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                                                                                                                                                                  cartOOn

 

SONG OF THE SEA

di Tomm Moore - Irlanda - 2014 - 93'

Quella sera, la mamma insegna a Ben una canzone antica, così come gli ha raccontato antiche storie. Gli da la buonanotte dicendogli che sarà un bravissimo fratello maggiore per il bambino che sta per nascere e subito dopo si allontana: il bambino nasce, i capelli di lei diventano improvvisamente bianchi, il papà, guardiano del faro dove vivono, cerca di trattenerla ma... Resta la piccola Saoirse che, sei anni dopo ancora non parla. Il padre non si è rifatto una vita, Ben in fondo vede la sorellina come colpevole della perdita della mamma, c'è una nonna che vuole a tutti i costi portarli a vivere in città e un grosso cane simpatico e peloso che fa da tutore. Ma la bambina non è esattamente quello che sembra, così come non lo era la madre, è una selkie, una mitica creatura del mare che ha il compito, col canto, di liberare da un incantesimo tutte le creature mitiche che una maga, volendole privare al dolore, ha reso di pietra. Miti celtici, un faro, un amore, un percorso di ri-costruzione di legami, magia, meravigliosa colonna sonora... e un segno grafico semplice e meravigliosamente "tondo" e tenero e poi il mondo del mare che entra in stretto contatto d'amore con il mondo degli uomini (come in Ponyo ma anche come nei miti greci, come nella Sirenetta, come la Narf di Lady in the water), una "Selkie" che cancella il meno poetico e colto "selfie"... basterebbe "solo" questo ad emozionare. Ma stamattina ho visto questo cartOOn in una sala gremita da centinaia di bambini delle prime classi delle scuole elementari che hanno seguito in silenzio un film in inglese sottotitolato (ma leggevano? capivano l'inglese? o semplicemente "sentivano" come solo i bambini possono fare?) e quando il film si risolve, la Selkie canta e rivive e scioglie le pietre liberando le creature magiche... i bambini, centinaia di bambini, hanno cominciato ad applaudire e io ho pianto. Ho pianto di gioia, di emozione, di impatto con la gigantesca emozione della sala. Non sì è spaccato il cuore, il cuore si è aperto. L'insegnamento? Quando non proviamo più dolore, diventiamo cuori di pietra. Intellettualibarbosi... pensateci.

 

Scrivevo due anni fa alla Festa del Cinema di Roma: IL FILM PIU' BELLO CHE HO VISTO QUEST'ANNO. GRAZIE.

 

fiore di cactus :)

 

 

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