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AH AH AH UNA RISATA VI SOMMERGERA'

Slogan vecchio di oltre almeno 30 anni ma ...

A Charlie Hebdo sono morti di quella stessa satira politica che ispirava questo slogan nato in allegra e creativa contrapposizione a chi, in quel momento, pensava e si armava per una rivoluzione che, non avendo motivi storici di esistere, diventava solo terrorismo.

Il mondo nel frattempo è andato avanti. Nel bene e nel male. In meglio e in peggio.

 

La globalizzazione, l'11 settembre, la fine annunciata delle tradizionali risorse energetiche...

 

Mi chiedo perchè nessuno parli di soldi. O perchè dia per scontata una riflessione sul futuro.  

 

Che ci piaccia o no, il pianeta è come una astronave. Lo spazio non è illimitato. Le risorse non sono illimitate. Autorevoli analisi dicono che il petrolio finisce più o meno fra 50 anni. E altrettanto autorevoli analisti dicono che USA e Russia (che ha però anche grandi risorse di metano), continuano a comprare petrolio dai paesi arabi. Scommetto che qualcuno ha come sentito un campanellino: tutte le guerre in medio oriente fatte per il petrolio... la primavera araba in Libia per cui c'è stata una corsa dei paesi europei ad avere conferma per i contratti di fornitura... Saddam Hussein che usa armi chimiche contro i kurdi nei cui territori ci sono vasti giacimenti di petrolio.... Il silenzio sulla Siria dove non c'è niente...

 

Ho dovuto ricordare quale fosse il messaggio di Bin Laden quando ha abbattuto le Torri: la prima azione della guerra  contro l'occidente sfruttatore.

Poi il Tempo veloce del terzo millennio ha macinato tutto. Fermo restando che nel frattempo qualcuno ha trovato e costruito vantaggi. Bin Laden muore e appare ISIS dopo 13 anni: l'idea di uno stato islamico in linea con i dettami del profeta di 1500 anni fa.

E guarda caso ISIS nasce e cresce e occupa gli stessi territori kurdi del nord dell'Iraq dove c'è tanto petrolio. Lo stesso petrolio a cui attinge l'America perchè preferisce comprare finchè  quei pozzi non si esauriscono e non intaccare le proprie riserve.

E non ci trovo niente di strano. Regole di mercato.

 

Nel frattempo, mentre il nostro occidente che ha "vinto", che ha conquistato il mondo, giustamente dato l'illuminismo, la democrazia..., vinto dato che tutto il mondo (l'astronave) conta il tempo per convenzione dall'anno di nascita di Cristo (e qui non si tratta di fede, chi scrive non è credente a 360° oroscopo compreso), i capi di governo dei paesi musulmani hanno studiato in occidente da un secolo, proprio grazie, per fortuna, agli imperi coloniali inglesi e francesi. Quindi i "ricchi" sono colti e hanno strumenti, tanto per cambiare. Tant'è che, folclore a parte, nessuno di noi intellettuali occidentali, ha problemi di dialogo con i nostri simili di fede (o identità culturale) islamica.

Poi ci sono i "poveri" che nel mondo islamico sono di più perchè l'Islam è stata religione e identità culturale di quello che negli anni 70 si chiamava terzo mondo. Significa. e qui veniamo alle banlieux di Parigi ma non solo, ai trentenni assassini di Charlie Hebdo.

Perchè anche nella democratica Francia, la Francia che ha cambiato la storia del mondo con la Rivoluzione, Rivoluzione che ha tagliato la testa al Re (che fino a quel momento era tale per volontà divina), anche in Francia ci sono francesi musulmani ricchi e musulmani poveri.

E i musulmani poveri stanno in periferia, sono marginali, sono incazzati, forse non hanno letto troppi libri, molto probabilmente non hanno fatto il liceo e meno che mai l'università, fanno lavori umili, forse sono disoccupati, gridano col RAP il loro disagio, usano droghe...

E, attenzione: SONO FRANCESI. Sono figli e nipoti di nord africani francesi per colonialismo. Sono francesi come sono inglesi gli attentatori ella metro di Londra: ventenni nati in UK da genitori pakistani. Che a fronte di una società accidentale marcia (hanno detto gli inglesi) o di una marginalità, scelgono e trovano una personale rigenerazione nel ritorno alle tradizioni.

Come facciamo a dargli torto sulle malattie della società occidentale?

Come facciamo a dargli torto sul malessere derivato dalla marginalità?

E' la stessa marginalità degli italiani emigrati in America dai primi del '900 fino alla seconda guerra mondiale.

E' la stessa marginalità dei meridionali emigrati in Nord Italia e in Germania, Belgio...

 

Ci siamo allontanati dalla questione religiosa che ha fatto strage di giornalisti nella redazione di Charlie Hebdo e di ebrei in un market kosher?

Sì.

Certo.

Perchè la religione, in fondo non c'entra nulla.

Perchè la religione, anzi la fede islamica, si spalma sulle vite di questi terroristi a dare legittimità non più ideologica (come era stato per il terrorismo politico degli anni 70) ma religiosa in un mondo che ha perso la politica. E in una visione della politica e dello Stato che è confessionale. Cioè si parla di una comunità che è regolata da leggi civili e religiose allo stesso tempo. Come era per l'Europa prima dell'illuminismo, come è, in un certo senso, per lo stesso ebraismo dove da occidentali facciamo fatica a capire dove passa la linea di demarcazione fra tradizione e fede (e infatti la linea di demarcazione non c'è ma il dolore, il malessere, la marginalità diventano terreno fertile per i reclutatori del terrorismo).

Facciamo fatica a capire perchè per chi è nato nella cristianità lo stato e la fede sono cose distinte, almeno concettualmente, dal Rinascimento. E sono concetti molto radicati. Come quello, ancora più antico, di "democrazia", elettiva per definizione, che risale ai greci e si è tramandato ai romani talmente tanto che perfino l'imperatore a Roma non era tale per volere divino ma per acclamazione.

 

Ciò nonostante, la conoscenza reciproca è una ricchezza (visto che non tutti arrivano insieme alla conoscenza reciproca...)

E penso che, parlando di conoscenza intesa come strumento di rapporto con l'altro, l'ironia sia la forma più alta di approccio perchè mette in discussione, SEMPRE, per prima noi stessi (diversamente è solo squallido pettegolezzo cattivo), non posso che fare "chapeau" a Charlie Hebdon, se ce ne fosse ancora bisogno.

 

E segnalare, tornando al cinema, quello che il cinema è riuscito a raccontare a proposito di mescolanze culturali e di rivisitazioni di fatti razziali (termine vecchio) passati, sempre dolorosi.

Peccato che, a parte I due marescialli di Sergio Corbucci, tutto il resto che mi viene in mente, nasca nel mondo dell'ironia yiddish ...

Aspetto il resto. Sarà magnifico.

 

I due marescialli - Sergio Corbucci - Totò, Vittorio De Sica - 1961

Essere o non essere - Alan Johnson - Mel Brooks, Anne Bancroft, Tim Matheson  - 1983

Train del vie - Radu Mihaileanu - Agathe De La Fontaine, Lionel Abelanski - 1998

Zuker - Dani Levy - Henry Hübchen, Hannelore Elsner, Udo Samel - 2004

Infedele per caso - Josh Appignanesi - Omid Djalili, Matt Lucas, Richard Schiff - 2010

Un insolito naufrago nell'inquieto mare d'Oriente - Sylvain Estibal - Sasson Gabay - 2011

 

 

angela :)

 

 

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