...io penso...

 

Il pidocchioetto: un po' di nostalgia non fa' mai male...anzi

I pomeriggi invernali domenicali era di rito andare al cinema.
Il buio della sala sapeva di fumo stagnante , il film era di secondo grado, la "maschera" spruzzava un deodorante dozzinale.
Parlo di un tempo lontanissimo, poichè quei cinema non esistono più, ma rivivono di sicuro nel ricordo di chi li ha frequentati.
Le facciate erano scalcinate, le insegne sempre guaste, ma richiamavano
nomi seducenti: "Trianon, Diana, Apollo, Odeon, l'Ambra, il Golden". Erano cinema di periferia che noi chiamavamo "pidocchietti", unici luoghi che ci permettessero di sognare.
Sedili scricchiolanti di legno usurato; vecchi e assordanti altoparlanti emanavano un suono distorto e incomprensibile.
I film andavano dal western al mitologico, dai film di guerra ai comici.

I luoghi erano l' Arizona, il Texas, le Montagne rocciose.
I nomi mitici dei cow boys : Bill , Joe, Kid, Jack . Gli indiani attaccavano la carovana disposta in circolo guidati da Toro seduto, Nuvola rossa, o Cavallo pazzo. L'immancabile eroina veniva sempre colpita da una freccia alla spalla. Ma nel momento topico uno squillo
di tromba annunciava la carica delle giacche blu della cavalleria
americana , "ta ta ta ta", <Arrivano i nostri!!! > si urlava in sala.
Nei film di guerra, gli invincibili Marines si sbarazzavano con incredibile facilita di buffi soldati giapponesi.
Ci spanciavamo dalle risate con "Stalio e Olio" , Gianni e Pinotto e Jerry Lewis.

Ma nei cinema di periferia si piangeva anche con "Catene" e "I figli di nessuno" di Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson.

Storpiare i nomi degli attori era un vezzo. Così Tyron Power diventava "Tiro in porta" Rita Haywort era "Rita rivortete".
Al Trianon , l'enorme tetto, quando non pioveva, si apriva sul cielo durante l'intervallo.

Il "bruscolinaro" girava per la sala gridando: "bruscolini, mostaccioli, caramelle..." Qualche buontempone lo chiamava e gli chiedeva: "C'hai le caramelle sciolte?" "Si" rispondeva, "Allora daje 'na legata!!!!"
Al Diana si stava in pace a vedere il film, ma non all' Apollo che tutti sapevano infestato dai "finocchi" a caccia di ragazzini. Guai andare a fare pipì nei cessi di quella sala. I più scanzonati gridavano: "finocchio in sala!"

La maschera vestiva una livrea ridicola , ma aveva un aspetto austero quando verificava i biglietti.
Se eri al cinema con gli amici, dovevi aspettare che la maschera fosse
lontana per tentare qualche scherzo o appoggiare i piedi sui sedili davanti, poiché lo sbirro avrebbe sicuramente illuminato con la torcia elettrica le nostre scorrettezze.
Se entravamo a film iniziato, aspettavamo che lo sgherro fosse distante per evitare di farci accompagnare nei posti liberi e dargli la mancia.
Li fumammo le prime sigarette, protetti da un buio maleodorante e con le spirali di fumo che si disperdevano nella luce del proiettore.
Stavamo seduti su una scomoda sedia impegnati a proteggerci dalle "cocce" dei bruscolini e delle fusaie lanciate dalla platea sopra di noi.


Il film noi ragazzini lo vedevamo minimo due volte e quando uscivamo ci sentivamo tutti un po' gli eroi del film e ci rincorrevamo sparando a destra e sinistra
La signora che abitava di fronte, prima di fare i piatti, scendeva in ciabatte e con il grembiule ancora in vita per fumarsi una sigaretta. Entrava nel cinema senza pagare una lira, chiamava a voce alta il figlio : "Remo è ora di cena!". Oppure. "Mario ti cerca tua madre!". Un altro rispondeva. "Che pure la mia?"
Qualche perdigiorno pagava il biglietto alle tre del pomeriggio e rimaneva fino alla sera.
Qualcun altro si addormentava fino all'ultimo spettacolo quando la maschera lo svegliava gridando: "Aoh è ora de chiude!"
Oggi naturalmente quella periferia ma anche quei sogni non esistono più. Molti di quei cinema di quartiere, rionali o parrocchiali hanno subito una triste fine. Altri invece sono stai trasformati nelle cosidette "multisale", con aria condizionata, poltrone di velluto, insonorizzazione e suono surround, che accolgono 5 o più film contemporaneamente.
Allora torna alla mente la lontana periferia, dove in quell'angolo
sgangherato si poteva davvero sognare.

 

Ciao ciao

Ubaldo detto Duccio

 

 

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