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                                                                                                                                                                  film

 

ROMA CITTA' APERTA

di Roberto Rossellini

con Amnna Magnani, Aldo Fabrizi

Italia - 1945 - 98'


Su questo film si è detto tutto ma non si resiste alla tentazione di parlarne.

Un po' perchè il film compie 70 anni: il primo ciack avvenne a via degli Avignonesi il 18 gennaio 1945. Rossellini  aveva affittato il teatro di posa dal giorno prima ma era 17 e quindi si slittò di un giorno.

Non era proprio un teatro di posa; era una sala da biliardo che era chiusa per via della guerra che aveva il vantaggio di essere adiacente ad una sala da ballo frequentata dalle truppe americane da dove Rossellini rubacchiava la corrente elettrica.

E questa non è la sola curiosità sulla produzione e per chi volesse conoscere le altre, compresi i tormenti sentimentali di Anna Magnani con Massimo Serato e quelli di Sergio Amidei, suggerisco di vedere Celluloide di Carlo Lizzani.

Già, òa prodizione e in generale il linguaggio cinematografico...

Non mi stancherò mai di ricordare che la critica italiana parla dei contenuti del film, la storia, i personaggio, gli aspetti psico-socio-narrativi. Giusto, importante.

Ma il cinema è forse l'arte in cui maggiormente si può leggere lo stretto rapporto tre forma e contenuto, dove il contenuto è la storia, la forma è il linguaggio scelto dal regista per raccontarla.

Insomma la critica italiana, ancora di impostazione umanistico-letteraria, non parla di inquadrature, di uso della macchina da presa, di direzione dell'attore... forse, se è proprio innovativo, parla di montaggio e se proprio hanno un tono particolare parla delle luci. Insomma della forma si parla poco.

E la forma per Roma città aperta è stata importante quanto il contenuto (storie di gente comune che è uno dei canoni del neorealismo; canone che si era annunciato due anni prima in Ossessione di Visconti e in fondo anche tra le commesse e i giornalai dei telefoni bianchi).

Forma è stato scegliere di girare in location, in una Roma appena uscita dalla guerra, per le strade che ne portano i segni, nei caseggiati di quella periferia dove abitano i suoi protagonisti.
Forma è stato scegliere in parte attori non professionisti e dico in parte perchè Anna Magnani e Aldo Fabrizi erano professionisti e anche famosi.

Forma è stato un uso della macchina da presa che non dovesse suggerire emozioni con inquadrature particolari (niente inquadrature dall'alto, dal basso, niente tagli espressionisti) ma limitarsi a seguire i protagonisti in maniera del tutto discreta, tanto da scomparire; e si chiamò pedinamento zavattininano.

 

Che Roma città aperta abbia cambiato il cinema di tutto il mondo lo dimostra il fatto che se a 70 anni di distanza, perfino nei telefilm americani, abbiamo storie di persone comuni, lo dobbiamo al Neorealismo che nacque con Roma città aperta di Roberto Rossellini e Ladri di Biciclette di Vittorio de Sica.

Per chi volesse fare un pellegrinaggio nel luogo della indimenticabile e indimenticata scena della morte di Teresa-Anna Magnani, bisogna andare a via Raimondo Montecuccoli, quartiere Prenestino-Labicano.
Si prende il tram da Termini e si scende alla fermata "P.le Prenestino".

Per chi volesse visitare tutte lke location....

tenere d'occhio sulla nostra homepage i programmi di visite guidate

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Buona visione e buona passeggiata.
 

fiore di cactus :)

 

 

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