TV, fiction e non solo

Egr. Dott. Vespa,

avevo deciso di non dire una parola sulla morte di Mario Monicelli perchŔ la sua opera e la sua coerenza non hanno bisogno di commenti.

Ma ieri sera ho visto il suo "Porta a porta" e stamattina ho ritenuto che qualche parola andasse spesa.

Come molti, mi aspettavo che lei avesse voluto stravolgere la sue scalette per dedicare una puntata straordinaria alla perdita di questo grande regista, ne avrebbe fra l'altro avuto tutto il tempo visto che dalla morte di Monicelli a ieri pomeriggio, quando lei registra il suo programma, era passata tutta la sera prima e tutta la mattinata. E penso, inoltre, che non avrebbe certo avuto problemi con gli ospiti perchŔ non conosco nessuno che abbia avuto la fortuna e il privilegio di conoscere Mario Monicelli che non voglia parlare di lui. E considerando la sua sterminata produzione e i tanti anni che ha lavorato, penso che ci sia un piccolo esercito di persone.

E invece lei uno stravolgimento lo ha fatto e lo ha anche annunciato: una puntata particolare dal punto di vista della struttura: niente ospiti che dialogano ma dieci persone che raccontano della volontÓ di altre dieci persone di "portare a compimento naturale la loro vita" perchŔ "la vita Ŕ bella".

Singolare scelta proprio nel giorno in cui si fanno i conti con la scelta di un grande uomo di mettere fine alla propria vita a fronte di una aspettativa di vita non solo breve ma anche qualitativamente non troppo esaltante. Io spero davvero per lei, dott. Vespa, che non le sia mai capitato di veder morire di cancro una persona cara e di non aver mai provato personalmente la paura che il cancro abbia bussato alla porta della sua vita. Ma la sua esperienza di uomo e di giornalista sicuramente le avrÓ fatto sfiorare la questione della malattia terminale.

Mario Monicelli, conoscendolo immagino, era ben consapevole di quello che gli stava succedendo; posso immaginare che avesse capito da uomo molto intelligente quale era, che forse dall'Addolorata non sarebbe pi¨ tornato a casa. E che forse non sarebbe comunque passato troppo tempo.  E ha deciso di fare prima.

La mia amica Miranda, una piccola signora che aveva un alimentari, una donna "del popolo", perchŔ Monicelli, lei lo sa, si accompagnava indifferentemente con tutti e sempre con grande gentilezza, ieri ha detto "lui non voleva dare fastidio a nessuno". Pu˛ essere, sono cose che si dicono. Non so se Monicelli abbia pensato al fastidio che avrebbe causato agli. Io, e non sono certo la sola, penso che abbia rivendicato, finchŔ era ancora in tempo, il diritto di decidere della propria vita.

Questo ha giÓ scatenato polemiche ma io penso che Mario non abbia nemmeno pensato al come sarebbe stato interpretato il suo gesto, a cosa avrebbe significato. Ha scelto e basta.

E lei cosa fa dottor Vespa? Dedica nel giorno della morte di Monicelli una trasmissione tutta dedicata al pro-life, scelta del tutto condivisibile. Ma in democrazia, dottor Vespa, se le scelte non causano il male di altri, le scelte non dovrebbero tutte rispettate?

Io rispetto la sua libertÓ di giornalista ma nessuno e meno che mai lei potrÓ fugare il sospetto che la sua sia stata una risposta al suicidio di Mario Monicelli, sia stato un modo di condannare la sua scelta. Lei dottor Vespa, ha preso posizione in un modo subdolo. E questo non solo Ŕ brutto ma non rispetta il mio diritto di utente del servizio pubblico.

e sento il dovere di esprimerle tutto il mio sentito dissenso.

Vergogna, dottor Vespa.

 

angela cannizzaro :)

 

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