TV e non solo

UCCELLI DI ROVO - Daryl Duke - 1983 - USA - 460'

Incredibile ma vero: stamattina hanno dato nuovamente "Uccelli di rovo", tutta vita, per la gioia dei pionieri delle TV commerciali.

La serie era andata in onda il 6 novembre 1983 sulla neonata Canale 5 ed aveva avuto subito uno strepitoso successo.

Molti i motivi.

Intanto era girato molto bene, con tutti i canoni del Cinema: grandi location, estrema cura dei costumi, della scenografia, della fotografia, della colonna sonora;un attore sicuramente belli e intrigante come Chamberlain (proprio lui, il dott. Kildare) e la presenza di due dive del passato: Barbara Stanwich e Jean Simmons.

E poi la storia tanto trasgressiva da tenere inchiodati allo schermo.

Il ripasso sarebbe inutile ma facciamolo lo stesso: un giovane e bellissimo sacerdote cattolico irlandese, viene mandato in punizione in Australia. Diventa amico della ricchissima Mary Carson da cui spera di ereditare la tenuta. Un bel giorno Mary accoglie nella sua tenuta la famiglia del fratello dove c'è una adolescente, Maggie, a cui padre Ralph si affezionerà subito.

Tanto che quando tornerà e Maggie sarà una giovane donna, tra di loro scoppierà l'inevitabile passione.

 

Fece qualcosa come 13 milioni di spettatori, ancora più del serial Dallas (e chi non se lo ricorda?) e fu all'origine della crisi di Rete4 che allora non era ancora del gruppo Mediaset: Rete4 aveva opposto la miniserie "Venti di guerra" che fu un terribile flop.

Il prete innamorato faceva più audience anche perchè sempre tormentato fra l'amore per la bella Maggie e la scelta (e l'ambizione) verso la Chiesa.

 

A rivederlo dopo la bellezza di anni 24 devo confessare che mi lascia ancora più perplessa di quanto non avesse fatto all'epoca (quando l'ho seguito piuttosto distrattamente).

Fermi restando i pregi "cinematografici", la storia mi sembra più sporcacciona di quanto non avessi visto. In buona sostanza c'è una anziana signora innamorata di un prete troppo bello per essere anche un mistico, il quale prete le preferisce una ragazzina per poi consumere la passione quando sarà diventata grande e sarà per giunta già sposata.

La ragazzina è a sua volta figlia di una bella madre di cui è innamorato il figlio primogenito, avuto da ragazza e accettato da un marito che le hanno imposto per salvare la faccia e il buon nome della famiglia.

Ma non ci sarebbe nulla di strano, anzi, sarebbe lo scorcio di una umanità dolente. Quello che non convince è che tutti queste situazioni durissime (pedofilia, edipo, inosservanza dei voti) sono come appena accennate all'interno di una struttura narrativa di romanzetto d'appendice.

E su tutti brilla per inadeguatezza al ruolo proprio Chamberlain, decisamente troppo bello per essere un prete credibile. L'unica cosa in cui riesce credibile è la sua ambizione che lo porterà a scegliere la Chiesa e la sicura carriera (si dice così anche in ambito ecclesiastico?) da cardinale, della serie col cavolo che si ritira in campagna con l'allegra famigliola a fare l'oscuro allevatore di pecore australiane.

Ma cosa c'entra la carriera con la vocazione ad essere ministri di Dio?

Pessima cosa.

E chi parla non è certo una moralista e nemmeno una credente.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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