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BARNEY'S VERSION

di Richard J. Lewis - con Paul Giamatti, Dustin Hoffman, Minnie Driver - 132' - Canada, Italia - 2010

La versione di Barney si riferisce alla morta del suo migliore amico che è caduto nel lago e il corpo non è stato ritrovato, motivo per cui cade l'accusa di omicidio nel confronti dello stesso Barney. Ma questo è solo lo spunto per raccontare la vita movimentata di Barney che sposa tre donne, è irriverente e trasgressivo, insomma un ebreo canadese un po' anarchico ma fondamentalmente innamorato dal primo momento e per sempre della terza moglie. Intorno a lui il padre ex-poliziotto, uno strepitoso, come sempre, Dustin Hoffman che da anni ormai sceglie ruoli ironici e che stavolta si cimenta con l'umorismo hiddish. Il suo "maseltorf" è bellissimo.

Altro film tratto da un libro che, pare tanto complesso quanto il film, dicono, sia convenzionale. A me è sembrato un film ben confezionato.

 

 

DHARMA GUNS

di François-Jacques Ossang - con Guy Mc Knight, Elvire, Diogo Dória, Lionel Tua - 93' - Francia, Portogallo - 2010

Altro film di fantascienza e altro film dalle inquadrature strepitose, stratosferiche ma dal  plot narrativo incomprensibile. Peccato perchè, si capisce alla fine, l'argomento è potentissimo:le visioni e le percezioni del protagonista in coma che si confronta con un mondo dove la genetica ha generato dei doppi, "les doubles genetiques", una specie di zombie che da un isola sembrerebbero voler "irradiare" il resto del mondo. Peccato davvero che il film sia scritto male, come inseguendo dialoghi psichedelici.

 

 

 

 

La solitudine dei numeri primi
di Saverio Costanzo - con Alba Rohrwacher, Luca Marinelli, sabella Rossellini, Filippo Timi - 118' - Italia, Francia, Germania - 2010

due ragazzi in pieno e grave disagio: lei è zoppa dopo un incidente di sci, lui si taglia come autopunizione per avere "perso" nel parco la sorellina ritardata.

Di nuovo un film con un tema molto potente che risulta modesto, scontato nel montaggio e francamente un po' noioso. Notevole l'impegno della Rohrwacher nel dimagrimento di dieci chili ma insopportabile l'escamotage della minigonna inguinale con scollatura vertiginosa sulla schiena per farci vedere le gambe scheletriche e farci contare le vertebre (ovviamente inquadrature dall'alto, lei piegata a schiena inarcata) Intollerabile. Il cinema non ha bisogno di questo.

Brutto. Dicono fedele al libro che è bello ma un film si deve giudicare nella sua autonomia.

 

 

Sorelle Mai
di Marco Bellocchio - con Letizia Bellocchio, Maria Luisa Bellocchio, Donatella Finocchiaro, Pier Giorgio Bellocchio, Alba Rohrwacher, Elena Bellocchio, Gianni Schicchi, Alberto Bellocchio - 110' - Italia - 2010

Giorgio si rifugia dalle zie a Bobbio e si prende amorevolmente cura di sua nipote Elena. Sara recita Shakespeare, rifugge la provincia emiliana e lascia che siano le sue vecchie zie a crescere la sua bambina. Giorgio e Sara si rinfacciano i loro destini sfumati e lontani da Bobbio, ma è davanti al Trebbia che finiscono sempre per tornare, tuffarsi e volersi ancora bene, cavandosi a turno dagli impacci. I due fratelli sono eternamente attesi dalle zie e “amministrati” da Gianni Schicchi, amico di famiglia che li ama. Sulle sponde del Trebbia scorre la loro giovinezza e fiorisce quella di Elena. Il film è tratto da sei corti frutto dei laboratori di regia diretti dallo stesso Bellocchio. Brutto film, noioso. Bellocchio avrà anche sperimentato ma .... bho...
 

LA SPADA E LA ROSA

di João Nicolau - con Mike Biberstein, José Mário Branco, Luís Miguel Cintra, Alice Contreiras, Tiago Fagulha - 145'  - Portogallo, Francia -  2010.

Manuel dice addio alla sua vita abitudinaria a Lisbona e si imbarca su una caravella. A bordo si capisce, con qualche fatica, che tutti sono legati ad una  certa sostanza in grado di di cambiare le leggi della fisica. Tant'è vero che dopo aver rapito cinque poveri disgraziati, si ritrovano tutti in una tenuta di campagna dove c'è La Rosa, uno scienziato, che farnetica di una società di uomini felici.

Definito una commedia dell'assurdo ma io direi una assurdità che parte da una ipotesi di fantascienza. E da appassionata di fantascienza sono profondamente irritata. Brutto brutto brutto.


 

Il primo incarico
di Giorgia Cecere - con Isabella Ragonese, Francesco Chiarello, Alberto Boll, Miriana Protopapa, Rita Schirinzi - 90' - Italia 2010.

Siamo negli anni '50. Nina (Isabella Ragonese), di modeste estrazioni, è una maestra elementare che ottiene il suo primo incarico in un paesino del Salento dove alle difficoltà si sommano prima la lontananza dal giovanotto ricco con cui è fidanzata, poi il tradimento di lui con una ragazza della buona società. Il dolore porta Nina fra le braccia di Giovanni, un muratore col quale dovrà sposarsi pena l'allontanamento dalla scuola per immoralità.

Quando il fidanzato tornerà da lei, Nina, che nel frattempo ha costruito un bel rapporto con i suoi alunni e si è avvicinata al marito, finirà per scegliere la sua nuova casa e la sua nuova vita.

Bello anche se non esaltante, come peraltro quasi tutti i film di questa edizione. Ricorda, con le dovute distanze, la bionda svedese Ingrid in Stromboli

 

 

Noi credevamo
di Mario Martone - con Luigi Lo Cascio, Valerio Binasco, Francesca Inaudi, Andrea  Toni Servillo, Luca Barbareschi,  Luca Zingaretti, Anna Bonaiuto -  204' - Italia, Francia -  2010

Tre ragazzi del Cilento di diversa estrazione sociale, Domenico, Angelo e Salvatore, nel 1828 entrano nella Giovane Italia. Le vicende dell'Unità d'Italia vengono lette attraverso le loro vicende in quattro episodi. Apparentemente nulla di nuovo, ci ricordiamo Allonsanfan, Bronte: ma questo film dice molto di più. Racconta di una divisione netta fra repubblicani e monarchici, di trasmigrazioni da uno schieramento all'altro, di un clima di diffidenza; ma è soprattutto un film  "politico", che esamina le necessità che portano all'Italia di Cavour e dei Savoia e dove Garibaldi, socialista, chiude il film con l' episodio dell'Aspromonte. Lungo, preciso nella ricostruzione. Col respiro dei vecchi sceneggiati.

 

 

BALADA TRISTE DE TROMPETA
di Álex De la Iglesia - con Antonio de la Torre, Carlos Areces 

107' - Spagna, Francia 2010

Durante la guerra civile spagnola, nel 1937, Javier e Sergio, due clown del circo, sono innamorati della stessa donna, una ballerina. La loro rivalità sarà un crescendo fino ad un sanguinario epilogo con i due protagonisti sfigurati e ridotti a vere maschere.

E' un film che unisce la passionalità tutta spagnola ai canoni del cinema gotico e horror senza dimenticare di occhieggiare al comico. Bello, potente, visionario. Sarà piaciuto moltissimo a Tarantino.

 

 

 

 

Into Paradiso
di Paola Randi - con Gianfelice Imparato, Saman Anthony, Peppe Servillo - 104' - Italia - 2010

Alfonso è uno scienziato napoletano, timido e impacciato, che ha appena perso il lavoro. Gayan è un affascinante ex campione di cricket srilankese che non ha più un soldo, è appena arrivato a Napoli ed è convinto di trovare il Paradiso. Questi due si ritrovano a condividere una baracca abusiva sul tetto di un condominio (fondaco) di Napoli abitato da Srilankesi, Gayan perchè è la casa dove il cugino lo accoglie (ma gli aveva fatto credere che avrebbe abitato in un lussuoso palazzo), Alfonso perchè in fuga da un impiccio camorristico.

Tutto in una situazione esilarante dove Napoli non smentisce la sua straordinaria capacità di raccontarsi alle più alte vette di ironia.

Molto belle e divertenti alcune soluzioni visive adottate da questa giovane videoartista, filmmaker e regista allieva di Werner Herzog.



Raavan
di Mani Ratnam - con Abhishek Bachchan, Aishwarya Rai, Bipasha Basu, 'Chiyaan' Vikram 

137' - India - 2010

Un capobanda rapisce la moglie del poliziotto che uccise sua sorella, ma finisce per innamorarsi di lei.

Una classica trama bollywoodiana, anzi kolliwoodiana, cioè la cinematografia tamil di cui Mani Ratnam è ilmassimo esponente. Un film bello, con un interprete dalla mimica straordinaria e, forse per noi occidentali, divertente. E poi come in tutta la cinematografia indiana, balli corali e canzoni dove gli attori vengono fuori come artisti davvero completi.

Bello anche se ci si aspetterebbe un finale diverso.

 

 

 

Vallanzasca
di Michele Placido - con Kim Rossi Stuart, Valeria Solarino, Filippo Timi, Moritz Bleibtreu, Francesco Scianna - 125 - Italia - 2010

La storia raccontata in voce fuori campo dallo stesso Renato Vallanzasca (Kim Rossi Stuart) dalle sue prime imprese adolescenziali che gli frutteranno la prima reclusione nel carcere minorile ad una carriera che, con il supporto di alcuni amici d'infanzia, lo condurrà a divenire "il boss della Comasina".  Moltissime polemiche su questo film sopratutto dalle famiglie delle vittime. Risposte condivisibili da parte di Placido a proposito di un moralismo tutto italiano, come se fare film sulla mafia volesse dire riconoscerle meriti. Ma il film non decolla nonostante Michele Placido, commissario Cattani nel cuore, abbia nelle sue corde il cinema  legato al "crimen" e i suoi ritmi. Ci si aspettava di rivedere 2Romanzocriminale" ma non è così, forse perchè in quello c'era una coralità che qui non c'è nonostante Kim Rossi Stuart sia bravissimo. Insomma "ni"
 

Ma che storia...
di Gianfranco Pannone - 78'  - Italia 2010

Un viaggio nella nostra storia attraverso il lungo e faticoso percorso unitario italiano. Mazzini, Garibaldi, Cavour..., in occasione dei 150 anni dell'unità d'Italia (1861, hai visto mai che qualcuno...) Il racconto si svolge con materiali dell'archivio Luce dai primi anni del '900 agli anni '80, con materiali grafici e fotografici, perfino con divertentissimi cartoon  che fanno da commento disegnati con uno stile tra Bozzetto, Luzzati e Chiara Racioppi (esilaranteCavour che fa una calza a forma di stivale). Materiali forse mai (come la gita di Mussolini e D'Annunzio in motoscafo sul lago di Garda) sono perfetti, come girati ieri e quindi restaurati ad arte. Bella la continuità fra Risorgimento e Resistenza: non solo c'erano le brigate Garibaldi ma il sentimento era quello dell'Italia come patria da liberare dall'oppressore. Bello, emozionante.

 

1960
di Gabriele Salvatores - con Giuseppe Cederna -  75' - Italia -  2010

La voce di un uomo (Giuseppe Cederna)  ricorda quell'estate del 1959 in cui, bambino del sud, poté godere della presenza del fratello Rosario per un'ultima volta prima che costui emigrasse al Nord in cerca di lavoro. E da lì il viaggio della famiglia per raggiungere il fratello passando per Napoli, Roma tra "dolce vita" e olimpiadi del '60, Milano fatta di tram e tanta gente.

La bravura di Salvatores è di costruire con materiali di repertorio dalle Teche Rai mai visti o visti pochissimo, un filo su cui racconta la storia. Un viaggio nella memoria che finisce naturalmente e in via autobiografica con il cinema come sogno per dare entusiasmo e gioia al mondo.

Davvero bello.

 

 

Post Mortem
di Pablo Larrain - con Alfredo Castro, Antonia Zegers, Amparo Noguera, Jaime Vadell, Marcelo Alonso -  90' - Cile, Messico, Germania -  2010

Mario Corneo lavora come funzionario presso l'obitorio dove trascrive a macchina i referti delle autopsie dettate dal medico. Una vita triste in cui arriva il raggio di sole dell'amore  per una ballerina che forse però non corrisponde. All'improvviso spari, colpi di mortaio e gente in fuga: si capisce così che siamo a Santiago del Cile ed è il golpe di Pinochet. Mentre all'obitorio arrivano cadaveri (il primo da refertare è quello di Salvador Allende), la ballerina è nascosta con fidanzato nel giardino di Pablo, fidanzato non previsto e non graditio.

Il film è piaciuto da impazzire a Quentin Tarantino e da alcune situazioni e soluzioni visive ma soprattutto dal finale si capisce perchè. Notevole.
 

 

20 sigarette
di Aureliano Amadei - con Vinicio Marchioni, Carolina Crescentini, Giorgio Colangeli -  94' - Italia - 2010

Venti sigarette sono quelle che ha potuto fumare, ed è un grande fumatore, Aureliano Amadei, l'aiuto regista sopravvissuto alla strage di Nassiriya. Aureliano, anarchico e antimilitarista, a Nassiriya ha avuto il tempo di arrivare, passare la prima notte, partire alle nove del mattino per un sopralluogo, raggiungere la caserma e saltare in aria. Film molto molto potente, con una grande padronanza del mezzo linguistico nelle scene di guerra che sono degne del miglior cinema americano di genere, mescolato ai toni della commedia graffiante che ci sono propri. Magnifica la sequenza dell'attentato che Amadei gira tutta in soggettiva. Forse qualche retorica di troppo. Mai visto in Italia un film così, soprattutto mai visto un film su un fatto tanto doloroso e anche controverso realizzato così a caldo (dalla strage sono passati solo sette anni).

 

Jean Gentil
di Laura Amelia Guzmán, Israel Cárdenas - con Jean Remy Genty - 84' - Repubblica dominicana, Messico, Germania -  2010

Il professore Jean Gentil vaga ad Haiti scendendo impercettibilmente ma inesorabilmente i gradini del degrado come mosso da una assenza di voglia di vita. Film pressochè muto, ai limiti del documentaristico, dal soggetto che si intuisce potente, forse un ricordo di Umberto D. Viene da pensare che è giusto dare spazio alle cinematografie emergenti ma che a tutto c'è un limite. Poi  Jean Gentil muore sulla spiaggia, l'inquadratura passa dall'alto di un elicottero e si vede Haiti devastata dal terremoto. E finisce che ti senti pure uno stronzo. Non va bene. Con tutta la solidarietà del mondo, ma il cinema è un'altra cosa, forse non molto lontana da questa ma altra.

 

La passione
di Carlo Mazzacurati - con Silvio Orlando, Giuseppe Battiston, Corrado Guzzanti, Cristiana Capotondi, Stefania Sandrelli, Marco Messeri - 105' - Italia - 2010

Un regista ex-promessa (Silvio -orlando-9, a corto di idee ma più spesso con idee banali, si trova a dover dirigere la sacra rappresentazione del venerdì santo in un paesino della Toscana. Al suo fianco in una ininterrotta e serrata sequenza irresistibilmente comica per situazioni e battute, Battiston nella parte di un ladro redento, Corrado Guzzanti cupo e inaffidabile presentatore di meteo locali sedicente grande attore nella parte di Gesù, Marco Messeri e Stefania Sandrelli "sindaci" ricattatori per via di un certo danno ad un affresco causato da una tubatura rotta in casa del regista. Grande uso di grandangoli a sottolineare il grottesco delle situazioni. Mazzacurati stavolta si è superato. Bello bello bello

 

 

Potiche

di François Ozon - con Gérard Depardieu, Catherine Deneuve
103' - Francia - 2010

Potiche significa "bella statuina" ed è questo che è Suzanne, moglie alto-borghese che ha portato in dote la fabbrica di ombrelli di papà, fonte di lavoro per tutto il paese della provincia, diretta da un marito che mira al profitto, con la segretaria amante e frequentatore di un certo locale. Quando il marito si ammala in seguito ad uno sciopero, Suzanne prende le redini della "sua" fabbrica e si rivela tutt'altro che una bella statuina, vicende sentimentali passate comprese.

Grandissima scrittura e grandissime interpretazioni sui toni della commedia dei due "mostri" Deneuve e Deparduieu. Irresistibile la scena al "Badaboum" dove i due attempati e grassocci attori fanno un balletto semi-romantico.

 

 

A Woman
di Giada Colagrande - con Willem Dafoe, Jess Weixler, Stefania Rocca, Michele Venitucci - 94' - Italia, USA -  2010

La giovane e dolce Julie si innamora di Max, scrittore noto, più vecchio, tormentato dalla morte della bellissima moglie ballerina di tango. Julie lo segue nella casa in Italia (Puglia) sul mare dove aleggia ancora fortissima la presenza della ballerina. Per situazioni questo sarebbe stato un film di quelli che mi piacciono da morire ma devo ammettere che un pateracchio senza assoluzione: ricalca Rebecca la prima moglie ma non è un thriller, sembrerebbe una storia di reincarnazione ma non accade nulla. E soprattutto che cazzo è Vincenzo e perchè appare nel film. Ho scoperto che la regista, pugliese, è la moglie di Willem Da Foe. Se non lo fosse stata forse avrei detto "va bhe, ci ha provato" ma così è proprio una cosa da raccomandata. Impeccabile la fotografia

 

 

I Malavoglia
di Pasquale Scimeca. Con Antonio Ciurca, Giuseppe Firullo, Omar Noto, Doriana La Fauci, Greta Tomasello - 94'  - Italia - 2010.

Rilettura all'oggi del romanzo di Verga dove i Malavoglia sono una famiglia di pescatori con un nonno 'ntoni, un papà che morirà in mare in una operazione poco chiara, una moglie impazzita dal dolore e 4 figli di cui Antonio fa il pescatore col nonno ma compone rap sulla base prima delle poesie di scuola, poi dei proverbi del nonno. Figure potenti quella del nonno e quella di Alfio, un marocchino di nome Alef ribattezzato, clandestino, di cui si innamora una delle sorelle Malavoglia. Film bello. Pieno di futuro e di musica e di mare. Non doppiato o ammorbidito in italiano. Sceneggiatura di Tonino Guerra e si sente. Film forse con qualche retorica e qualche luogo comune ma in un paese che diventa razzista, comincia a servire. Lo dedico a Bossi.

 

 

Happy Few
di Antony Cordier - con Marina Foïs, Elodie Bouchez, Jean-François Stévenin, Roschdy Zem, Nicolas Duvauchelle - 103 - Francia 2010

Rachel moglie di Franck e madre di una bambina si invaghisce di Vincent, sposato con Teri e padre di due figli. Travolti dalla passione ma decisi a restare nel rispettivo matrimonio, Rachel e Vincent organizzano una cena per incontrare e innamorare Franck e Teri. Dopo il vino, le chiacchiere e il ping pong le coppie si scambiano e si condividono fino a confondersi. È l'inizio di un eccitante ménage à quatre dove finisce che gli "scambiati" si innamorano, le donne che erano le più convinte si ingelosiscono e decidono di smettere. Niente di nuovo sotto il sole; negli anni 70 sarebbe stato esplosivo (e infatti lo ha fatto Trufaut), oggi è patetico. Ma magari incassa visto che si vede un po' di sesso.
 

 

Somewhere
di Sofia Coppola - con Stephen Dorff, Elle Fanning, Chris Pontius, Karissa Shannon, Kristina Shannon, Jo Champa, Laura Chiatti, Simona Ventura, Philip Pavel, Julia Melim, Brian Gattas, Nino Frassica, Taylor Locke, Alexandra Williams, Rich Delia, Valeria Marini, Benicio Del Toro,
98' - USA - 2010

Nella vita ricca e apatica del famoso attore Jonny Marco che "vive" in un appartamento del famoso hotel Chateau Marmont, entra la figlia di uncini anni. Non è una irruzione violenta e non c'è nessuna rivoluzione apparente: Jonny ha con la figlia un rapporto disteso, sciolto e pacificato. Ma qualcosa accade: le cose, le avventurette, i divertimenti che già lo lasciavano indifferente, semplicemente scompaiono. Emblematica la fuga dai Telegatti milanesi. Tutto riassunto nella differenza fra il correre in tondo della Ferrari all'inizio  e la strada alla fine.

 

I BACI MAI DATI

di Roberta Torre - con Beppe Fiorello, Donatella Finocchiaro, Piera Degli Esposti, Carla Marchese - 80' - Italia - 2010.

Catania, periferia. Manuela ha tredici anni, una madre frivola, un padre che non c'è, una sorella in pericolo e un lavoretto di apprendista parrucchiera. Una sera forse la Madonna le rivela dove un gruppo di ragazzi ha nascosto la testa della statua appena inaugurata sulla piazza caduta con un colpo di pallone. E da quel momento Manuela diventa la "santa" a cui si rivolgono le persone per le richieste più strane, alcune assurde, alcune strazianti. E' questa la scena più toccante di un film che invece è tutto giocato sull'ironia con scantonamenti tutti di ricerca quasi nello psichedelico (vedi il negozio della parrucchiera cartomante Piera Degli Esposti).

Finalmente un film italiano bello.

 

La bella addormentata
di Catherine Breillat - con Carla Besnaïnou, Kérian Mayan, Julia Artamonov, David Chausse - 82 -  Francia -  2010

Una gradevole variazione sul tema perchè, dicono le tre fate ritardatarie che devono riparare al regalo della fata cattiva, ai nostri giorni uno che dorme percento anni non passa inosservato e poi perchè dormire è molto noioso. Così Anastasia che si addormenta bambina di sei anni, nel sonno e nel sogno scorrazza per il mondo in cerca del suo amore. E quando si sveglierà dopo cento anni troverà il suo pronipote.

Il viaggio di Anastasia attinge piacevolmente a molte favole, da  Alice alla Regina dei ghiacci. Un film piacevole e non solo al confronto con la perplessità dei film visti prima: questa Bella addormentata nella sua stranezza ci tiene svegli per sapere cosa succede. E' la conferma, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che i francesi fanno cinema dal nulla.

 

La Pecora Nera
di Ascanio Celestini - con Ascanio Celestini, Giorgio Tirabassi, Maya Sansa, Luisa De Santis - 93' - Italia - 2010

Nicola viene da una famiglia più che disagiata, padre e fratelli pecorai, madre in manicomio, cresciuto dalla nonna. Ai primi segni di disagio, Nicola viene ospitato in manicomio da dove racconta, a distanza di trent'anni, la vita in quello che chiama "il condominio dei santi". Di nuovo: soggetto potente per un film noiosissimo, senza ritmo, tessuto con la voce narrante fuori campo di Celestini perchè, diciamocelo, non è facile trascrivere in un film uno spettacolo teatrale (in teatro, ricordiamocelo, c'è il corpo dell'attore) e non è facile diventare registi se si nasce attori (anche bravi) di teatro. Deludente, brutto e poco mi importa che Celestini abbia detto che è più facile fare una merendina che piace a tutti piuttosto che una crostata che piace in primis all'autore. Ascanio mettila come ti pare, il film è brutto.

 

 

Norwegian Wood

di Tran Anh Hung - con Rinko Kikuchi, Ken'ichi Matsuyama, Kengo Kora, Tetsuji Tamayama, Kiko Mizuhara - 133  - Giappone - 2010

Giappone anni 60, studenti di quelli coi calzettoni come nei catoni animati. Watanabe ha due amici, Kitsuki e Naoko, che stanno insieme da quando erano piccoli. Kitsuki a 17 anni si suicida e Naoko dopo qualche anno fa l'amore con Watanabe e gli rivela che con il precedente fidanzato non era mai riuscita a farlo per blocco fisico e relativa secchezza vaginale. E d'altra parte anche con Watanabe succederà la stessa cosa. Naoko morirà suicida anche lei e finalmente Watanabe si aprirà all'amore con un'altra ragazza. Un film sul disagio giovanile tratto da un libro, pare, bellissimo. Ma un film personalmente lo giudico in quanto film e questo è di una banalità narrativa e di una noia mortale anche se con una fotografia perfetta.

 

Miral
di Julian Schnabel - con Hiam Abbass, Freida Pinto, Yasmine Al Massri, Ruba Blal, Alexander Siddig. Willem Dafoe, Vanessa Redgrave - 112 - India, Israele, Francia, Italia - 2010

Miral è una bambina palestinese israeliana, figlia di un Imam, che ai tempi dell'intifada si ritrova nell'istituto fondato a Gerusalemme da Hindi Hussein, una donna di famiglia facoltosa arabo-israeliana, nella cui casa, diventata scuola, si è sempre respirata aria di multicultura. Miral si impegnerà nella lotta per la liberazione della Palestina ma sempre vicina all'ala moderata. In seguito ad un arresto, Hindi la manderà a finire gli studi in Europa. E' la storia della giornalista Rula Jebreal, che è stata in Italia a La7; ed è girato da suo marito che è un ebreo americano. Già questo basta perchè si respiri aria di incontro più che di scontro. Il film è molto bello e ben montato con materiali di repertorio. Chi lo ha definito troppo filo-palestinese, secondo me, lo ha visto con i paraocchi.

 

L'AMORE BUIO

di Antonio Capuano - con Irene De Angelis, Gabriele Agrio, Luisa Ranieri, Corso Salani, Valeria Golino. Fabrizio Gifuni - Italia - 2010 - 110

Alla fine di una domenica di sole, mare, tuffi e pizza, quattro ragazzini approfittano di Irene, anche lei adolescente. Uno di loro, Ciro 16 anni, la mattina dopo va a denunciare sé e gli altri. Vengono condannati a due anni di reclusione. Irene e Ciro, due mondi lontani, l'uno dal carcere di Nisida, e l'altra dalla casa meravigliosa, finiscono per avvicinarsi. Lui scopre la scrittura e la inonda di lettere, lei finirà per rispondere e per rinunciare ad una vuota vita americana col fidanzato in carriera.

Un soggetto forte per un film noioso, scritto male, senza alcun lavoro sui personaggi almeno per quanto riguarda gli stati d'animo di Irene che è affetta dalla complessa sindrome di Stoccolma (ma lo sa Capuano di cosa ha parlato?) Che delusione questo cinema italiano.....

 

Machete
di Robert Rodriguez, Ethan Maniquis

con Danny Trejo, Robert De Niro, Jessica Alba, Steven Seagal, Michelle Rodriguez.
USA 2010 105 '

Machete è il soprannome (chissà perchè) di un ex poliziotto messicano incorruttibile, clandestino in Texas, su quel confine problematico dove ci sono politici ultrarazzisti, vigilantes che sparano sui messicani, poliziotti corrotti che fanno affari e una "rete" che cerca di risolvere i problemi. Machete si trova al centro di un falso complotto e da lì sangue, sbudellamenti in pieno stile Rodriguez-Tarantino.

A parte una inevitabile considerazione sulle questioni anche di casa nostra a proposito dei clandestini, il film è geniale, ironico, divertente, graffiante...

Bellissimo. Fuori concorso ma da premio

 

Legend of the Fist: The Return of Chen Zhen
di Andrew Lau

con Donnie Yen, Qi Shu, Shawn Yue, Anthony Wong Chau-Sang, Yasuaki Kurata.

Hong Kong, Cina - 2010 -   113'

Immancabile film patriottico cinese ambientato nel 1925 ai tempi dell'occupazione giapponese: onore, scazzottate, sangue a schizzi che, chissà perchè, non ci fa impressione, gente che non muore mai...

Mi sono fatta un sonno a fasi ripetute e ho deciso che i cinesi no.

 

 

 

 

 

BLACK SWAN

di Darren Aronofsky - Mila Kunis, Natalie Portman, Winona Ryder,  Vincent Cassel,  USA 2010 103

Nina, bravissima ma forse poco passionale ballerina classica, si contende il ruolo di protagonista nel Lago dei Cigni con la giovane Lily in un contesto dove non manca l'esclusione della vecchia stella e la liason con il coreografo. Sembrerebbe tutto piuttosto scontato senonchè il film è giocato fino alla fine sui piani contemporanei della realtà e delle alterazioni della realtà da parte di Nina, piani dove l'unico punto di contatto, forse, sono le ferite che lei si infligge inconsapevolmente con le unghie. Tutto rimanda alle problematiche del mondo del balletto forse non troppo conosciute e legate alla necessità di eccessiva magrezza e alla conseguente anoressia. Sanguinoso, cupo, inquietante. Molto ben fotografato, magnifici i movimenti di macchina, tanta camera a mano che segue Nina di spalle, come un pericolo sempre incombente. Bello

 

 

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