The
city of your final destination
Mamma mia che brutto titolo, ma come è potuto venire in mente a Ivory (o
chi per lui)? Mi auguro di tutto cuore che i distributori italiani non
si limitino a tradurlo letteralmente, sarebbe tanto accattivante, così
per fare un esempio, quello del libro di Cameron, “Quella sera
dorata”...
Debbo essere sincero: a volte mi capita di chiedermi se io non sia
prevenuto – positivamente prevenuto – nei confronti delle opere del mio
amato James Ivory, ma il fatto è che ogni volta che vedo un suo lavoro
provo un senso di appagamento completo, lo stesso di quando finisco di
leggere un libro importante o di ammirare un bel dipinto.
Come non restare emotivamente coinvolto di fronte a film come “Camera
con vista”, “Quel che resta del giorno”? Nessuno dei suoi film è un
colosso che entrerà a far parte della storia del cinema, mi guardo bene
dall'asserire ciò, ma le magiche atmosfere che Ivory riesce a costruire,
la delicatezza di sentimenti che i suoi personaggi sanno esprimere, mi
lasciano in bocca un sapore di buono.
E così è stato per quest'ultimo film: se vogliamo una trama
relativamente “leggera”, questo ragazzo iraniano-inglese (Omar Metwally,
che abbiamo apprezzato due anni fa in Rendition) abbastanza sprovveduto,
comandato a bacchetta da una fidanzata “sergente”, ma che riesce
comunque a trovare quella che sembra alla fine la sua “destinazione
ottimale”, scaraventato dagli eventi in una lontana fazenda uruguayana,
a cercare di convincere i familiari di Jules Gund, uno scrittore morto
suicida, ad autorizzarlo a scriverne la biografia.
Una famiglia che definire strana è abbastanza riduttivo: moglie (Laura
Linney) e giovane amante di Gund (Charlotte Gainsborugh), dalla quale
costui aveva avuto una bambina, che convivono alla meglio, sopportandosi
l'un l'altra, e ancora il fratello dello scrittore (un grande Anthony
Hopkins) con il suo giovane boy friend giapponese (Hiroyuki Sanada), un
rapporto proposto senza la minima ombra di morbosità, con la delicatezza
propria di James Ivory.
Ma proprio la breve convivenza con questa strana famiglia “allargata”
riesce a forgiare in qualche modo il giovane inglese, ad aiutarlo a fare
infine quella scelta che trasformerà la sua vita.
Claudio
AMCT