film

 

CHIAMAMI COL MIO NOME

di Luca Guadagnino

con Armie Hammer, Timothée Chalamet, Michael Stuhlbarg, Amira Casar, Esther Garrel

Italia, Francia, USA, Brasile, - 2017 - 132'

 

Estate del 1983. Elio, 17 anni, ebreo italo-americano, vive con i suoi genitori in una villa settecentesca nella provincia fra Brescia e Bergamo. Un giorno arriva Oliver, studente americano che sta facendo il dottorato col padre di Elio. Fra i due nasce un amore che durerà solo quell'estate ma che cambierà profondamente la vita del ragazzo, come succede sempre quando arriva il primo amore.

 

Ringrazio profondamente Guadagnino perchè questo sbocco di veleno vale almeno tre mesi.

 

Cominciamo dal soggetto.

Con tutto il rispetto per le preferenze sessuali e stabilito che a molti di noi non gliene importa nulla di chi fa l'amore con chi, francamente questa ennesima storia di iniziazione amorosa gay non solo non cambia nulla ma al limite ci fa fa dire che non  se ne può più, abbiamo capito, l'amore è sempre amore. E probabilmente lo diciamo a fronte di un film noiosissimo, dove questi due con la scusa che è estate stanno sempre in fastidiose braghette.

La fotografia è bella ma vista, il ritmo inesistente.

 

Per quanto riguarda la candidatura agli Oscar fin dall'inizio i maligni hanno sospettato che sia stato grazie alla potentissima lobby ebraica americana.

Che gli italiani abbiano esultato francamente lo trovo patetico: di italiano il film ha solo il regista, che però è trapiantato in America da moltissimi anni, e le location. 

L'Oscar lo ha vinto James Ivory per la sceneggiatura non originale (il film è tratto da un libro di autore non italiano) e aveva più il sapore di premio alla carriera che di vero Oscar.

 

Uno di quei film che guardi tenendo d'occhio la barra di avanzamento per capire quanto manca alla fine e al cinema sbirci l'orologio per lo stesso motivo .

Ah, sì, la fine: Oliver in pieno inverno telefona dall'America per dire che a marzo sposa la sua fidanzata e che forse torneranno insieme in Italia. Tutto dopo che il padre saggio e progressista aveva fatto un discorsetto a Elio che fino al "hai avuto un grande dono" parlando dell'amore con Oliver andava benissimo ma che nel "Avrei voluto ma non ne ho avuto il coraggio" rispecchia il fastidioso modo gay di pensare che in fondo in fondo, tutti siamo gay. Mi sembra francamente troppo far coincidere le affinità elettive fra due amici dello stresso sesso con la voglia di fare sesso con quella persona. cioè, per favore, basta con le esagerazioni. Nessuno tocca nessuno e nessuno tocchi nessuno a meno che il nessuno non lo voglia. E il primo che dice "è una affermazione omofoba" lo copro di ridicolo. Naturalmente con tutto il rispetto.

 

 

fiore di cactus :)