facilità che hanno di capirsi, nonostante la cultura, il sesso e la generazione diversa: hanno in comune di essere entrambi vedovi. Mss. Moore racconterà ad Adela di avere avuto "una magnifica avventura" E ancora non sa di che portata.

 

Altra sequenza memorabile è l'uscita di Adela in bicicletta. Tutto tranquillo fino a quando Adela non decide di lasciare la strada e avventurarsi (l'avventura indiana, l'avventura sempre in agguato) su uno stradino, dove attraversata la porta (la porta, l'ingresso in un altro mondo) di un tempio in rovina incontra statue si persone in amore. Evidente il turbamento e magnifica la sequenza di inquadrature dall'alto, quasi soggettive delle statue che fanno l'amore e la turbano. Soggettive delle statue o delle scimmie (la bestialità?) che all'improvviso cercano di aggredire Adela che scappa.

Magia, mistero. Cosa è successo in definitiva? Nulla. Tranne che Adela...

 

E infine tutta la sequenza delle grotte dove Lean con un abile montaggio non ci dice cosa sia successo davvero, se Adela abbia equivocato, se abbia avuto una allucinazione... non lo sapremo mai. Sapremo solo che l'eco delle grotte ha un potere.

 

Su tutto la questione degli inglesi in India.

 

Oscar a Peggy Ashcroft (Mrs. Moore) come migliore attrice non protagonista e a Maurice Jarre per le musiche.

Strepitoso Alec Giuness nella parte del bramino Godbole che parla come il maestro Ioda di Guerre Stellari.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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