film
THE
DUKES - Robert Davi - 2007 - USA - 94'
Danny
(Davi) e George (Chazz Palminteri) sono due cugini italoamericani membri di
una band Doo-Woop famosa negli anni Sessanta, che si ritrovano a fare i
conti con la fine del successo e una vita quotidiana fatta di bollette da
pagare e di affari che vanno male.
Divisi tra patetiche performance in spot televisivi procacciati dal loro
fedele agente Lou (Peter Bogdanovich), e un lavoro come cuochi nel
ristorante della straripante Zia Vee (Miriam Margoyles), i due cugini
progettano una rapina per tentare di raddrizzare la loro vita e
riconquistare la ribalta perduta.
Non raccontiamo nulla dell'esilarante epilogo della rapina.
Alla fine Dave e George, nonostante una miriade di vicende avverse grandi e piccole, arriveranno a quello che cercano?
Film delizioso, leggero e molto "italiano" nel senso che č un film americano che parla dei discendenti degli italiani negli USA me senza i luoghi comuni che si possono immaginare, tranne una cosa che mi sembra sacrosante: la buona cucina, peraltro appena accennata.
C'č molta Italia "alta", dalla colonna sonora con 6 raffinatissimi brani di Paolo Conte, alla rapina che č una evidente citazione da "I soliti ignoti" di Mario Monicelli.
D'altra parte Davi ha dichiarato:
L'Italia č nel mio DNA. Sin da piccolo, l'unico cinameaera quello italiano: i miei amavano Fellini, De Sica, Monicelli, Pasolini... Io volevo fare un film americano sugli italiani. Negli anni '70 lessi un articolo sulla situazione di lavoratori che perdevano il loro posto dopo aver fatto nient'altro che quello per venti o trenta anni. Mio padre era uno di loro. Qualche tempo dopo, lessi un libro sul passaggio tra la rivoluzione industriale e la rivoluzione tecnologica e le sue conseguenze. Mi venne l'idea di fare un film su qualcuno che, avendo fatto tutt'altro per tutta la vita, č costretto a reinventarsi. Ho scelto l'ambiente di questa musica che era diffusa tra la fine degli anni '50 e i '60, in cui c'erano molti interpreti italo-americani, per parlare di questa sofferta transizione.
La mia famiglia č italiana, e lo humour e la
sensibilitā italiani sono stati sempre parte della mia vita.
Ho scelto
personalmente tutte le canzoni, e, come per il cinema, la musica per me č
sempre stata essenzialmente quella italiana. Le canzoni di Paolo Conte hanno
quel carattere, quella verve, quella umanitā che volevo infondere nei miei
personaggi. Le ascoltavo mentre scrivevo la sceneggiatura e le abbiamo
ascoltate anche sul set, per dare il tempo alle scene: sono piaciute a tutti
e sono servite a trovare lo spirito giusto. La musica di Conte ha quella
semplicitā universale che parla a tutti.
AMCT