film
UMBERTO D
di Vittorio De Sica
con Maria Pia Casilio, Carlo Battisti, Lina Gennari, Memmo Carotenuto
Italia - 1952 - 89'
Vittorio De Sica, dopo aver girato Miracolo a Milano, torna a Roma per guardare nella vita di un pensionato dello Stato che non ce la fa più a vivere con i soldi, non riesce a pagare la pigione della stanza, viene cacciato di casa e di dolore in dolore, cerca alla fine di morire insieme al suo cagnolino che è l'unica creatura che lo ama ma che non riesce ad affidare a nessuno.
Il film si apre con un corteo di pensionati che, dopo una vita dedicata allo Stato, vorrebbero un aumento perchè sono in miseria. E la cosa in questi giorno non può che colpirci.
Ma colpisce e spacca il cuore la figura di Umberto D che venda l'orologio, i libri ma non si separa dalla cravatta e dal cappello. Perchè Umberto D è un uomo perbene e mantiene la sua dignità.
De Sica sceglie tutti attori non professionisti con l'eccezione di Memmo Carotenuto che è al suo primo ruolo di una certa importanza.
Carlo
Battisti - che interpreta Umberto D. - era professore di glottologia
all'Università di Firenze. Si racconta che il professore si presentò al
provino indossando due cravatte da quanto era emozionato. Questo fu il
suo unico film.
Maria Pia Casilio è un'altra attrice non professionista che, a
differenza di Carlo Battisti, resterà nel cinema come caratterista (è,
tra gli altri ruoli, la nipote del parroco in Pane amore e fantasia).
Viene pagata moltissimo per l'epoca, ben due milioni, che è lei stessa a
pretendere senza essere consapevole della richiesta. Vittorio De Sica
accetta perché la ritiene un volto importante per la sua storia e una
presenza cinematografica interessante.
Giulio Andreotti, all'epoca Sottosegretario allo spettacolo, scrisse su "Libertà": «Se è vero che il male si può combattere anche mettendone a nudo gli aspetti più crudi, è pur vero che se nel mondo si sarà indotti - erroneamente - a ritenere che quella di Umberto D. è l'Italia della metà del XX secolo, De Sica avrà reso un pessimo servizio alla sua patria, che è anche la patria di Don Bosco, del Forlanini e di una progredita legislazione sociale».
Forse non fu per il parere di Andreotti, ma il film, come era successo a Ladri di biciclette, non ebbe molto successo e in generale attirò critiche pesanti.
Rimane uno dei capolavori del neorealismo, forse il suo canto del cigno.
E si sente la felice mano di Cesare Zavattini sceneggiatore e la più che felice e collaudata collaborazione con De Sica.
Interessante il modo che ha De Sica di posizionare la macchina da presa nei campi larghi: la mette leggermente in basso e questo finisce per dare la sensazione di un mondo che incombe, su Umberto D e su chi segue la sua storia.
fiore di cactus :)
AMCT