cia

 

                                                                                                                                                                     

                                                                                                                                                                  film

 

TORNERANNO I PRATI

di Ermanno Olmi

con Claudio Santamaria,

Italia - 2014 - 80' 

 

In una trincea sull'altipiano di Asiago tanto vicina alla trincea austriaca "che ne puoi sentire il respiro", si consuma la vita di un gruppo di poveri soldati italiani che ricevono un ordine che porterà moltissimi di loro al massacro.

Tutto nel freddo di una nevicata che è alta più di 4 metri e non accenna a smettere, nella paura che il soffitto di assi di legno cada addosso sotto le bombe o sotto la neve, nel rancio che è un mestolo di brodaglia e un pezzo di pane.

 

Non è un film di azione anche se è un film che parla della guerra. E di una guerra di cui nessuno può più raccontare perchè sono passati cento anni.

E quel "torneranno i prati" non è, come avevo pensato in un primo momento, un sorriso di speranza ma un sospiro di malinconia: dove tanti sono morti, molti rimasti sotto la neve fino alla fine dell'inverno, molti rimasti lì per sempre perchè nessuno è mai venuto a cercarli, lì torneranno i prati e nessuno ricorderà.

Questo non mi ha suscitato nessuna retorica del sacrificio in fondo inutile ma l'idea di un territorio che, a volerlo ascoltare, potrebbe ancora parlare. Ed un territorio bello, ameno, dove tutti siamo andati in vacanza almeno una volta senza "ascoltare" che quello non è solo un confine dove, in quanto tale, ci sono suggestioni; ma è stato un fronte sanguinoso.

 

E poi c'è la genialità della regia con una serie di scelte senza le quali il film non sarebbe così indimenticabile.

Girato veramente al alta quota e sotto la neve perchè Olmi voleva le facce tirate veramente dal freddo e certo non per sadismo.

Girato in tempo reale: la vicenda si svolge esattamente nell'arco di tempo del film stesso, poco più di un'ora; ma è un tempo, quello della trincea, talmente dilatato ed è un colore, il bianco della neve, così costante insieme al buio dei camminamenti, che lo scopriamo solo alla fine quando il giovane malcapitato tenente scrive alla madre "è poco più di un'ora che sono qui..."

Girato a colori e virato in un quasi grigio: freddo nelle inquadrature sotto la luna piena, appena tiepido nell'interno della trincea.

 

Meravigliosa fotografia

Meravigliosa colonna sonora.

Meravigliosi, struggenti, camera-look

 

Grande come sempre Ermanno Olmi.

Grazie.

 

fiore di cactus :)

 

 

film

corti

cartOOn

TV - fiction

eventi

percorsi

news

soggettive


cinecittà

scuola di cinema

cineteca nazionale

museo del cinema

istituto luce

casa del cinema

SAS cinema


AIC

AITS

AMCT

ANAC

ASC


Venezia

Roma

Torino

Locarno

Pesaro

Giffoni

David di Donatello

       ...e tutti gli altri


festivalcortometraggi


film in sala


Italica Rai

35mm

FilmUp

CastleRock

Cinefile

Cineboom

IMDB

Kataweb cinema

ArchivioImmagini

FantaFilm

tutti i film per anno


RAI

RaiClick

Televideo


film commission


WebCam


produzioni