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Da Sammy Davis jr a Freeman
I neri alla Casa Bianca. Nei film.

Certo nel 1933 il primo presidente nero del cinema è apparso in un film che oggi, a causa del razzismo di gag basate sugli stereotipi più biechi, non farebbe scandalo giusto in un cineforum del Ku Klux Klan: s'intitola Rufus Jones for President, si può trovare su YouTube. La trama: Sammy Davis Jr, bambino, diventa presidente-ballerino con dialoghi volutamente sgrammaticati e tip-tap incorporato. Nel 1972 va, di poco, meglio: causa un filotto di stragi, malattie, gran rifiuti, il senatore nero James Earl Jones diventa presidente d'emergenza in Un uomo in prestito. Elementi di malaugurio (meno male che gli Usa sono Paese poco scaramantico) pure dieci anni fa, con Deep Impact. Nel quale il presidente ha il volto saggio di Morgan Freeman, finché un orrendo cataclisma uccide miliardi di persone tramite onda anomala. Sulla stessa linea l'imminente 2012 (del regista di Independence Day) dove la solita apocalisse devasta il pianeta e a guidare gli Usa c'è Danny Glover (l'attore di Arma Letale che nella realtà è quasi un no global che ha definito George W. Bush «un noto razzista»).

Cinque anni fa tocca al comico parolacciaio Chris Rock (in questi mesi attivissimo in comizi pro Obama) impersonare nella commedia Head of State un buffo presidente per caso, favola populista alla Frank Capra uscita proprio quando George W. Bush invadeva l'Iraq e l'idea di un presidente nero imminente non sugli schermi ma nell'ufficio ovale sembrava fantascienza. Ha aiutato anche la tv, in questa lunga marcia democratica: il presidente Usa della serie 24 campionissima di audience planetaria - quella in cui Kiefer Sutherland ha sempre 24 episodi per evitare apocalisse varie e eventuali con l'aiuto di raffinate tecniche di tortura - il presidente, per cinque stagioni (prima di essere assassinato, e qui torna la costante degli scongiuri) ha avuto il portamento militaresco e la voce calda di Dennis Haysbert, una specie di Colin Powell giovane (Haysbert, aplomb presidenzialissimo, era già stato Mandela in un lungometraggio). Certo c'era stato negli anni 70 il comico - prematuramente scomparso - Richard Pryor, presidente e Pantera Nera in scenette tv. Ma quella era appunto commedia. Non che la campagna «'08», tra l'imitatrice che compare in tv accanto ai veri candidati, Joe lo stagnaro e il consulente-guru di Obama che si è fatto le ossa come consulente del serial tv The West Wing, non avrebbe fatto sorridere l'irriverente Pryor.

Matteo Persivale per il Corriere della Sera
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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