I doni di Venezia  6.3

 

 

GATTINVETRINA
Come a Roma, una volta anche a Venezia c’erano molti gatti. Ed erano molto belli, particolari, avevano tutti un gran capoccione.
Mi ricordo il primo gatto incontrato: settembre 1978, era una giornata di pioggia, ero in visita a Padova ospite di amici e con uno di loro ero venuta a Venezia. Dalle parti di Rialto, sulla soglia di un negozio, c’era un magnifico gattone tigratoccio (termine inventato da Vittorio che però all’epoca non conoscevo) che era bagnato e ben felice di farsi carezzare.
L’altro gatto veneziano fu un meraviglioso giudecchino incrocio fra un siamese e un soriano con qualche antenato persiano: pelo lungo color panna e muso, coda e zampe tigratocce.
Poi il gatto Giovanni di Calle Morandi, gatto rosso castrato che però faceva comunque la corte alle gattine perché, diceva il veterinario sotto casa, “el ga ancora el sentimento” Quando a Calle Morandi un topo, ma di quelli belli grandi, insomma una zoccola, ha avuto l’infelice idea di entrare in casa, è bastato far entrare Giovanni, lasciarlo da solo un pomeriggio e la sera al ritorno Stefi ha trovato Giovanni tutto contento dietro la porta col topo morto ai piedi.
E infine Marcello e Marianna, meravigliosi, morbidi, irresistibili gatti tigratocci di Stefi e Gianni, visti piccoli, visti giovanotti, visti sempre, annusati sempre.
Nessun gatto più in giro a Venezia. Come a Roma colonie feline che salavano i gatti dal randagismo sterilizzandoli. Mi chiedo veramente che senso abbia visto che a Venezia di sicuro non possono finire sotto le macchine, ammesso che succeda (i gatti non sono scemi). Di fatto tutta questa solerte preoccupazione avallata anche da regolamenti comunali ha avuto un solo risultato: dove il gatto non c’è i topi ballano. Pensiamoci.

La foto si presta per essere un segnalibro per gattari: è in vendita al costo di 5 €
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labottegadimarella@gmail.com

 
angela ermes cannizzaro :)