LA PRIMA NEVE - di Andrea Segre - con Giuseppe Battiston, Anita Caprioli, Jean Christophe Folly - Italia - 105' - Dani, fuggito dal Togo in guerra, è stato inviato insieme alla bimba di un anno (la moglie è morta di parto dopo il viaggio in gommone), in un paesino di montagna nel Trentino e ha trovato lavoro come falegname. Entra così in una famiglia dove c'altrettanto dolore: Michele, il nipotino del vecchio apicoltore dove Dani lavora, ha perso il padre in una frana e la madre non sempre riesce a compensare la sua solitudine. Su tutto domina, personaggio grande, il bosco, il suo silenzio e l'attesa della prima neve che Dani, africano, nomi ha mai visto. Grandissima fotografia, grande colonna sonora, bella sceneggiatura, bravissimi gli attori, soprattutto il ragazzino. Di speranza l'assoluta naturalezza con cui Dani viene accolto nel paesino. Domanda: perché in concorso ci sono state tante boiate pazzesche e i film veramente belli sono nella sezione orizzonti?
 

 
LA JALOUSIE - di Philippe Garrel - con Louis ed Esther.Garrel - Francia - 2013 - 77' - Un giovane attore vive con la figlia avuta da una precedente relazione e la nuova compagna, attrice disoccupata e depressa. Le cose non vanno bene, lei lo lascia per un altro, lui si spara (ma non dovrebbe essere un padre responsabile visto che ha l'affidamento della bambina che ama moltissimo ?), si salva e il film finisce nello stesso nulla in cui era iniziato. Domanda: ma dove sta la gelosia?
 

 

SACRO GRA - di Gianfranco Rosi - Italia - 2013. - 95' - Storie ai bordi dal GRA. Tanti corti in montaggio letterato, vecchia solfa. Ma il dramma è che ognuno dei corti, oltre ad essere minimalisti, non hanno struttura narrativa alcuna, sono fotografie, situazioni immobili: un vecchio cerca il punteruolo rosso nelle palme, un altro vecchio disquisisce rivolto ad una figlia che sta al computer, un infermiere di ambulanza non so più che faccia, due cubiste di cui una si preoccupa che il rossetto rosso la fa sembrare una mignotta.... Dissipato l'interrogativo sul motivo dell'ammissione: trattasi del figlio di Francesco Rosi. ....cosa?.... Scusate, ci comunicano dalla regia che non si tratta di corti d finzione ma di corti documentario. Il giudizio non cambia: trattasi di boiatta pazzesca.


 

UNE PROMESSE - di Patrice Leconte - con Richard Madden, Rebecca Hall, Alan Rickman - Francia, Belgio - 2013 - 95'- Germania inizio 1912, acciaieria, Atmosfera stile La cittadella. Un giovane ingegnere conquista con le sue idee innovative, la fiducia del proprietario che, in seguito ad un attacco di cuore, dovendo dirigere i suoi affari da casa, lo nomina suo segretario personale. Sta conquistata anche la giovane moglie e tra i due nasce inevitabilmente un sentimento forte, messo a dura prova dalla partenza di lupi per il Messico dove va a fondare una distretto minerario e industriale per la sua azienda: i due casti amanti si scambiano la promessa di ritrovarsi quando lui tornerà dopo due anni. Ma scoppia la guerra e gli anni di attesa diventano 8. Finalmente un film romantico, ben fatto, raffinato nelle scenografie e nei costumi, ben scritto. Girato in inglese con cast britannico in cui spicca Alan Rickman - Piton di Harry Potter

 

 
EASTERN BOYS - di Robin Campillo - con Olivier Rabourdin, Kirill Emelyanov, Daniil Vorobyov - Francia - 2013 - 128' - Alla Gare du Nord a Parigi, Marek adesca omosessuali eleganti, si fa dare l'indirizzo di casa per un incontro a pagamento dove però si presenta con tutta la banda di ragazzi dell'Est, ucraini, moldavi, russi, rumeni... Che svuotano la casa del malcapitato. Ma con l'ultimo malcapitato, Daniel, un distinto cinquantenne benestante, dagli occhi buoni, poco a poco nasce un rapporto vero. Lo scorcio è sulle dinamiche ormai note dell'immigrazione clandestina: il capo della banda ha sequestrato i passaporti e può decidere tutto della vita dei ragazzi. Altro luogo comune confermato: i francesi riescono a fare bei film dal niente. In questo caso si tratta di situazioni non nuove che però generano un film che si trasforma, nella parte finale, addirittura in un film d'azione (Marek viene liberato, la banda incastrata)

 

L'INTREPIDO - di Gianni Amelio - con Antonio Albanese - Italia - 2013 - 104' - Antonio non ha un lavoro fisso, fa il sostituto di chiunque abbia un problema e per un paio d'ore, a volte per una giornata intera, non può andare al lavoro. E quindi gli capita di fare di tutto, dall'operazione edile, al tranviere, al baby sitter. Ed è felice, perché Antonio ha un cuore buono, un carattere mite e gentile. Nella sua vita ci sono due figure: il figlio sassofonista e Giulia, una ragazza conosciuta da poco: entrambi, per motivi diversi, del tutto incapaci di essere felici. Il film è, come mi aspettavo, noioso, lento e destrutturato. Come al solito nel cinema di Amelio, il soggetto è originale ma il film deludente. Poi ci sono quelle cosucce che rendono Amelio francamente antipatico: ancora ancora la citazione, forse ruffiana, di Bianca di Nanni Moretti (Antonio conosce il cuore delle persone guardando le scarpe); ma arriva a citare se stesso quando Antonio, in assoluta e improbabile controtendenza, emigra in Albania per lavorare in miniera. Insopportabile

 

 

THE UNKNOWN KNOWN - di Errol Morris - USA - 2013 - 105' - una lunga intervista a Donald Rumsfield che racconta dei momenti cruciali della sua lunga collaborazione con la Casa Bianca attraverso i promemoria che ogni funzionario ha sempre lasciato, i "fiocchi di neve" chiamati cosi' perché su fogli i carta bianca. Pensavo di annoiarmi dopo i primi 10 minuti e invece il documentario è costruito talmente bene, con talmente tanti elementi di linguaggio, da avere più ritmo di molti film visti. Ci risiamo con il mio luogo comune sul cinema americano.
 


HARLOCK: SPACE PIRATE 3D - di Shinji Aramaki - Giappone - 115'- In un futuro lontano o un passato remoto, gli uomini, dopo aver colonizzato l'universero, sentirono il bisogno di tornare sulla terra che però non poteva più contenere i tutti. E fu guerra. E per mettere fine alla contesa, l'ordine di Gaia dichiarò il pianeta luogo sacro e inviolabile. Solo uno si ribello' il pirata Harlok, immortale perché intriso di materia oscura, che da cento anni combatté Gaia e quelle che lui sa essere menzogne. La storia, in pieno stile nipponico, procede fra battaglie e multipli cambiamenti di campo man mano che pezzi di verità vengono svelati dall'uno e dall'altro capo degli schieramenti. In pieno stile nipponico c'è il dramma familiare di due fratelli. Ma la novità è nella tecnica della disegno : fino ad ora i personaggi erano stati o animaletti umanizzati o umani caratterizzati da pupazzi. Adesso, come sapevamo da tempo, sono reali, attori, verosimili, forse ancora un pochino somiglianti l'uno all'altro ma è fatta. Potremo avere di nuovo film con Marilyn Monroe. Ovviamente la fluidità del movimento ormai è assoluta. Magnifico.

 

 
'O SOLE MINNIE - di Paul Ruddish - 3' - Topolino gondoliere vede MINNIE cameriera in un ristorante ed è colpo di fulmine con tutti i possibili intoppi, balena canterina e squalo allunare compresi. Semplicemente delizioso. Il cartOOn che apre una serie che da una parte è  un omaggio al Disney anni 20 e 30, dall'altro vede i protagonisti in avventure ambientate in tutto il mondo, lo vedremo in autunno su disney Channel. Intanto un assaggio


  
UNDER SKIN - di Jonathan Glazer - con Scarlett Johansson, Antonia Campbell-Hughes - USA,GB - 2013 - 107' - Una creatura linea arriva sulla terra e prende le sembianze di una terrestre. La sua attività è irretire giovani uomini che in una misteriosa stanza nera che lei materializza, seguendo la per farci l'amore senza accorgersene sprofondano in un liquido nero dentro al quale il loro corpo si dissolve e resta la pelle, come fosse una tuta, come la muta dei serpenti. Ma quando labella incontra un povero ragazzo deformato in viso e poi si vede per la prima volta lo specchio, qualcosa cambia, come se l'umanità si facesse strada. Finale a sorprese. Film molto strano, sospeso, quasi muto, con una recitazione estraniata e estraniante. Situazioni volutamente, credo, lasciate oscure, come il motociclista che aiuta la ragazza a che fare non si sa. Banalmente potrebbe essere che lei è una esploratrice che prepara le pelli per altri alieni che devono arrivare.

 

 

ANA ARABIA - di Amos Gitai - con Sarah Adler, Yuval Scharf -Israele, Francia - 2013 - 84' - Ana Arabia è il nome con cui familiari e amici hanno chiamato Hanna ebrea polacca, sopravvissuta ad Auschwitz, arrivata in aisraele( o all'epoca era Palestina?) nel 1948 che ha sposato Yussuf ed è diventata Siam Hassad. Tutto questo lo raccoglie una giornalista che si reca a casa e comincia a parlare col marito. Ma è solo l'occasione per scoprire le storie di altri che vivono in un microcosmo fatto di casette modeste, ai limiti del degrado, in mezzo alla città dove proprio Hanna-Siam ha piantato alberi e piante dove prima c'era solo sporcizia, perché , dice la figlia, dove ci sono piante la gente non butta immondizia. Argomenti, storie e inflessioni belli anche se prevedibili, tutti tesi alla pacifica convivenza perduta. Ma l'aspetto interessante è nella tecnica: un unico piano sequenza, quindi tempo reale che richiede grandissima organizzazione e controllo del set, con una steadycam che segue la giornalista negli spazi fra le casette, e virtuosismo finale: la camera passa su un dolly e l'inquadratura diventa una carrellata in alto a guardare questa isole nella città, poi si ferma, panoramica a sinistra a raccontare l'interno, panoramica verso l'alto ad inquadrare il cielo. Sonoro in presa diretta.

 

LOCKE - di Steven Knight - con Tom Hardy - GB - 2013 - 85' - Ivan Locke ha preso una decisione: non torna a casa dal lavoro e non vedrà la partita coi figli perché, con due mesi di ancipo, una collega con cui aveva avuto l'unica avventura in 15 anni di matrimonio felice, sta per partorire il suo bambino ; lui non la ama ma vuole essere presente. Non gli sarà possibile nemmeno, la atti a dopo all'alba, essere presente in cantiere alla colata di calcestruzzo per le fondazioni del grande edificio di cui è direttore dei lavori e deve risolvere, guidando, tutti i problemi legati alla sua assenza. Per non parlare delle spiegazioni alla moglie. Interamente girato in automobile con un solo attore in video e molte voci fuori campo. Soggetto originalissimo, potente sceneggiatura, grande montaggio. In tempo reale ma non lasciamo ci ingannare: per ottenere questo risultato in montaggio, pare sia stato girato 4 volte


 
ZORAN IL MIO NIPOTE SCEMO - di Matteo Oleotto - con Giuseppe Battiston - Italia, Slovenia - 2913 - 106'- Friuli, paesino. nella vita sgangherata tutta vino e amici di Paolo, arriva per pochi giorni, in attesa di poter andare in istituto,un nipote sloveno rimasto senza famiglia. Paolo, che è decisamente un misogino, non vede l'ora che vada via ma scopre che è infallibile a frecce tre. Decide così di chiederle in affidamento per partecipare ai campionati mondiali a Glasgow, in palio 60 mila euro. La scena in cui spiega le motivazioni raccontando del coniglio Flacky è un capolavoro in un film esilarante. Si regge, ed è evidente, tutto su Battiston, finalmente protagonista ma è un'ora e 40 di bravura, intelligenza, risate di cuore.


 
THE ZERO THEOREM - di Terry Gilliam - con Christoph Waltz, Matt Damon -USA, GB - 2013 - 107' - In un futuro colorato e totalmente interconnesso, d ove non esiste più la solitudine, Leth, il migliore degli impiegati alla elaborazione dati, lavora al teorema zero, quello che dimostra la contrazione inevitabile dell'universo, l'inevitabile fine di tutto e l'assoluta mancanza di senso nella vita così come l'assoluta mancanza di una qualche forma del divino. Se è vero che la sci-fi è la più intrigante e la più difficile orma di cinema perché il regista è libero di inventare un mondo, allora Gilliam continua a divertirsi come un pazzo: il film, parlando di scenografia, è come il contrario di Blade runner, dove li era tutto cupo qui è tutto colore. Ma poiché il protagonista anela alla solitudine e riesce a farsi assegnare il lavoro a casa, Gilliam si è sbizzarrito a ostruire un interno a metà strada fra l'antiquariato e il super tecnologico (bellissima la sveglia a lancette che Leth i porta in borsa, bellissimo il telefono a cornetta anni 30). Un film quasi tutto in interno, visto che la ricerca è interiore sui temi della oli tutine e dell'amore. Ma non teme di avventurarsi in territori che ricordano 2001 e, nella realtà virtuale, perfino Contact. È stato girato a Bucarest in soli 27 giorni. Una meraviglia, un grande sogno che apre interrogativi.


 
TOM A LA FERME - di Xavier Dolan - con Xavier Dolan, Pierre-Ives Cardinal, Lise Roy, Eveline Brochu - Francia - 2013 - 95 - Guillome è morto e Tom raggiunge la sua famiglia in campagna per il funerale, la madre non ha saputo che il figlio era omosessuale, il fratello lo sapeva ed è omofobo, violento e con un brutto precedente. Si struttura un rapporto di paura e attrazione che Tom riesce, per fortuna, a spezza fuggendo via. Dico per fortuna perché i presupposti per un'altra fine col morto c'erano tutti.
Fatto molto bene, ben raccontate situazioni e personaggi.

 
 

The Wind Rises - di Hayao Miyazaki - Giappone - 2013 - 126' - La biografia romanzata di Jiro Horikoshi, progettista degli aerei da combattimento “Zero” utilizzati dall’esercito giapponese durante la Seconda guerra mondiale. Un racconto di vita che parte dall’infanzia, quando – costretto a rinunciare al sogno di poter diventare un pilota per via della forte miopia – Jiro inizia a fantasticare sulla possibilità di costruire un velivolo in grado di volteggiare come il vento. Il maestro ha annunciato proprio qui a Venezia che questo è il suo ultimo film e spiegherà presto i motivi. Anche se non fosse vero, questo resta il film più adulto, meno sognante e, in un certo senso più coraggioso del Maestro perchè l'aereo che il protagonista costruirà è lo Zero, gli aerei che hanno compiuto l'attacco a Pearl Harbor e "non ne è tornato nemmeno uno". Ma non è, naturalmente, un film nazionalista o guerrafrondaio: l'aereo è il sogno e il sogno no ha nulla a che fare con la guerra che è solo, purtroppo, una tragica  contingenza nella vita del protagonista ce è solo un grande sognatore, Come lo era stato il conte Caproni col quale, avendo le stesse aspirazioni si incontra sempre nei medesimi sogni. Tanto bello nel tratto e nellavicenda, tanto importante la circostanza che il film è in concorso nonostante non si tratti di una anteprima mondiale.

 

 

PALO ALTO - di Gia Coppola - con Nat Wolff, James Franco, Val Kilmer, Colleen Camp, Emma Roberts - USA - 2013 - 98' - Le vicende di un gruppo di liceali, presumibili. Dei due ragazzi uno è "buono", uno un "cattivello" anche se entrambi disincantati. Quello buono è capace di amare, quello cattivello solo di scopare. Nel frattempo lei si intriga in una relazione col coach della squadra, ovviamente più grande, che ovviamente la inganna parlando d'amore. Tra una festa, una partita di pallone, qualche scopatina, tanti spinelli non succede nulla fino a dieci minuti dalla fine quando il buono e la bella si dichiarano amore con un sms mentre il cattivo corre contromano sul l'autostrada californiana ed è pure notte. Cioè, non è che non succeda proprio nulla, è che la giovane coppola guarda alle vicende di questi ragazzetti con lo stesso distacco con cui a noi grandi sembra che loro guardino alle cose della loro vita.  Disattese tecnicamente parlando tutte le regole del cinema, plot narrativo, climax... Ma la regista non è figlia d'arte? Ma non eravamo noi italiani a fare il minimalismo?
 

 
MISS VIOLENCE - di Alexandros Avranas - con  Themis Panou, Eleni Roussinou - Grecia -  2013 - 99' - Durante la festa per i suoi 11 anni, Angeliki si butta dal balcone. Il motivo terribile verrà fuori ma già dall'inizio in questa festa c'è qualcosa di strano: due ragazzine che sembrano sorelle e invece sono zia e nipote, due bambini ma nessun amico, solo una giovane bella donna che è la madre, una anziana che è la nonna, e un uomo che sulle prime sembrerebbe il padre ma si scopre che è il nonno. La verità è quanto di più squallido e orribile si possa immaginare, la fine auspicata. Ma peccato davvero, perché sarebbe stato un gran film se per tre quarti del tempo non fosse noiosissimo, statico, lento, senza uno straccio di colonna onora... Io sotto sotto l'ho sempre pensato: i greci il cinema non lo sanno fare, non quello che piace a me, almeno. Argomenti potenti, storie magnifiche in una forma povera che piace sicuramente ai barbosintelkettualisenzacuore, o almeno così dicono per fare onore al loro personaggio (poi guardano l'isola dei famosi, uahuahuahuah )
 
 
PARKLAND - di Peter Landesman - con Zac Efron, Paul Giamatti, Marcia Gay Harden, Billy Bob Thornton - USA - 2013 - 92' - La ricostruzione, dopo 50 anni, degli ultimi momenti di vita di Kennedy e di tutto quello che è accaduto immediatamente dopo. Ricostruzione  ben fatta nella scelta delle inquadrature: Kennedy non si vede mai in viso in maniera netta, non si è cercato un attore che gli somigliasse, cosa che non è stata fatta nemmeno per Jackie. Anche il filmato si è deciso di farlo vedere solo riflesso negli occhiali di chi lo aveva girato. C'è poco. Da dire, gli americani il cinema non lo avranno inventato ma lo sanno proprio fare. Si resta inchiodati allo schermo nonostante si sappia tutto (o quasi)

 

 

CHILD OF GOD - di James Franco - con Scott Haze - USA - 2013 - 104' - Lester è pazzo o, se preferiamo, è un "figlio di dio". Probabilmente aver trovato il padre impiccato era stata la goccia che aveva fatto traboccare il caso. Fatto sta che adesso è un adulto pazzo e armato di fucile nella provincia montana americana degli anni 50. I guai cominciano quando Lester trova una coppia di ragazzi che sono morti in macchina facendo l'amore, intossicati perché hanno lasciato il motore acceso. Lester fa sesso con la morta, se la porta nel capanno dove vive ma la perde in un incendio. Ed è così che uccide una coppietta per portarsi a casa il cadavere di lei, poi un altra e un'altra ancora. Lo scoprono, riesce a fuggire... Film durissimo, con un interprete straordinariamente bravo, girato senza nessun indugiare trash. Riflessione: a quanti pazzi viene tutt'ora lasciato un fucile?

 

 

PHILOMENA - di Stephen Frears - con Judi Dench, Steve Coogan - Gran Bretagna - 2013 - 94'  - Se questo magnifico film non vincerà sarà solo perché Magdalene Sisters, sullo stesso argomento, ha vinto anni fa. Questa di Philomena potrebbe essere un'altra angolazione d macchina o una sorta i sequel. Solo che è una storia vera. Philomena a 14 anni è rimasta incinta, la famiglia l'ha abbandonata dalle suore dove nel 1952 è nato Antony. Il regolamento voleva che le ragazze madri restassero al convento per 4 anni a lavorare in modo da ricompensare le suore, potendo vedere i bambini una volta a settimana, bambini che sarebbero stati dati in adozione. Così è successo a Philomena e ad Antony. Adesso, il giorno del 50esimo compleanno del figlio, Philomena rivela il segreto all'altra figlia che ha avuto dal matrimonio. E con l'aiuto di un giornalista si mette a cercarlo. La storia è tanto bella e appassionante che rivelare litro e un delitto. Perché il film e una straordinaria bellissima mescolanza di indagine, di impegno tematico e di ironia. Bellissimo.

 

 

NIGHT MOVES - di Kelly Reichardt - con Dakota Fanning, Jesse Eisenberg, Peter Sarsgaard - USA - 2013 - 112' - Storia di un attentato da parte di tre giovani eco terroristi che fanno saltare una diga come segnale per diminuire i consumi d'energia elettrica. Anche se condotto con parsimonia di dialoghi, movimenti di macchina e inquadrature non brevissime, il film si rivela pieno di azione e ben ritmato. Non manca nel copione la parte breve e ben calibrata del contraddittorio sulla strategia dell'ecoterrorismo: ""Non voglio segnali, voglio fatti -  dice il proprietario di una piccola azienda agricola biologica che lavora con i gruppi di acquisto - A che serve distruggere una centrale quando c'è ne sono 100? Dakota Fanning si conferma cresciuta a pane e cinema, Jesse Eisemberg è qui in una parte cupa, che non ha nient'altro a che vedere con lo scanzonato protagonista di Woody Allen a Roma e nemmeno con l'ambizioso inventore di FB. Questo giovane attore che forse comincia ad essere un attore adulto, resterà per molto tempo nelle nostre vite.
 

 

THE CANYONS - di Paul Schrader - con Lindsay Lohan, James Deen - USA - 2013 - 104' -  Los Angeles. Tara, che ha gironzolato nel cinema, da un anno sta con Christian, produttore cinematografico che conduce un gioco sessuo-amoroso denso di incontri a tre a quattro con donne, uomini, coppie....Tutto precipita quando per un film tara ritrova un vecchio amore, un attorucolo che non ha mai fatto un film e che sbarca il lunario facendo il barista, insomma un fallito motivo per cui lei, che ama la bella vita, lo avevo lasciato. Si scopre così che Los Angeles è un fitto intreccio di relazioni dove tutti hanno avuto a che fare con tutti. Film scandalo per il sesso a go-go annunciato ma che non scantona mai nel porno nonostante James Deen noto porno star di cui vediamo l'uccello solo in una inquadratura e in assoluto riposo. Aspettative deluse a parte, il film decolla immediatamente e non ha un momento di caduta. Forse la recitazione del porno divo lascia a desiderare ma... C'è poco da dire, Hollywood il cinema lo sa fare. Punto.

 

 

PICCOLA PATRIA - di Alessandro Rossetto - con Maria Roveran, Vladimir Doda, Giulio Brogi - Italia - 2013 - 110' -  Luisa, per quanto disincantata come la sua amica Renata, forse e davvero innamorata di Bilal, ventenne albanese. Renata invece non si accontenta del magro salario che percepiscono lavorando nel grande albergo e si fa pagare per gli incontri amorosi con un uomo adulto, con problemi, che vive anche incestuosamente con la sorella beghina. Si conoscono tutti anche se nel modo riservato del nord Italia perché questa e la provincia del Veneto, quella di oggi, spappolata ma dove tutto è tragicamente contiguo - allevamento di cavalli da corsa, azienda agricola, elegantissimo centro congressi con piscine e solarium, tiro a segno roulotte di due ragazzi albanesi regolari. Renata concepisce così un piano per ricattare il suo cliente amante, fotografie di giochi erotici fra Luisa e Bilal che, bendato, non si accorge che c'è l'uomo adulto a partecipare. Ma la contiguità ha il suo prezzo. Primo film di finzione del regista che fino ad ora aveva fatto solo documentari, anche se qui di finzione ce n'è poca. Bellissime inquadrature a piombo del territorio. meraviglioso il coro alpino che canta la morte della terra. Irriconoscibile Giulio Brogi, il mio Enea invecchiato...Peccato che arranchi nella prima parte.

 

 

ALGUNAS CHICAS - di Santiago Palavecino - con Cecilia Rainero, Agostina López, Ailín Salas, Agustina Muñoz - Argentina - 2013 - 100' - Celina, matrimonio in crisi, raggiunge l'amica delfina che ha sposato un ricco possidente. Delfina ha una filiastra, Paula, che ha già tentato il suicidio. Intorno a Paula c'è un contesto fatto di alcool e cocaina. In generale soldi e niente da fare al quale Celina non esita ad abbandonarsi. Il film procede saltando dal piano reale a quello onirico allucinatorio con qualche fuga anche nel parapsicologico, data la presenza di una specie di veggente. Ma anziché essere intrigante e in realtà spappolato, con una brutta colonna sonora e una pessima sceneggiatura. Insomma un film di rara bruttezza.

 

 

JOE - di David Gordon Green - con Nicolas Cage, Tye Sheridan - USA - 2013 - 117' - Le vite di Joe, ex galeotto, e Gary si incontrano nella solita degradata cittadina del texasGary 15enne con padre alcolista, capace di uccidere un vecchio per pochi soldi e vendere la figlia adolescente, joe ex galeotto con cane bulldog con molte cicatrici "ma gli altri (cani) sono tutti morti. Joe, uomo tutto d'un pezzo che se ne starebbe pure tranquillo ma nessuno gli deve rompere le scatole e invece non è così, finisce per prendere a cuore Gary fino all'epilogo western tutto sparatoria con la prevedibile fine del l'eroe. Solo che tutto avrebbe dovuto avere un altro ritmo. Un po' noioso ma buono.

 

 

BETHLEHEM - di Yuval Adler - con Yossi Eini, Tsahi Halevi - Israele - 2013 - 99' - Un diciassettenne a Betlemme, territorio sotto l'influenza palestinese ma ancora di fatto israeliano, un ragazzo 17enne da una parte aiuta il fratello che ha cominciato al combattere con Hamas, dall'altra fa l'informatore per il Mossad coinvolto in un rapporto di amicizia con uno dei capi. In una terra devastata, dove forse non ha più senso voler capire chi ha cominciato per primo, una storia così non può che avere un finale amaro. Un buon thriller,  ben ritmato, che ha il pregio di aprire ancora una volta uno scorcio su cosa deve essere vivere costantemente in una guerra che è d vicinato. Israele continua a guardarsi dentro anche se questo non è un film che fa esattamente mea culpa.

 

 

L'AFRICA DI PASOLINI - di Gianni Borgna e Enrico Menduni - documentario - Italia - 2013 - 77' - Diciamo che in generale alle due del pomeriggio il cedimento è normalmente in agguato. Con i documentari il rischio aumenta. L'Africa di Pasolini era ben fatto, c'è l'hanno messa tutta a dare ritmo (repertorio, brani da film, incursioni nei luoghi, testimonianze, letture fuori campo). C'è anche da dire che Pasolini non finisce di stupire per la potenza di sperimentazione e per il lucido sguardo su...l futuro. Però .... Però un documentario non può durare più di 40'. Gli standard sono stati studiati sulla caduta di attenzione non per caso. Qualcuno dirà che qui ci si aspetta uno spessore intellettuale alto... Sarà.... Ma a che serve un documentario se lo vedono solo gli intellettuali a cui dice poco di nuovo? Ah, saperlo!

 

 

TRACKS - di John Curran - con Mia Wasikowska, Adam Driver - Australia - 2013 - 110' - La storia del viaggio di Robyn Davindson che ha attraversato l'outbak. Ma anche la storia di come i e riuscita perché la prima domanda che uno si pone quando sente parlare di queste meravigliose imprese è proprio questa: dove ha trovato i soldi?

Ma il merito è anche quello di raccontare come il viaggio è stato preparato e in qualche modo anche la sua genesi che non di esplorazione quanto di fuga da tutto quello che negli anni 70 riguardava il suo genere sessuale, la sua generazione, la sua classe sociale. Film magnifico, splendido diario di viaggio. Naturalmente magnifica fotografia. Tanto bello che non riesco a parlarne più di tanto. Mi ha commosso e alla fine ho avuto grande voglia di avventura. Correte a vederlo.

 

VIA CASTELLANA BANDIERA - di Emma Dante - con Emma Dante. Alba Rohrwacher, Elena Cotta - Italia, Svizzera, Francia - 2013 - 90' - Un duello al sole di Palermo fra due donne che si ritrovano una di fronte all'altra, in macchina, in una strada stretta e il comune ha lasciato a doppio senso. Sulla strada che è più un vicolo fra case che sono poco più di baracche, domina il Monte Pellegrino, iconografia di una città di cu on vediamo niente altro. Uno scorcio di brutte case che potrebbe essere, in peggio, quello di Brutti sporchi e cattivi, dello Scopone scientifico, di Miracolo a Milano... E le due donne hanno "le corna dure" una più dell'altra e un vissuto duro che la metà basterebbe. Samira, la vecchia che viene da Piana degli Albanesi, ha continuato a vivere con la famiglia (orribile) del marito della figlia, morta giovanissima di cancro. Rosa, interpretata dalle stessa regista, non tornava a Palermo da decenni, è gay e ha un rapporto lacerante e lacerato con la madre. Meravigliosa la sequenza finale, macchina fissa su via Castellana Bandiera, il Monte Pellegrino i fondo e vicinissimo, la strada che si è allargata per incanto, e tutti che corrono venendoci incontro, superandoci, verso la fine della strada perché il duello e finito.
 
 

NOBODY'S HOME - di Deniz Akçay - con Lale Basar, Savas Alp Basar, Melis Ebeler, Mihriban Er, Sekvan Serinkaya - Turchia - 2013 - 81' -  La vita di Nurcan, dopo la morte del marito è finita. passa e sue giornate in ossessive pulizie e ha dato tutti i pesi della famiglia a Fedide, la figlia già laureata e inserita nel lavoro che si ritrova, oltre alla madre fragile, un fratello 17enne a rischio di tutto e che non accetta il nuovo assetto familiare e la sorellina adolescente problematica. Uno spaccato interessante della Turchia (anche della capitale) che resta sempre il paese islamico più vicino e più occidentale. Peccato che il film rivela fin dalle prime battute troppo minimalismo. Diciamo che uno lo vede per capire dove e come andrà a finire, presupponendo un tranquillo nulla. Infatti chiude senza una vera chiusura

 

 

L'ARTE DELLA FELICITA' - di Alessandro Rak - con Lucio Allocca, Leandro Amato... (voci) - Italia - 2013 - 82' - In una Napoli che contrariamente al luogo comune paese do' sole, è costantemente battuta dalla pioggia, Sergio da dieci anni fa il tassista. Ha lasciato la musica quando Alfredo, suo partner al violino, è andato a vivere in Nepal in un convento buddhista, ove è morto da poco.  Tra flashback, riflessioni e sogno, Sergio scioglierà il nodo della sua rinuncia e, consumata la sua rabbia catartica, cercherà di nuovo di essere felice tornando, forse, alla sua passione. CatOOn per adulti, genere non praticato in Italia (che per altro non pratica il cartOOn in generale) davvero speciale, nato dall'incontro felice fra animatori, fumettisti e musicisti. Il dettaglio del disegno è davvero sorprendente, strepitosi i movimenti di macchina simulati dall'animazione,. La musica, poi, è il cuore pulsante del cartOOn, tanto che forse avrebbe potuto essere un po' meno parlato, un po' meno filosofico nelle riflessioni e nel percorso del protagonista.  Ancora più bello perchè tutto napoletano, progetto figlio di una città dve vincere le scommesse è davvero molto difficile. BRAVO'

 

 

GRAVITY - di Alfonso Cuarón. Con Sandra Bullock, George Clooney - USA, Gran Bretagna - 2013 - 92' - Ryan Stone e Matt Kowalsky stanno lavorando nello spazio per riparare un pannello della stazione orbitante quando una tempesta di detriti distrugge lo shuttle e li lascia alla deriva nel tentativo di sopravvivere. Film più d'avventura che di fantascienza visto che lo spazio intorno alla Terra non è più l'ultima frontiera di Star Trek ma luogo popolato da satelliti er le comunicazioni. Bellissimo film a metà fra il blockbuster e il film di contenuto ai limiti del misticismo di 2001. Tutto effetti speciali e un uso tanto consapevole emirato del 3D da dare veramente le vertigini. E un ritmo altissimo, serrato, da tenere inchiodati. Clooney è sempre ironico e un po' sbruffone di grande classe travestito da omino michelin (lo vediamo senza casco solo in una scena verso la fine). E grande spazio alla brava Sandra Bullock. Inquadrature mozzafiato che spesso, con abili movimenti di macchina, diventano soggettive. Estrema cura del sonoro. Bello, da vedere e rivedere.

 

 

VENEZIA 70 - FUTURE RELOADED - 70 registi (famosi, giovani, esordienti) chiamati a realizzare 70 corti dai 60 ai 90 secondi per i 70 anni della Mostra. Si confermano due cose. che il film sta al romanzo come il documentario sta al saggio come il corto sta alla frase poetica e che i corti hanno il vantaggio di essere corti, anzi questi sono cortissimi. Molti ce li potevano risparmiare, qualcuno inguardabile, alcuni molto carini. Ricordo: Bertolucci che gira lil particolare delle ruote di una sedia a rotelle sui sanpietrini del tutto sconnessi, Kim Ki-duk he presenta sua madre, la battaglia fra mostro e robot entrambi di cartone nelle mani di un bambino giapponese, il cinema che chiede di essere lasciato morire staccandolo da tutto questo digitale e si scopre che è una installazione che un giovane Woody Allen guarda schifato, i panel di un corso di cinematografia dell'AA 3012-3013, una meravigliosa bimba di pochi mesi che guarda qualcuno mentre Doris Day canta la sua solita "que serà serà".

 

BELLISSIMO

BUONO

BHA

BRUTTO

film

corti

cartOOn

TV - fiction

eventi

percorsi

news

soggettive


cinecittà

scuola di cinema

cineteca nazionale

museo del cinema

istituto luce

casa del cinema

SAS cinema


AIC

AITS

AMCT

ANAC

ASC


Venezia

Roma

Torino

Locarno

Pesaro

Giffoni

David di Donatello

       ...e tutti gli altri


festivalcortometraggi


film in sala


Italica Rai

35mm

FilmUp

CastleRock

Cinefile

Cineboom

IMDB

Kataweb cinema

ArchivioImmagini

FantaFilm

tutti i film per anno


RAI

RaiClick

Televideo


film commission


WebCam


produzioni