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                                                                                                                                                                  film

i bambini sanno

di Walter Veltroni


Caro Walter,

mi sono chiesta se non fosse il caso di scrivere in maniera più impersonale perchè qualcuno potrebbe pensare che mi vanto di una amichevole vicinanza. Ma chi mi conosce sa che non sono questo e poi, mi conosci, mi sono detta chi se ne frega.

Con imperdonabile ritardo ho visto finalmente questo tuo film  (e sono indietro su Indizi di felicità).

Perchè tanto tempo?

Ma perchè ho una personale resistenza e insofferenza verso i documentari che si allungano fino a raggiungere il tempo del film e questo per ovvi motivi di programmazione nelle sale. Solo che la mia tolleranza, il mio tempo di tenuta è quello classico: max 40'. Così sono partita prevenuta. Il tuo Quando c'era Berlinguer mi era piaciuto molto ma l'ho attribuito in parte (e mi scuso con te) ad un fatto generazionale. Mi riconoscevo.

Ma i bambini...

E invece i bambini mi hanno catturata immediatamente. Anzi mi ha catturato subito il bambino rom che apre il film e la sua corsa verso il mare.

Eh... ci sai fare. E lo dico da un punto di vista cinematografico. Hai fatto climax senza aspettare i canonici 20 minuti, l'attenzione l'hai subito catturata. Un po' come aveva fatto Benigni con quella meravigliosa apertura del suo Pinocchio col pezzo di legno che corre e salta. 

 

E poi tutti i bambini.

Pezzo dopo pezzo ricostruiamo le loro storie dai semplici primi i primissimi piani. E se è il cinema è narrazione (dove il documentario è appunto documentazione) questo è cinema anche se non è di finzione. Non  riesco a collocarlo a metà strada fra l'uno e l'altro tipo di uso del mezzo. Lo colloco invece in una esperienza che ho vissuto personalmente: la raccolta di testimonianze. Quelle che Franco Ferrarotti negli anni '70 chiamò Storie di vita e ne fece una metodologia di analisi sociologica.

E l'uso del mezzo cinematografico, l'intervista per immagini, è qualcosa di meraviglioso: le storie di questi bambini passano anche attraverso le loro espressioni, il piegare la testa da un lato, il socchiudere gli occhi, le pause, il guardare in alto.

 

Spacca il cuore e mi sono chiesta quante volte ti sei commosso anche se da collega (nel mio piccolo piccolo) so che sul set hai un altro livello di attenzione. Ma al montaggio... eh, al montaggio il cuore si spacca.

Continuo a pensare che ti muovi col cuore e al cuore arrivi.

Grazie.
 

angela :)

 

 

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