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THE TERMINAL – di Steven Spielberg, con Tom Hanks, Catherina Zeta-Jones USA 2004  -  2h e11’

 

Ispirato alla storia vera dell’iraniano Meheran Nasseri che per anni si ritrovò a vivere allo Charles De Gaulle di Parigi, il film racconta della sosta forzata di Victor Navorski al JFK di New York. Nel suo paese, una piccola repubblica ex sovietica, mentre lui è in viaggio, c’è un colpo di stato, il suo passaporto non è più valido così come il suo biglietto di ritorno, almeno fino a quando il governo degli Stati Uniti non riconoscano il nuovo governo. Victor può stare solo nella sala di transito internazionale ma non può varcare la porta sull’America.

E così si comincia a dipanare la sua sopravvivenza: impara l’inglese da due guida turistiche una in russo l’altra in inglese; si costruisce una camera da letto, si procura spiccioli per il cibo, finisce per diventare amico di una serie di piccoli personaggi all’interno della sala transito, incontra una donna anche lei come lui “in attesa di una chiamata” per risolvere un punto critico della sua vita, trova “lavoro” in questo microcosmo.

Un film tutto girato in interni tranne due inquadrature esterno notte che sono l’ennesimo omaggio alla Grande Mela. Un aeroporto JFK tutto ricostruito in studio, un “interno” che però non ha nulla di claustrofobico ma è, al contrario arioso, luminoso, grazie sicuramente ai molti campi lunghi e ai tipici dolly di Spielberg “tutti dall’alto”.

Il ritmo è alto non tanto nel montaggio (che non ha nulla di frenetico) quanto nella capacità del regista di cambiare continuamente registro: pur rimanendo sempre nell’ambito della commedia, saltella dal comico al commovente raccontando i personaggi con uno sguardo di simpatia. Le parti comiche sono esilaranti; in alcune sequenze come quella del pavimento bagnato, ci sono tutti i cartoon da Tom & Jerry in poi.

I generale il film è pieno di tanto cinema americano e non solo ma tutto questo non è mai esattamente una citazione quanto piuttosto un bagaglio.

Forse, anche quest’anno, un film di apertura della Mostra un po’ “leggero” ma sicuramente impeccabile e da Spielberg non ci si aspettava nulla di meno.

 

                                                                                                                           

 

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