film

 

THE IRON LADY

di Phyllida Lloyd

con Meryl Streep, Jim Broadbent, Olivia Colman, Roger Allam, Susan Brown

Gran Bretagna - 2011 - 105'

 

Tra passato e presente, le scelte e la vita di Mergareth Tatcher.

Sembrerebbe il solito film biografico e invece non "il solito".

 

Forse merito del montaggio.

Il film  comincia guardando la lady di ferro ai suoi ultimi giorni di vita, nella sua casa in compagnia dell'allucinazione del marito, morto ormai da molti anni, marito con cui Margareth parla come se fosse vivo, come succede agli anziani in alzheimer. Solo che l'azione raccontata in modo tale che il marito potrebbe essere un fantasma e il film scantonare nel fantasy. E d'altra parte cosa sono considerati i fantasmi dalle menti razionali se non banali allucinazioni?

E da questo eloquente inizio il film, seguendo i ricordi e il dialogo col marito, percorre alcuni momenti della vita di Margareth, da quella prima riunione dei vertici del partito conservatore, lei ragazza, figlia di droghiere, unica donna, alla prima cena col marito, alla decisione di diventare il leader del partito, all'arrivo a Downing Street... ma tutto senza seguire esattamente l'ordine cronologico quanto piuttosto i continui salti temporali dei ricordi e di quelli degli anziani in particolare.

 

Forse merito dell'interpretazione.

Che Meryl Streep sia una grandissima attrice ormai un assioma. Qui riesce a coprire due dei tre piani temporali in cui strutturato il film: Margareth nel pieno delle sua carriera politica, quando diventa prima leader del partito e poi primo ministro,  e Margareth alla fine della sua vita.

Se da "giovane" impressiona la somiglianza, da "vecchia" Meryl lascia senza fiato, certamente merito del trucco che crea rughe e cedimenti della pelle del viso e del costume che la ingrassa levandole punto vita. Ma lei... ah... lei cammina, si muove, si curva come una vecchia. semplicemente straordinaria.

 

Ma tutto questo sento che non mi basta a spiegare perch questo film mi piaciuto tanto contrariamente alla maggior parte delle biografie (poche eccezioni. Gandhi, the Queen...); forse il merito proprio nella regia che di una donna. Io francamente non riesco a definire in "cosa" si differenzia la mano femminile ma di sicuro c' qualcosa di impalpabile che stende un velo di qualcosa di piacevole. Lascio l'individuazione ai vati della semiotica e agli IBSC ai qali magari il film non piaciuto.

 

fiore di cactus :)

 

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