film

 

ZERO DARK THIRTY

di Kathyn Bigelow

con Jessica Chastain, Jason Clarke, Joel Edgerton, Jennifer Ehle, Mark Strong

USA - 2012 - 157'

 

Maya, giovane ufficiale della CIA fresca di laurea, viene catapultata in Pakistan dove l'unico obiettivo è trovare e uccidere Osama bin Laden che dopo l'attentato dell'11 settembre è scomparso come un ago nel pagliaio più intricato del mondo e concettualmente più lontano da Washington, dalle sue certezze americane, dai suoi schemi.

Maya, malgrado l'aspetto fragile, alla CIA è vista come una "iena" e per l'agenzia non ha fatto niente altro che occuparsi della ricerca al terrorista.

 

La vicenda si svolge nell'arco di otto anni, attraversando scetticismi e ostacoli.

Si apre con la scena di una tortura che per quanto sconcertante è molto probabilmente edulcorata rispetto alla realtà. Maya, che è appena arrivata, ne rimane scossa ma l'inizio è emblematico: la sua"magnifica ossessione" di trovare bin Laden la farà "crescere", dal punto del personaggio, fino ad accettare i metodi di interrogatorio quando si rendessero necessari anche se la sua linea di indagine fondamentalmente è di tipo analitico.

E alla fine riesce.

 

Zero dark thirty significa mezzanotte e mezza ed è il modo di indicare l'ora in cui si eseguono i raid notturni come quello che il 2 maggio 2011 ha portato all'uccisione di Osama bin Laden.

Il film è realizzato con una linguaggio che sembra vicino al documentario, una sorta di reality ma non facciamoci ingannare: c'è una sceneggiatura potente supportata, come nel precedente The Hurt Locker (primo Oscar ad una donna per la migliore regia più altri sei Oscar), dal giornalista Mark Boal.

E c'è un montaggio molto molto sofisticato che ci fa vivere otto anni di vicenda come in un continuum dove il tempo sembra quasi immobile; scelta sottolineata dai quasi inesistenti cambiamenti di Maya nell'aspetto esteriore: senza trucco era prima e senza trucco resta, pallida era e pallida resta, in giacchetta nera arriva e in giacchetta nera va via dal Pakistan.

Due ore e mezza di intelligentissima tensione.

Ogni tanto, alla seconda volta che l'ho visto, mi è tornata quella vecchia considerazione di un critico dell'Unità: il cinema americano gira sostanzialmente sempre western dove il bene si scontra col male, dove lo sceriffo deve sconfiggere il bandito o, prima del mea culpa, gli indiani cattivi. E mi è venuto da considerare che questo è un "western" vero, non contaminato da quello in versione spaghetti dove il buono è anche veramente cattivo, dove è possibile trovare poliziotti veramente corrotti. Qui Osama bin Laden è un nemico certo e assoluto e perfino i metodi di interrogatorio non fanno cattivi gli sceriffi.

 

 

Una regia che da una parte ci aspettiamo: Bigelow, tanto per fare un ripasso, è la regista di Strange Days, di K19... che di "femminile" hanno avuto poco. Eppure, dall'altra parte, finisce sempre per stupire, sia per la capacità di trattare una materia solitamente maschile (il film d'azione) sia per la capacità, questa tutta femminile, di cogliere piccoli fondamentali stati d'animo.

Qualcuno ha scritto che Maya, personaggio ispirato alla realtà, è il film. io dico che Maya è Katryn Bigelow.

 

E felice otto marzo a tutte le donne.

 

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