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SHOAH - Claude Lanzmann - 1985 - Francia - 570' (9 ore)
 

Proiettato alla Casa del Cinema nel giorno dell'anniversario del rastrellamento del Ghetto di Roma (16 ottobre 1943), in una maratona che dura dalle tre del pomeriggio a mezzanotte, il film è finalmente nelle librerie in 4 DVD insieme al libro.

Ne ho visto i primi 20 minuti, pensando istintivamente, condizionata da Schindler list, che fosse in bianco e nero. Invece ci sono colori brillanti, giustamente, perchè siamo negli anni '80 e questo colore è tragicamente in fortissimo contrasto con quello che raccontano le parole.

Giusto il commento di Mario Sesti: il film non indaga il "perchè" ma il "come": semplicemente il dettaglio di come hanno fatto a fare lo sterminio, come hanno praticamente fatto a rinchiudere, uccidere, bruciare, far scomparire milioni di corpi di persone.

E voglio correre a comprare l'opera, costerà certamente molto, non importa, faccio volentieri un sacrificio.

 

Non sapevo che Moni Ovadia, anche lui alla presentazione del film, è figlio di Ebrei bulgari e che la Bulgaria in quegli anni si oppose alla Germania nazista dicendo "non osate alzare le mani sui nostri cittadini ebrei". Si poteva fare, dice Ovadia. E gli trema la voce.

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"Realizzata in 11 anni di lavoro Shoah è l’opera di una intera vita che si oppone a quella che fu l’opera – tra le più vergognose e indimenticabili – della morte. Nel 1985, quando Shoah viene presentato al pubblico, subito si parla di un capolavoro assoluto di arte cinematografica e di storia. A distanza di 22 anni dalla sua prima apparizione Shoah fa parte della storia del cinema e della storiografia dell’Olocausto, così come il libro che ne raccoglie il testo integrale (al quale questa edizione aggiunge un testo inedito Un vivo che passa), e resta una delle opere più importanti sulla distruzione degli ebrei d’Europa. «Non si può raccontare. Nessuno può immaginare quello che è successo qui. Impossibile. E nessuno lo può comprendere. Neanch’io oggi. Non riesco a credere di essere qui. No, questo, non riesco proprio a crederlo». Simon Srebnik, uno dei due sopravvissuti al campo, è tornato a Chelmno, in Polonia, il primo luogo in cui i tedeschi applicarono la ‘soluzione finale’. Da queste immagini e da queste parole, che aprono Shoah, lo spettatore è catturato, colpito da un orrore tragico che non lo abbandonerà per tutte le 9 ore e mezza del film.

Claude Lanzmann nato a Parigi nel 1925 è stato uno degli organizzatori della resistenza al liceo Blaise Pascal di Clermont Ferrand nel 1943. Ha partecipato alla lotta clandestina in città e agli scontri del maquis dell’Auvergne. È medaglia alla Resistenza e cavaliere della Legion d’Onore. Nel 1952, lettore a Berlino durante il blocco, conosce Sartre la de Beauvoir e comincia a collaborare a Les Temps Modernes del quale è tuttora direttore. Inizia a lavorare al film Shoah nel corso dell'estate 1974, la realizzazione della pellicola lo occupa a tempo pieno per undici anni. Dalla sua uscita nelle sale, nel 1985, questo film è stato considerato un evento fondamentale, sia dal punto di vista storico che cinematografico. Shoah ha avuto ripercussioni che non accennano a diminuire: ad esso sono consacrati migliaia di articoli, studi, libri e seminari nelle università di tutto il mondo. La pellicola ha ottenuto le più alte onorificenze ed è stata premiata a numerosi festival. Dopo Pourquoi Israël e Shoah, è Tsahal l'ultimo capitolo della trilogia di Claude Lanzmann, che conclude così una serie di film presenti nella sua mente fin dall'inizio."

(dal sito della Casa del Cinema)
 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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