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                                                                                                                                                    film

THE ARTIST

di Michel Hazanavicius

con Jean Dujardin, Bérénice Bejo, John Goodman, James Cromwell

Francia - 2011 - 100'

Il cinema muto è al massimo del suo splendore e a Hollywood è nata una nuova stella che finirà per prendere sul lavoro e nel cuore il posto che è stato per George Valentin attore, regista, divo assoluto. E Peppy Miller, ballerina, sta diventando una stella dopo essersi fatta fotografare abbracciata con lui.

Ma all'orizzonte si profila il sonoro con cui il divo dovrà fare i conti.

 

Quando è stato presentato, non mi ricordo più dove, leggendo le quattro parole quattro che lo definivano film muto in omaggio al cinema delle origini" ho pensato si trattasse di qualcosa di mortalmente noioso, non tanto per l'assenza del sonoro ma perchè, chissà perchè, mi immaginavo fosse un film di montaggio fatto da vecchie pellicole inizio 900. E non l'ho visto.

Ma l'Oscar...

Oscar meritato eccome!

 

Ovviamente non avevo capito nulla: c'è la storia, c'è il film con tutti i canoni della narrazione, dell'evoluzione dei personaggi,  della recitazione, della fotografia...

Già, la fotografia.

Insisto su quello che Francesco chiama con molta gentilezza "il limite della critica cinematografica italiana" e che io definisco l'insopportabile tendenza a ridurre il film a romanzo: tutti parlano dei contenuti e nessuno che parli di "cinema".

Questo è un film raffinatissimo ma per il modo in cui è stato girato, per l'idea e non tanto e non soltanto per la metafora sul cinema visto nel momento del grande passaggio muto-sonoro / 2D-3D.

C'è, io credo, una sequenza che da sola vale tutto il film e tutti i premi: Valentin è nel suo camerino, l'eterna colonna sonora dei film muti sparisce, lui posa il bicchiere sul tavolo e si sente il rumore. Sulle prime non ci fa caso, ripete il gesto e resta sconcertato. Si accorge che si sentono altri rumori, cerca allora di parlare ma mentre il mondo si popola di suoni, la sua voce è un rantolo soffocato, come ci accade nei sogni quando dobbiamo gridare.

Non riesco nemmeno a contare i  piani narrativi e le implicazioni di carattere simbolico, onirico, metaforico, metalinguistico che ci sono in questa sequenza che durerà, se dura,. un paio di minuti.

Ecco, questo secondo me sarebbe parlare di cinema.

Il resto, la storia d'amore casto, le difficoltà, la crisi, la rinascita.... è bello, ben fatto ma in fondo normale. Meno normale è il modo in cui il film è stato girato, quel bianco e nero flou del tutto simile a quello d'epoca, la velocità dei frames (22 anzichè 24 al secondo), l'uso degli obiettivi della macchina da presa...

 

Bellissimo film.

 

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