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                                                                                                                                                                  film

 

GIULIO CESARE
di  Joseph Mankiewicz
con Marlon Brando, James Mason. Deborah Kerr
USA - 1953 - 120'

Attenti che qui siamo davanti ad una cosa che fa tremare le vene dei polsi. Questa di Joseph Mankiewicz (che tanto per fare un ripasso è il regista di Il fantasma e la signora Muir - 1947 e Cleopatra - 1963) è la prima riduzione cinematografica dell'omonima tragedia di Shakespeare.
E come se non bastasse, è una delle prime apparizioni di Marlon Brando che qui è nella parte di Marcantonio e che tutte le volte che ci viene in mente il monologo "Romani, concittadini" vediamo lui che fu così grande che sul set si scatenarono gli applausi. E se pensiamo all'Actor Studio pensiamo a questo suo monologo che ne è, in qualche modo, il manifesto.

La storia è nota: Cesare, anche se avvertito da un oracolo, si reca quel giorno al Senato e viene ucciso da un gruppo di cospiratori capeggiati da Bruto, suo figlio adottivo e discendente da quella famiglia dei Bruti che aveva cacciato l'ultimo re Tarquinio e instaurato a Roma la repubblica. Ed è per difendere la repubblica che Bruto uccide Cesare visto che questi sta per proclamarsi dittatore.

Film ambientato a Roma e girato pressoché interamente in teatro di posa a Hollywood con scenografie così importanti che il film vince l'Oscar, appunto, per la scenografia.

Doppio amore per Roma.
Prima quello di Shakespeare che ama talmente tanto l'Italia da ambientare qui anche La tempesta, Il mercante di Venezia, Romeo e Giulietta e in definitiva anche Otello visto che Cipro era colonia della Serenissima.
Poi quello del cinema americano in quella America che celebra se stessa, sì, con in western, ma che chiama Campidoglio la sede del proprio presidente.
A questo punto toccherebbe parlare dei colossal di ambientazione antica Roma ma direi che è superfluo.

Non trovo superfluo invece ricordare che la frase passata nel lessico "ci ritroviamo a Filippi" è nel testo di Shakespeare. E nemmeno l'esilarante battibecco fra Peppone e Don Camillo dove Peppone dice "Ci rivedremo a Filippo" e il prete ribatte "A Filippi, signor sindaco, a Filippi. Non confondiamo la storia con la geografia"

Buona visione per tutto.
 

fiore di cactus :)

 

 

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