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                                                                                                                                                                  film

 

UN AMERICANO A ROMA

di Steno

con Alberto Sordi PUNTO

Italia - 1954 - 94'

 

Non a caso ho scritto "PUNTO" dopo il nome di Alberto Sordi: benchè ci siano attori all'epoca noti e uno, il giovanissimo Carlo Delle Piane, che sarebbe diventato famoso con Pupi Avati in età adulta, il film ha un unico protagonista ed è Alberto sordi alias Nando Mericoni.

 

Steno, al secolo Stefano Vanzina padre dei fratelli cine-panettonari, costruisce, anzi dipinge, un film su misura per Alberto Sordi. E deve essere stata una bella sfida perchè Albertone all'epoca non è che fosse molto conosciuto. Due anni prima era stato Lo sceicco bianco nel film di esordio di Federico Fellini in una parte da co-protagonista, l'anno prima era stato tra I vitelloni  sempre di Fellini ma ancora in una coralità. Questo era il suo primo film da protagonista e, si scopre subito, da mattatore.

Steno costruisce intorno a Nando Mericoni una serie di macchiette, siparietti, gags che raccontano la vita di un giovanottone buono e scansafatiche che vive nel mito degli americani senza nemmeno sapere che "il sogno americano" è fatto soprattutto di lavoro e impegno.

Ma chissà, infatti, se Nando Mericoni vuole davvero andare in America... Tant'è vero che in uno dei momenti in cui Steno sbircia nella sua vita, la cena a ora tarda, Nando si esibisce nella battuta più famosa - maccarrone m'hai provocato e io me te magno - dopo aver detto "questo 'o damo ar gatto" a proposito di un piatto concettualmente americano.

 

Certamente per Alberto Sordi, un bel banco di prova da cui partirà per individuare e affinare le mille sfaccettature dei suoi "italiani"  sempre pronti a schierarsi col vincitore di turno, buoni a lamentarsi, scansafatiche ma in fondo buoni di cuore.

 

Spaccato storico-sociologico interessante anche se il cinema esaspera, giustamente, le situazioni: la guerra era finita ma non era ancora scoppiato il "boom economico". Gli americani erano andati via da quasi dieci anni ma il loro spirito aleggiava attraverso i film western, i blue jeans, il rock and roll... Qualcuno l'ha definita una seconda campagna d'Italia nemmeno subliminale.

Vale la pena di ricordare che negli stessi anni Renato Carosone cantava: tu vuò fa' l'americano ma si' nato in Italì

 

Ricordiamo alcune sequenze:

- le scene iniziali nel teatrino di quart'ordine nel quale il protagonista lavora come ballerino con l'improbabile nome di Santi Byron,

- gli equivoci con i soldati americani che scambiano il povero Nando per un tedesco a causa del suo idioma incomprensibile che il Nostro ostinatamente chiama inglese, l

- l'involontaria incursione finale in abito adamitico in casa di una bella attrice casualmente documentata dalla televisione, all'epoca ancora ai primordi nel nostro Paese.

 

 

Resta un paradosso:

molti pensando al cinema e a Roma pensano ad Alberto Sordi, non c'è film più di questo a legare indissolubilmente Alberto Sordi a Roma; eppure lui, anche se irrimediabilmente romano, fa di tutto per essere americano.

 

 

fiore di cactus :)

 

 

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