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                                                                                                                                                                  film

 

REVENANT

di Alejandro Gonzįlez Ińįrritu

con Leonardo DiCaprio, Tom Hardy

USA - 2015 - 156'

 

Inizi '800, per la precisione 1823 (e si capisce dai fucili che si caricano un colpo alla volta). Hugh Glass partecipa ad una missione di cacciatori di pellicce lungo il corso del Missouri, un territorio che corrisponde all'attuale Nord Dakota. Un freddo cane e indiani cattivi.

La spedizione č stata gią decimata quando viene aggredito da un orso e lasciato in fin di vita. Il comandante della spedizione, poichč lo crede morente e non č trasportabile, lo affida, dietro promessa di grosso compenso, a tre uomini che dovranno assisterlo e poi dargli sepoltura.

Ma Hugh non molla.

Uno della spedizione, il fetente che ha accettato solo per soldi, dopo aver tentato di ucciderlo e dopo avergli ucciso il figlio, e dopo averlo scaraventato ancora vivo nella fossa scavata, scappa verso il forte.

Hugh si rimette in piedi mosso dal desiderio di vendetta.

Ne passa di tutti i colori compresa rovinosa caduta in un crepaccio e salvezza dentro il ventre del cavallo morto (gią visto in L'impero colpisce ancora).

Alla fine ce la farą a raggiungere il traditore ma lo affiderą alla giustizia degli indiani.

E il regista ci lascia con un finale aperto: la vendetta (o la giustizia) č compiuta, Hugh. come č gią successo nel corso dei sogni o durante la febbre, vede la moglie indiana uccisa dai bianchi,  la moglie si allontana, buio, respiro affannoso. Muore o torna a vivere?

 

Un western in piena regola anche se il periodo storico precede di una 50ina d'anni l'epopea della nazione americana con relativa corsa ad ovest e genocidio indiano.

C'č il buono e il cattivo. Come nella migliore tradizione.

E il cattivo muore. Come nella migliore tradizione.

 

E c'č un grandissimo film. Grandissimo perchč capace di non annoiare (e io mi annoio facilmente) per 2 ore e mezza nonostante non sia esattamente un film d'azione, non nei termini canonici.

Superba fotografia: Inarritu ha girato con luce naturale e in location reali, realmente a -40 tanto che Di Caprio si č preso la bronchite e la tosse č vera. Tanto da poter girare solo poche ore al giorno. Tanto che quando č arrivata la primavera, per le ultime sequenza, la troupe si č trasferita nella Terra del Fuoco. Un film blu, freddo, dai toni cromatici adeguati.

Sempre a proposito di Di Caprio, pare che si sia sottoposto a 5 ore di trucco ogni mattina, svegliandosi alle 3 e mezza di notte. E' cresciuto molto bene il ragazzo scapestrato.

 

Molto intelligente l'uso frequente del grandangolo che oltre a inquadrare tanto spazio mettendo a fuoco tutto, deforma i soggetti in primo piano e permette a Inarritu sottolineature importanti (il figlio morto, il cavallo...)

Del resto stiamo parlando del regista di 21 grammi, di Babel, di Birdman.

 

E detto questo, dico anche che Inarritu č riuscito a far emergere e convivere, davanti ad un film bellissimo, la mia irrefrenabile voglia di dissacrazione.

Perchč pur nell'estasi visiva e narrativa, mi č venuto da considerare che questo non muore mai, peggio dei cartoni animati.

L'orso lo squarcia e niente.

Ha una gamba rotta ma in un paio di sequenze si rimette in piedi e addirittura corre e salta sul cavallo.

Sta a -40 e non gli viene la polmonite. E anche se gli viene, guarisce anche senza mangiare.

Cade in un burrone e non si fracassa nulla.

Ha un buco sulla gola e lo cicatrizza con la polvere da sparo e riprende a parlare.

Ma per te ci vuole giusto la salamoia, quella di Roger Rabbit, l'unica cosa in grado di uccidere i cartOOn...

Con te, scommetto, nemmeno la kryptonite.

 

 

fiore di cactus :)

 

 

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