film

MADE IN ITALY
di Luciano Ligabue
con Stefano Accorsi, Katia Smuniak
Italia - 2018 - 104'


Siamo a Reggio Emilia ai tempi (attuali) della crisi. Crisi di tutto, verrebbe da dire, ma la crisi della coppia non è una novità; come disse Woody Allen "l'amore finisce, che cosa terribile". Il fatto è che alla crisi dei valori, alla crisi della coppia adesso si aggiunge e forse veicola tutto il resto la crisi del lavoro per cui nella fabbrica di mortadella dove lavora Riko al ritmo di due/tre al mese vengono licenziati gli operai. Riko ha una casa di famiglia, costruita dal nonno, allargata dal padre che riesce a mantenere a stento. Ha una moglie che lo tradisce ovviamente, visto che siamo in provincia, con uno dei suoi migliori amici.
Nulla di nuovo. Solo che Ligabue lo racconta bene: belle location, belle inquadrature, bella colonna sonora che è naturalmente fatta in buona parte con i brani del suo omonimo album ma senza che il film diventi un musical, anzi, come Radiofreccia, non lo sfiora neanche.

A proposito di fotografia ben fotografata anche Roma che è da una parte canonica (i Fori imperiali) ma dall'altra notturna usando la nuova illuminazione dei Mercati Traianei. E poi la meraviglia della vista da Monte Mario, stessa location dell'ultima inquadratura di Roma città aperta.

Strepitoso Accorsi che balla sui titoli di testa.  Le canzoni a volte sono usate come colonna diegetica (per chi non sapesse di cosa si tratta, è l'occasione di fare un piccolo sforzo di studio visto che oggi è facile e quindi l'ignoranza, dico in generale e non per il cinema, oggi è una colpa)


Insomma Ligabue si rivela ancora una volta un bravo regista. Verrebbe da dire a questo punto, come fanno i soliti barbosintellettuali, che succede perché racconta cose che conosce, perché dalla realtà e dalla vita della gente non si è mai allontanato nonostante il successo. Che colossale sciocchezza! (Del resto sono critici cinematografici). Se così fosse chiunque conosca bene il mondo in cui vive sarebbe regista. O poeta, o scrittore. No. È che Ligabue ha il dono del racconto cinematografico che certamente è fatto di conoscenza e di sensibilità ma anche di capacità specifica nel raccontare con le immagini, con la macchina da presa.
E stavolta, almeno per quanto mi riguarda, non si tratta di un film "generazionale" come era stato per Radiofreccia, qui si parla di persone e di situazioni con cui non è detto che ci si debba identificare.
E bravo Luciano Ligabue.
 

 

fiore di cactus :)