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PASSION - di Brian De Palma

Isabel è la brillante e impegnata assistente con mansioni direttive di Cristine, tirannica manager di una azienda pubblicitaria. Le cose sembrano avere un loro equilibrio fino al giorno i cui la manager attribuisce a se stessa la campagna ideata dalla collega. E guerra arà senza esclusione di colpi fino all'epilogo con delitto. Situazioni del genere le avevamo già viste (Una donna in carriera, Il diavolo veste Prada) ma ma in versione thrriller. Il film è pieno di tensione ed erotismo, fra la'ltro ben commentati dalle musiche di Pino Donaggio, sì proprio lui. Belle inquadrature hitchcockiane. Francamente non capisco perchè la critica ha storto tanto il naso.

 

 

Un giorno speciale di Francesca Comencini

Lei va da un deputato che può aprirle il mondo dello spettacolo e come tutte le ragazze di periferia e' vestita in modo del tutto inappropriato, sandali dorati h 15cm e vestito scollato da sera ( ed e' mattina); lui fa l'autista al suo primo giorno di lavoro. Lui raccomandato da un prete, lei raccomandata. Ma l'onorevole ha da fare e i due passeranno tutto il giorno in giro per Roma. Fino al prevedibile epilogo dell'incontro col molto poco onorevole. Bello e bene interpretato il personaggio di lei (attrice al suo esordio), recitazione ogni tanto legnosa di lui che in "Scialla" era stato più bravo. Nulla di che come film. Divertente una caccia alla location: Roma est fuori raccordo, pecore lungo stradina... Dove siamo?

 

the company you keep - di Robert Redford

C'era una volta in America, negli anni del Vietnam, qualcuno che contestava pesantemente, in maniera non troppo dissimile dal terrorismo europeo, simile perfino nella scelta della clandestinità. E un giorno, durante una rapina per finanziare il movimento, qualcuno dei tre perde la testa e spara e un agente muore. Passano trent'anni senza che i tre vengano individuati e un altro giorno una dei tre decide di costituirsi; è cambiata da tempo ma aspettato che i figli fossero abbastanza grandi da superare il colpo ma non troppo grandi perchè lei li possa rivedere una volta scontata la pena. Uno dei tre, il nostro Robert Redford, da trent'anni vive sotto falso nome, si è ricostruito una vita e scappa - uno zelante giovane giornalista lo ha scoperto - in cerca dell'altra ragazza che è l'unica a poterlo scagionare; perchè lui in quel terzetto quel giorno in banca non c'era. Bel film ed era ora. Ben girato, ben scritto, bene interpretato. Bello lo scorcio su una insospettabile America estremista. Ancora una volta la considerazione che il cinema americano, tanto più questo cinema, non abbandona i suoi grandi attori nel frattempo diventati anche grandi in età ma scrive ruoli per loro.

 

La cinquieme saison - di Jessica Woodwort

In una cittadina della provincia belga si e' preparata la festa per la fine dell'inverno; pronti i pupazzi giganti, pronto il fantoccio di "zio inverno", pronto il cumulo di legna per il falò fatto con gli alberi di natale ormai secchi. Ma il falò non prende fuoco. E l'inverno non va via e le mucche smettono di dare latte e il semi nei solchi non germogliano. Passa così la primavera e l'estate e l'autunno... Ed e' così dappertutto. Un disaster Movie girato con l'andatura e le inquadrature di un film intimista: inquadrature lunghe, studiate (alcune sembrano quadri fiamminghi). Bello

 

Araf di Yesim Ustaoglu

Turchia. Una giovane lei e un giovane lui lavorano al ristorante di n autogrill. Lui e' innamorato di lei ma lei si innamora di un camionista più grande. E quando si accorge che e' incinta lui e' già sparito. Il giovane lui, scoperta la cosa, da di matto e finisce in carcere; lei abortisce spontaneamente. The end con matrimonio nelle patrie galere turche. Non sarebbe un br...utto film se non fosse così lungo e insopportabilmente lento. Indizio importante: mi sono addormentata al 20esimo minuto e quando ho ripreso conoscenza, dopo buona mezz'ora, non ho avuto alcun problema a riprendere il filo. Belle fotografie, belle inquadrature. Location che si sente quasi la puzza, pure qui e il commento viene spontaneo: che fortuna ad essere nati e vivere in occidente (quando ce vo ce vo)

 

Bella addormentata - di Marco Bellocchio

Un senatore del PDL, ex socialista, decide di votare secondo coscienza la legge in senato che in extremis avrebbe impedito la sospensione delle cure e "salvato" tenendola ancora in vita Eluana Englaro. E intorno alla sua vicenda, altre vicende sul tema. Inutili. Film importante, militante, politicamente corretto ma con vicende collaterali che anziché ampl...iare l'argomento diritto di vita, diritto di morte, risultano superflui, fino al sospetto: niente niente che non ce la faceva solo con la storia del senatore e della figlia super cattolica e di una moglie aiutata a morire ( scusate se e' poco) e ha avuto bisogno di "aggiungere"? Dovevano lavorare anche altri attori? Quanto sono cattiva stamattina! Sarà il dente che stanotte mi ha tormentato... o mi ha resa sveglia....

 

Spring Breakers - di Harmony Korine

Del quartetto le tre bionde sono evidentemente bad girls mentre Faith, unica mora, unica con la faccia che dimostra solo i suoi 15 anni, e' perfino credente ma con le altre sono amiche fin dall'asilo, si vogliono bene. Le vacanza cominciano con un allegro crimine, una rapina fatta dalle tre biondine con pistole di plastica per procurarsi i soldi e andare in Florida. E in Florida proseguono in una festa perenne di alcool, musica, sesso, droghe. Va tutto bene fino al giorno in cui le quattro vengono arrestate e alien, un giovane boss bianco trafficante paga la cauzione. La festa continua ma in forma privata. faith e' la prima ad abbandonare il gruppo, e poi le cose precipitano in una catena di contrasto col boss nero, ferimenti, vendetta.... Girato benissimo, parte e in fondo resta sui toni allucinatori e allucinati che sono figli di Animal House solo che qui non si scherza affatto. Magnifica fotografia, magnifico montaggio.

 

L'intervallo -  di Leonardo Di Costanzo 

Salvatore, 17 anni, vende granite con un carrettino. Una mattina si trova a fare il guardiano a veronica, 15 anni, che il piccolo boss del quartiere vuole rinchiusa tutto un giorno per chissà quale sgarro. L'improvvisato carcere e' un palazzo molto fatiscente della sterminata periferia napoletana, quello nel cui disastrato cortile Salvatore e il padre ricoverano la notte i loro carrretti delle granite, un labirinto in sporca rovina dove i due ragazzi finiscono per gironzolare come in una avventura metropolitana di degrado. C'è una cagnetta randagia che ha appena avuto i cuccioli, una barca sgangherata che galleggia appena in un locale allagato dall'acqua dei tombini, la foto di una ragazza del collegio (questo era il palazzo) che si e' suicidata perché incinta, un giardino ormai diventato una selva, un muro e di la la città. Tutto fino a sera quando il boss si viene a riprendere la ragazza, i suoi scagnozzi restituiscono il carrettino a Salvatore, torna il padre ed e' "tutto a posto". Il film e' stato preparato dopo un laboratorio in collaborazione col teatro stabile di Napoli. Magnifica la location e magnifiche riprese. Bravissimi e ben diretti i due ragazzi. Primo lungometraggio del regista.

 

the cutoff man -  di Idan Hubel

Gabi non e' giovanissimo e accetta un lavoro particolare: taglia l'acqua a chi non paga la bolletta. Interessante per lo spaccato del tutto nuovo su Israele. i nuovi registi non  guardano più all'eterna guerra con i palestinesi ma raccontano, in questo caso, delle difficoltà analoghe a quelle del resto dell'occidente attuale. Interessante ma lento lento lento; io ho dormito per la maggior parte del tempo

 

Linhas de Wellington - di Valeria Sarmento

Napoleone e' entrato in Portogallo ed e' stato fermato dall'esercito portoghese aiutato da quello inglese. Ma i francesi sono molto più numerosi e Willington decide una ritirata determinando l'abbandono dei territori da parte dei civili: e' una strategia per tagliare la possibilità di approvvigionamento ai francesi che seguendoli arriveranno alle imponenti e inespugnabili fortificazioni intorno a Lisbona costruite in tutta segretezza. Infatti Napoleone lascerà il Portogallo. Un colossal storico che guarda alle vicende di una serie di personaggi. Lungo, spettacolare ma non nel senso classico, importante per un episodio che personalmente non ricordavo affatto. Ma lungo e forse anche lento.

 

Pietà - di Kim ki-Duk

Nella vita di un giovane che riscuote debiti per conto degli usurai storpiando i debitori (e' il modo per incassare l'assicurazione) appare una donna, la madre che lo ha abbandonato appena nato. E il suo cuore poco alla volta si scioglie. Finale a sorpresa ma a guardare bene il film ci sono qui e la degli indizi. Molta gente, donne, sono uscite dalla sala alla prima, alla seconda scena "raccapricciante", le ultime ad una scena di sesso. Francamente non ho trovato tutto questo raccapriccio, Kim ki-Duk non fa del trash anche se il contesto e' di un degrado che quasi si sente la puzza. Stupisce invece l'originalità della storia. Bello ma non da gridare al miracolo.

 

Disconnetted - di Henry Alex Rubin

Tre storie di connessione pericolosa; una coppia che ha perso un bambino si ritrova con la carta di credito violata, un ragazzino viene ingannato dai suoi compagni di classe, una giornalista costruisce un reportage televisivo su un diciottenne che si offre per il sesso in chat. Intorno a loro tutto il conseguente mondo di relazioni familiari e lavorative. Tre storie legate tra loro dai reciproci ruoli dei personaggi. E dunque una sceneggiatura perfetta senza la minima sbavatura su storie del tutto plausibili. Bello, che cattura tanto da rimpiangere che duri così poco (e invece dura poco meno di due ore)


Kapringen (Un sequestro) - di Tobias Lindholm

Un mercantile danese in rotta verso Mumbai viene assalito dai pirati somali. Il film racconta della trattativa fra l'asettica elegante sede della compagnia di navigazione a Copenaghen e i claustrofobici, sporchi ambienti della nave dove sono rinchiusi gli uomini dell'equipaggio a stretto contatto di fucile con i pirati. E' tutto un doppio: situazioni, ambienti, tonalità di luce e costumi, sentimenti urlati a bordo, e sepolti in sede; entrambe le cose a fini strategici. Unico legame l'alta tensione. E considerando le scelte di regia, sceneggiatura e location, è evidente che si può fare un film di grande suspense senza grandi cose: un ufficio e un vecchio cargo e in entrambi non è detto che gli ambienti on siano stati ricostruiti in teatro di posa tranne gli esterni sul ponte della nave. Bello. Fra l'altro credo sia uno dei primi se non il primo film a parlare dell'argomento

 

Leones - Jazmin Lòpez

Cinque ragazzi vagano in un bosco. La camera li segue in lunghissimi piani sequenza. Si perdono, da un registratore si capisce che prima stavano andando al mare in macchina. Non succede assolutamente nulla e si finisce per ammirare i virtuosismi della macchina da presa: come ha fatto la steady a fermarsi lasciando li scomparire dietro un cespuglio e restando fissa come su un cavalletto? Quanto lenta è stata la panoramica a 360 gradi se il movimento delle foglie e dei rami risulta accelerato? Mi sono chiesta perché la strega di Blair ci mettesse tanto a farli fuori tutti e liberarci. Finalmente dopo 45 minuti trovano una casa nel bosco, ermeticamente sprangata. Una di loro si allontana e dopo altri sette minuti trova una macchina distrutta da un incidente, i sedili sono sporchi di sangue, lei scoppia a piangere. E così finalmente capiamo che forse sono tutti morti mentre lei guidava verso il mare. Infatti mentre gli altri 4 continuano nel bosco lei la seguiamo per altri buoni 5 minuti su una gigantesca spiaggia argentina fimo a quando finalmente arriva all'oceano e vi si butta. Altra panoramica a 360 e arrivano "dal bosco" anche gli altri. Titoli di coda. Quando si dice, citando Monicelli, nel film la macchina da presa non la devi sentire. Unico pregio: avere fatto un fantasy senza nessun effetto speciale. Rivelo tutto perché dubito che questo film sarà mai distribuito.

 

Apres mai - di  Olivier Assayas

Finalmente un film storico sugli anni del post 68, protagonisti chi all'epoca finiva il liceo e non aveva fatto in tempo a vivere il maggio. I quattro ragazzi vivono tutte le possibili conseguenze: la politica, il femminismo, le droghe, l'aborto, l'Amore liberato, le scelte estremiste, i viaggi in Nepal, le lotte operaie, il sacco a pelo, le ricerche in campo artistico, il cinema di avanguardia...  Bellissimo, giusto, bravissimi i ragazzi che il regista ha trovato nei bar o in internet alla faccia dei casting. Ma io forse sono di parte, in quegli anni finivo il liceo e ho vissuto esattamente le stesse cose. Questo mi consente di riconoscere la veridicità storica. Magnifico copione, dialoghi perfetti. Come eravamo bravi!

 

Love is all you need di Susanna Bier

Due giovani danesi hanno deciso di sposarsi a Sorrento e come in tutti i matrimoni del cinema succedono parecchie cose divertenti. Credo che il divertimento per gli italiani sia anche maggiore perché si aggiunge il modo in cui i danesi, in generale chi non e' di cultura mediterranea, vedono l'Italia. Dalla musica (che in certi punti ricorda quella del "postino") alla fotografia dai colori saturi perché, vuoi che l'Italia sia pastello? Jamais! L'Italia e Sorrento sono brillanti. Come la Sorrento di Vittorio De Sica e donna Sofia, solo che li era la pellicola e quel particolare gradiente. Molto molto carino davvero e finalmente un film dove non c'è nessuno "bello", perfino Brosnaan h la pancia.

 

Low tide - di Roberto Minervini

Della serie così siamo buoni tutti a fare un film. Prendi un ragazzino biondo e triste perché ha una madre ubriaca tutte le sere. Fagli fare tutte le faccende di una casa di quella americane di provincia profonda che accanto ci stanno quelli nelle roulotte, seguilo tutto il giorno mentre gioca con le ranocchie, raccoglie lattine vuote insieme al barbone e le vende,...mentre aiuta la madre che fa l'inserviente in un ospizio forse perché così ha un pasto caldo.... Fai che non succede nulla, ma proprio nulla che giustifichi l'esistenza del film fino a quando, al 68esimo minuto, il ragazzino beve il detersivo per la lavatrice (anziché strangolare la madre), scena in ospedale, abbraccio e pianto della madre e scena ultima tutti al mare. Ovviamente tutto camera a mano, copione inesistente. E certo che e' costato poco ma 50mila dollari sono sempre troppi. Mi nervini: come un italiano in America e' riuscito a non farsi nemmeno sfiorare dal cinema americano (sceneggiatura, ritmo, montaggio....). Forse gli daranno il rimpatrio.... Uahuahuah

 

Boxing day - di Bernard Rose

Un uomo d'affari si reca in Colorado sotto natale per vedere una serie di case pignorate, proporre l'acquisto alle banche al 50% e rivenderle guadagnandoci. Noleggia un'auto e con l'autista si stabilisce subito un rapporto padrone-schiavo: l'autista e' inglese, grassoccio, piuttosto scettico sullo spirito americano del profitto. Chi si salverà dal congelamento visto che la macchina si e' bloccata di sera in mezzo alla neve? Tutta macchia a mano e certe sfocature ci stanno benissimo. E una storia originale ma nemmeno troppo perchè è tratta da un racconto di Tolstoij.

 

To the wonder - di Terrence Malik

Lei parigina, lui texano. Lei lo segue in Texas con la figlia di dieci anni avuta da un matrimonio fallito. Prima tutto bene, poi problemi, lei se ne va, lui trova un'altra donna, poi la parigina torna perché nel frattempo la figlia e andata a vivere col padre; il texano finalmente la sposa e naturalmente dopo un po' ricominciano a litigare, finalmente divorziano e lei di nuovo (tho!) se ne torna in Francia. Già così sarebbe stato tutto ovvio ma evidentemente lo sapeva anche il regista perché ne ha fatto una specie di video-opera, con le voci delle due donne fuori campo, estraniate come se recitassero un poema e inquadrature bellissime condite da un montaggio che procede temporalmente solo per grandi linee e spesso si sfrangia. Tutto questo per dire mogli e buoi dei paesi tuoi. Finalmente n film veramente brutto con cui scaricare la dose di veleno.

 

Fill the void - di Rama Bushtein

Shira sta per fidanzarsi quando la sorella muore di parto e la madre,more impedire che il vedovo sposi una ragazza in Belgio portando lontano il nipotino, le propone di essere lei la seconda moglie. Shira vorrebbe avere uno sposo giovane come lei o forse Vorrebbe anche la meraviglia che anche per il suo sposo fosse la prima volta. Film femminile e al femminile che guarda dentro l'ortodossia ebraica a Tel Aviv. E' incredibile, infatti, che tutto questo accada ai giorni nostri perché tutto, dai vestiti alle relazioni interpersonali ai valori dati sembra riferirsi non dico tanto, ma non più tardi degli anni 50 ma fin dalla prima inquadratura c'è un telefonino

 

 

the Master - di Paul Thomas Anderson

Freddy e' tornato dalla seconda guerra mondiale, era nel Pacifico in marina ma e' più disturbato e sofferente degli altri anche perché forte etilista, di quelli che bevono anche il profumo per intenderci. Si ritrova senza saperlo sul panfilo del fondatore di scientilogy che, siamo nel 1950, sta strutturando la sua organizzazione. Tra i due comincia un rapporto terapista-paziente che durerà per molto tempo. Detto così sarebbe interessante ma personalmente l'ho trovato di una noia e di una lungaggine che la metà bastavano. Peccato perché Joaquin Phoenix e' bravissimo, di quegli autori che riescono a deformare anche il corpo per un personaggio.

 

E' stato il figlio - di Daniele Ciprì

Con la morte accidentale della figlia, la scalcinata famiglia di Nicola (Toni Servillo) ha un risarcimento e non trovano di meglio che comprare un Mercedes. E quando il figlio graffia la preziosa macchina... Un buon esempio di come si può passare da una situazione comica per tutto il tempo, tranne le morte della bambina, ad un finale tragico. Inquadrature condotte con il grottesco di Pietro Germi, fotografia che rivela decadenza anche se non ci fosse, un buon copione aiutato dalla cadenza siciliana e toni se villo, nemmeno a dirlo, che riesce ad essere perfetto siciliano sopra le righe. Bello

 

WADJDA - di Haifaa al-Mansour

Nonostante andare in bicicletta sia considerato un male e oltretutto rischioso per la salute delle femmine, questa ragazzina impertinente desidera una bici. comincia a mettere i soldi da parte ma quando capisce che non ce la farà, allora decide di vincere la gara scolastica di conoscenza e recitazione dei corano, proprio lei che a scuola non ha un comportamento adeguato, lei che sotto l'abito nero lungo e il velo, porta jeans e scarpe da tennis e magliette colorate, come una qualunque ragazzina occidentale, lei che ha una antenna per sentire le radio di tutto il mondo. è il "caso" di questa mostra: è il primo film di una regista saudita, interamente girato in Arabia Saudita (e con quale argomento !). Per noi italiani, poi, la bicicletta, dal punto di vista del cinema, è una cosa davvero molto importante. Non so se sia stata una citazione. di sicuro il film è emozionante e nemmeno tanto didascalico. La ragazzina è bravissima, questo a conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, che al cinema i bambini sono attori naturali. E De Sica, per restare in tema di biciclette, lo sapeva bene.

 

PARADISE: FAITH - di Ulrich Seidl

Una signora austriaca in preda ad integralismo cattolico del tipo auto fustigazione, cilicio, tentativi di conversione e redenzione porta a porta, si ritrova col marito islamico e paralitico che torna a casa dopo due anni. Con tutto quello che ne deriva. Film fulminante. Quello che si potrebbe pensare film di contenuto (e qui ce ne sono molti) ma che è un film di forma potentissima: inquadrature che sono di una perfezione geometrica, location giuste, scenografia asettica. Ovviamente quasi tutto in interni. Ripeto, fulminante e visto che è il secondo di una trilogia, qui tocca correre a recuperare il primo, (presentato a Cannes) e stare in agguato per il terzo (chissà, magari lo vediamo a Roma...)

 

The iceman -  di Ariel Vromen

Storia vera di uno dei killer più famosi d'america "che non poteva sfuggire al cinema" come recita un articolo sul daily della mostra. Ovviamente confezionato stra stra bene e, nonostante la mia nota incapacità di seguire i thriller, stavolta mi sono persa il filo solo alla fine anche perché la vita di Richie e' stata piuttosto lineare, cioè quasi tutta al sodo di un unico fetentone.

 

GLI EQUILIBRISTI - di Ivano De Matteo

Si può riassumere nel commento di uno che cerca posto alla casa dei papà: il divorzio e' cosa da ricchi, noi non ce lo possiamo permettere. E non e' che Giulio sia esattamente un poveraccio, ma e' solo un dipendente del comune, 1200 euro al mese. La moglie che non ce l'ha fatta a superare una sua scappatella, lavora ma i soldi non bastano quando le economie diventano due e Giulio in un paio di mesi diventa un semi barbone che lavora e la notte dorme in macchina. Grande interpretazione di Mastandrea che si conferma attore a tutto tondo; forse un uso troppo retorico ( strappacore) della colonna sonora, belle le location romane. Bobulova intensa come sempre e come sempre lo stupore del suo italiano perfetto. Bobulova... Già... Era lei quella di cuore sacro... E la parte barbona del film lo ricorda tanto.

 

Tango libre - di Fréderic Fontayne

Due amici in carcere, la stessa donna, un figlio adolescente: presto si scopre che sono una famiglia allargata. Le cose si complicano quando lei si invaghisce ricambiata di uno dei secondini che frequenta lo stesso corso di tango argentino. Bellissima la sequenza in cui il detenuto argentino si esibisce; bellissimo che tutto il carcere finisca per studiare il tango. Finale strepitoso.

 

Superstar - di Xavier Giannoli

un uomo qualunque diventa famoso probabilmente per effetto del web e dalla fama alla persecuzione il passo è breve e via così esattamente come l'episodio di Benigni nell'ultimo di Woody Allen. Solo che Woody non l'ha tirata troppo per le lunghe. Ha anche uscite divertenti ma nel complesso sbadigli e piccoli crolli di sonno


Tradimento - Kirill Serebrennikov

Il regista è quello che ha vinto la prima festa del cinema di Roma.
Interessante, girato benissimo ma questo da un russo non stupisce affatto.
Sulle prime, quando i due scoprono che i rispettivi coniugi sono amanti, viene in mente destini incrociati con Harrison Ford ma qui la cosa ha tutt'altra andatura aiutata dalle location di una tristezza galattica, dalla totale assenza di commento musicale tranne in un punto... Questo lo trovo divertente: gli amanti si incontrano sempre davanti alla statua di un cervo con grandissime corna: devo informarmi se in Russia il tradimento ha gli stessi italici attributi. Non male nel complesso, forse nemmeno "lento" , non so se e' l'effetto impegno veneziano ma volevo vedere come sarebbe andato a finire perchè non intravedevo nessun finale. ma interminabile.

 

 

PINOCCHO - di Enzo d'Alò

Intanto trovo che ci vuole un bel coraggio a fare un cartOOn dopo quello di Disney. un po' come per Benigni dopo quello di Comencini. Non è che con questo vengano le farfalle allo stomaco per il piacere. Il tratto dei cartOOnist italiani è particolare, semplice e naif e moderno.... a volte sospetto che piaccia più ai bambini che ai grandi perchè loro riconoscono di poterlo fare. Ma tenero comunque e, trattandosi di Pinoccho che tutto è tranne un romanzo gioioso, a volte  perfino pauroso nel tratto grafico (vedi il pescecane ma anche il paese dei balocchi e la bocche spalancate ad ingoiare bambini che mi ricordano l'ingresso del paese dei Morlok e forse anche qualcosa di Metropolis....)

E poi e musiche di Dalla, ultima opera, che hanno un vago ricordo, inevitabile, di Fiorenzo Carpi.

 

MONICELLI: LA VERSIONE DI MARIO

Ma certo, sapevamo tutto, lo avevamo sentito tante volte, lo conoscevamo....  ma sono andata a vedere questo tributo come se avessi potuto rivedere Mario ancora una volta e nel posto più giusto.

So che si e' irritato, se mi ha vista dal suo paradiso: sono uscita dalla sala con i lacrimoni e il cuore che per un attimo è tornato sotto un sasso.

Ci manca il regista, ci manco l'uomo di cultura, ci manca la lucidità e lo sguardo di Mario Monicelli.

 

The Reclutant Fundamentalist - di Mira Nair

Film bellissimo, partenza alla grande di questa Mostra che compie 80 anni.

Azione, politica, ritmo e considerazioni profonde su sentimenti forti. Mi verrebbe da dire che si sente, a proposito dei sentimenti forti, tutta la mano ella donna regista ma forse non è più vero. Non è un film al femminile. Credo si tratti solo di stile e sensibilità. ritmo alto. magnifico incipt grazie alla olona sonora. Inevitabile il finale coranico-pacifista dove il protagonista finisce er diventare un aspirante Gandhi ma d'altra parte tropi ce ne vorrebbero.

Ma sopra a tutto una considerazione: Mira Nair  non si fa intrappolare dai generi, no.

 

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