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UN'ESTATE AI CARAIBI - F.lli Vanzina - Italia - 2009

E poichè il cinema è (giustamente) un'industria, dopo il cinepanettoni, ecco per il secondo anno il cinecocomero, sempre targato fratelli Vanzina.

Sbrighiamo subito le formule di rito: film a episodi con cinque episodi (CINQUE!!!) tutti riguardanti cinque italiani "tipici" che si ritrovano in vacanza ad Antigua (anche il presidente Berlusconi ha lì una casa, sarà un italiano tipo anche lui? bho?) con più che tipici motivi:  Roby è un bancario napoletano a cui viene diagnosticato per errore un tumore in fase terminale, Angelo è l'autista zelante di un volgare palazzinaro romano, Max è lo speaker radiofonico e becco di una radio locale, tradito dalla fidanzata e dal migliore amico, Vincenzo è un dentista napoletano con moglie e amante insoddisfatte, Alberto è un romano spiantato e trapiantato suo malgrado ad Antigua, dove imbroglia turisti, scommette alla lotteria e alleva un piccolo orfano.

 

Storie banali, ma qui non si discute sulla banalità perchè la storia del cinema e del cinema italiano è fatta di grandi storie banali, nel dramma e nella commedia.

Per esempio nulla di più banale di un gruppo di ladri raffazzonati che sbaglia a fare il buco nel muro di un appartamento, niente di più banale di un uomo che cerca la sua bicicletta o di un uomo che capita per lavorare in una casa di campagna e viene travolto dalla passione per una donna che ha sposato un uomo grasso.

E se proprio vogliamo parlare di film a episodi, niente di più banale delle storie  de "L'oro di Napoli" che per caso ho rivisto giusto ieri sera.

 

Il cinema italiano con la  banalità delle storie delle persone comuni,sconosciute, invisibili, ha cambiato la storia del cinema del mondo.

La questione, infatti, non è nelle storie o più tecnicamente nel "soggetto". E' nella sceneggiatura (il modo in cui la storia viene sviluppata, le situazioni, i dialoghi... ) ed è nella regia, cioè quel modo impalpabile che segna il confine fra l'arte e tutto il resto, fra la poesia e tutto il resto.

Ci aspettiamo dai Vanzina questo livello? Forse no (perchè no?), ma certo restiamo perplessi quando dichiarano che in America sarebbero osannati come Spielberg oche si ritengono gli eredi di Steno (Guardie e ladri) e di Dino Risi

 

Ho visto oggi questo cinecocomero perchè prima di parlarne male bisogna vedere. Ho visto e dico che è ancora peggio dei cinepanettoni di cui ho detto, dopo averne visti due, che "visto uno visti tutti": se nel cinepanettone di Neri Parenti ci sono due storie che a volte si intersecano a volte no (fantasia o meno degli sceneggiatori?), qui c'è stato bisogno di CINQUE storie per coprire i 110 minuti standard.

E parolacce e situazioni che dire scontate, prevedibili, noiose è dire poco.

Mi verrebbe da chiedermi chi sono questi italiani che vanno al cinema a vedere questa schifezza, ma sento che sarebbe la posizione di una persona antipatica, saccente, insopportabile e intellettualoide.

E in fondo sul cinema di cassetta tanto si è detto anche ai tempi di Totò.

Però fra il Totò di "Guardie e ladri" o della "Mallafemmina" e  Conticini che spara parolacce, mi sembra passi qualche differenza, salvando il botteghino e chi in questi film ci lavora e ci lavora anche bene.

 

E infine mi chiedo, veramente: ma Gigi Proietti, lui che ha fatto tutto, lui che tutto può fare, che ci fa in un film come questo?

Qualcuno risponde semplicemente "SOLDI"

 

fiore di cactus :)
 

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