soggettive

 

"Padri disperati, madri tiranne... Saranno i figli a salvare tutti noi"

Incontro con il regista e attore in una pausa del montaggio di "Posti in piedi in Paradiso" che uscirà a metà gennaio. Nel cast Pierfrancesco Favino, Marco Giallini e una provocante Micaela Ramazzotti "Questi tempi non mi piacciono. Mi resta l'amore per la gente. Il mio cinema è figlio della realtà, lontano dalle favole in voga"

ARIANNA FINOS per Repubblica.it

"Sui borghesi c'è da raccontare solo una grande noia. È ormai argomento estremamente vecchio, anche in commedia".

Carlo Verdone cerca spunti per il suo cinema sui giornali e tra la gente che lavora, la mattina presto.

"Il mio è un cinema figlio della realtà, lontano dalle favole di moda in questo momento. Non le critico, ma faccio qualcosa di diverso. Ben vengano i giovani autori, ma devono portare argomenti nuovi" dice il regista, 61 anni il mese prossimo. Seduto nel salotto dell'attico trasteverino, le memorabilia cinematografiche si spartiscono lo spazio con quelle rock, Verdone si prende una pausa dal montaggio di Posti in piedi in paradiso. Il film, scritto da lui con Pasquale Plastino e Maruska Albertazzi, prodotto da Luigi e Aurelio de Laurentiis, sarà in sala a metà gennaio. "Pensavo che il tema più trattato fosse la depressione, ho scoperto che al primo posto sui quotidiani europei c'è il dramma dei padri separati". "Con la crisi si ritrovano in grande difficoltà economica, sulla soglia della povertà. Io metto in scena la disastrosa convivenza di tre uomini che vivono questa situazione".


Non è tema allegro.
"La settimana dopo aver annunciato il film, qui a casa sono arrivati sacchi di lettere. Pensavo fossero attori in cerca di ruolo, erano padri che volevano incontrarmi, raccontarmi le loro storie perché le inserissi nel film. Ma ho tenuto il timone saldo sulla commedia. Feroce, ma anche affettuosa nei confronti di questi uomini che spesso hanno sbagliato, ma che pagano duramente la loro condizione. Il risultato mi sembra faccia ridere molto".

Un film corale.
"Sì. Marco Giallini, Pierfrancesco Favino e io siamo i tre padri. Giallini è il cialtrone. Lavora in un'agenzia immobiliare che un tempo possedeva ma ha perso al gioco. Io e Favino cerchiamo casa, lui capisce che siamo alla canna del gas. Alla prima occasione ci propone la convivenza: 250 euro a testa. Un appartamento sopra la metropolitana, a ogni passaggio di treno sembra il terremoto dell'Aquila. Per telefonare ti devi sporgere un metro fuori dal davanzale. Succede l'iradiddio, anche perché Giallini ha in serbo mille sorprese negative: usurai e figli ed ex mogli che lo inseguono. Gli diamo i soldi per comprare i petti di pollo e lui li usa per viagra e cialis, si fa le lampade in bagno e salta la corrente. Scopriamo che s'è pure fatto arrestare".

Lei e Favino?
"Pierfrancesco è un critico cinematografico in disgrazia. Ne ha fatta una grossa, la moglie, Nicoletta Romanoff, l'ha lasciato e l'editore lo ha declassato al gossip. Io sono un discografico in disgrazia che vive nella malinconia del passato. Dissanguato dalle richieste di alimenti della moglie francese, Diane Fleri, che ha portato con sé la figlia a Parigi. Ho aperto un negozio di vinili, ne vendo pochi. Ho potuto scegliere una colonna sonora fantastica, in un negozio di vinili devi mettere i 60 e 70. Abbiamo Scott Walker e i Doors, The ghost song cantata da Jim Morrison è costata un occhio a De Laurentiis. Su questo brano Micaela Ramazzotti mi fa un ballo sexy nel negozio che è da paura".

E lei se ne innamora...
"È una storia d'affetto. Micaela è la cardiologa che chiamiamo la sera in cui Giallini si sente male. È svanita e svampita. Ma si mostrerà risolutiva nel finale, aiutandomi a gestire un problema con mia figlia".

Il marito Paolo Virzi è venuto sul set?
"Due volte. È stato il grande sponsor di Micaela. All'inizio mi sembrava troppo giovane, ma si è rivelata la stella luminosa del film".

Gli altri personaggi femminili sono negativi.
"Il mio non è un film contro le donne. I miei padri hanno i loro difetti. Le donne sono dure per necessità. Ma il vero elemento positivo è rappresentato dai figli. A loro affido la salvezza dei padri. È questo il messaggio del film".

In cui recita suo figlio Paolo...
"È un favore che gli ho chiesto io, era perfetto per fare il figlio di Giallini, ne è l'esatto contrario. Mi ha già detto che il cinema non gli interessa. È appassionato di politica, grande studioso. L'ho sempre portato con me nei viaggi, ha frequentato politici italiani laici e cattolici. È preparato e incazzato, come tanti giovani di oggi. Meriterebbero una possibilità. La Danimarca ha tre ministri sotto i trent'anni, il nostro è un paese malato di gerontocrazia. Per dirla con il calcio, non si può fare una squadra riciclando campioni ultratrentenni. Ne tieni un paio per fare da guida e allevi i nuovi talenti. Lo hanno fatto Real Madrid e Barcellona, oggi le squadre migliori, ci prova la Roma".

Sull'Italia di oggi c'è poco da ridere.
"Dopo vent'anni sento parlare di condono e m'intristisco. Questi tempi non mi piacciono. Mi resta l'amore per la gente, la curiosità per la realtà. Per conoscere la gente ti devi alzare presto: il giornale, il caffè, la farmacia. Mi metto all'angolo della pressione e faccio segno alla farmacista "con calma": ascolto i discorsi dei vecchietti e mi torna il buonumore".


(20 ottobre 2011)

 

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