cia

 

                                                                                                                                                                     

                                                                                                                                                                  film

 

QUO VADO

di Gennaro Nunziante

con Checco Zalone, Eleonora Giovanardi, Sonia Bergamasco, Maurizio Micheli, Ludovica Modugno Italia - 2016 - 86'

 

Checco è pugliese allevato nella cultura del posto fisso conseguenti trucchi da scansafatiche. Quando per effetto dell'abolizione elle province gli vengono chieste le dimissioni in cambio di un TFR maggiorato, lui non sono col cavolo che accetta (il posto fisso non si lascia MAI), ma prima finisce per trovarsi bene in posti terribili, da Lampedusa alla Val di Susa, ma finisce per trovare la felicità e l'amore al Polo Nord dove lo mandano presso la base di ricerca italiana. Segue la scienziata italiana in Norvegia, si "civilizza", è felice ma l'amministrazione prima lo reintegra in Puglia, dove sicuramente costa meno alla Stato poi lo manda in Aspromonte.

O è il contrario? bho?

fatto sta che lei lo lascia perchè non ne può più della filosofia del posto fisso a tutti i costi, se ne va in Africa da dove lo chiama perchè sta per nascere la loro bambina.

E Checco parte e si redime perchè un figlio fa miracoli tanto che evolve la maggiorazione del suo TFR in beneficenza per un ospedale.

 

RAURRRRRRRRRRRRR

Fuoco alle polveri.

Intanto mi chiedo come sia tollerabile che Checco Zalone si chiami Checco Zalone nel film. Ci hanno insegnato che il mestiere dell'attore è tale perchè l'attore diventa altro da se, indossa una maschera. In questo senso mi sembra, a scelta, arrogante o ignorante recitare col proprio nome reale.

Il film, rispetto agli altri prodotti natalizi ha il solo merito di una sceneggiatura che regge per tutto il film mentre da anni assistiamo a cine-panettoni confezionati come montaggio alternato di due, anche tre storie parallele che si svolgono nella stesso luogo, due, tre medio metraggi che da soli non avrebbero distribuzione nelle sale per non raggiunti standard di durata. In questo senso i maestri della commedia all'italiana avevano il coraggio di fare film a episodi sperimentando le necessità narrative del cortometraggio.

Ed eccoci sempre alla commedia all'italiana che non riesce a incoronare degli discendenti di Mario Monicelli o di Dino Risi.

Questa, cari signori, è solo commedia. C'è lo sguardo sui difetti e la redenzione buonista finale. Una favoletta per italiani post-berlusconiani di inizio terzo millennio. Nessuna nostalgia ma certo la distanza formale e culturale da I mostri o anche "solo" da Parenti serpenti è abissale.

Il film no mi è risultato soporifero ma non mia ha fatto mai ridere. Zalone è a distanze abissali da Christiana De Sica che avrà fatto pure una criticabile (?) scelta commerciale ma ha tempi comici che Zalone non si sogna neanche. tanto per restare nel dato tecnico artistico.

Sul piano dei contenuti, francamente non vedo alcun motivo, tranne la sceneggiatura, come detto prima, perchè questo stupido e vacuo film debba essere migliore dei cine-panettoni.

Unica differenza, secondo me abilmente studiata, è l'assenza delle parolacce  il  personaggio che non è socialmente parlando tipo da crociera o vacanze in posti esotici.

Anche questa visione falsa: le crociere e la Maldive sono piene di impiegati come Checco,buone persone che si regalano vacanze rincorrendo sogni da bambini quando in alcuni posti ci andavano solo i ricchi grazie ad un'industria del turismo di massa che ha abbattuto i prezzi o almeno così ci fa credere.

Film brutto?

Direi peggio: film totalmente inutile, nemmeno divertente, nemmeno farcito di comicità tecnicamente di livello. Checco Zalone, persona e personaggio, non fa ridere, non diventa nemmeno macchietta.

Che poi Dario Franceschini abbia dichiarato che questo film segna la rinascita del cinema italiano... Segna la rinascita perchè? Gisto per gli incassi. Ma allora, se è per questo, il cinema italiano è rinato prima coi fratelli Vanzina, poi con Neri Parenti.

E Franceschini si dimostra uomo che di certo non guarda nè ai contenuti nè alla forma ma al soldo, cosa che mi sembra abbia poco, molto a che fare con l'arte e con la cultura. E anche con la politica.

 

Detto questo, provo veramente una grande soddisfazione. Non tanto per la conferma del sospetto che il "fenomeno" Checco Zalone fosse una stupidaggine, quanto per lo sforzo fatto di mantenere uno straccio di onestà intellettuale, quella di non parlare male per sentito dire ma di farlo con cognizione di causa.

Augh e stateve bbuono

 

fiore di cactus :)

 

 

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