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Esercizi di stile: i premi

Si ripete il miracolo della Giuria: Leone d'oro a "Faust", il film che è piaciuto alla critica e che il pubblico non andrà a vedere, e poi una sfilza di premi a film cinesi, giapponesi, ai soporiferi film greco e remake di "Cime tempestose"; condivisibile il premio speciale a Crialese ma meno condivisibile la coppa Volpi a sessuodipendente di "Shame".

Detto diversamente potrebbe essere: Muller se ne va trionfante affermando la sua linea. ci sono stati infatti meno cinesi ma quei pochi hanno vinto tutti.

O ancora: confermata l'intima qualità delle giurie dei critici: intellettuali barbosi.

Volendo fare psicanalisi "partendo da noi stessi": forse non capisco nulla di cinema visto che i film vincitori li ho schivati con estrema cura temendo il crollo catatonico.

E infine il giudizio della pancia: non ci credo che ai giurati siano piaciuti davvero, si sono regolati a seconda di quanto si sono annoiati e in modo direttamente proporzionale: più noia più bello.

 

 

10 settembre

Tutto sommato una buona Mostra. Se faccio l'elenco dei film sono uscita dalla sala solo al film greco "Alpis" e a "Faust"; e mi sono veramente annoiata solo con cime tempestose. Senza contare la piacevole sorpresa del cinema italiano. Certo, ho imparato a schivare le boiate pazzesche come "Cavalli" e "Qualche ombra" e ho schivato i cinesi con abilità da slalom olimpionico ma su 27 film visti sarebbero stati 4 o 5. Ce se po' sta

 

 

Texas Killing Fields - di Ami Canaan Mann

Due poliziotti indagano sulla morte di una ragazzina e le indagini li portano in una torbida palude carica di ricordi sinistri e sulle tracce di un serial killer e di una coppia di sfruttatori della prostituzione minorile. Nulla da rire, un gran bel film, pieno di ritmo, ben congegnato e ben girato. Un'altra regista donna la cui mano femminile non si avverte a ulteriore riprova che non è per nulla "naturale" che le donne siano inclini a temi e atmosfere "tipicamente femminili". e un'altra considerazione: questa come altre, è una storia di provincia. E allora mi chiedo: possibile che solo agli americani gli vengano bene le storie di provincia che non siano commedie (quelle le ambientano in città come New York); possibile che solo nella sterminata provincia americana accadano cose e ci siano atmosfere e situazioni degne del thriller? Certo che no, prova ne sia Nebbie e delitti, Montalbano e perfino Il maresciallo Rocca; ma da noi sono telefilm.

 

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9 settembre

 

L'ultimo terrestre - di Gianni Pacinotti (Gipi)

In una Italia dove ormai si sa che stanno per arrivare gli extraterrestri, il povero luca, bruttarello e triste, snocciola la sua vita fra l'amore impossibile per la bella dirimpettaia, il lavoro in una sala Bingo con colleghi erotomani e il padre che vive isolato e trasandato in campagna. e l'arrivo cambierà inevitabilmente qualcosa. Bha. Che il cinema italiano non sappia fare fantascienza (a parte "Nirvana") lo sappiamo e ci si aspetta sempre qualcosa che ha a che fare o con l'introspezione (La decima vittima, Il seme dell'uomo) o con la commedia (Il disco volante). Ma questo l'ho trovato deludente. Peccato.

 

 

Questa nuova versione del Faust me lo dovevo aspettare che fosse una palla. Curiosa la fotografia 4/3 verdastra ma secondo me quelle inquadrature distorte sono un difetto della pellicola solo che nessuno ha protestato perchè hanno pensato ad una qualche raffinatezza linguistica hi hi

 

Killer Joe - di Friedkin

Su una polizza i figli e l'ex marito organizzano l'omicidio della rispettiva ex moglie e madre assoldando Joe, poliziotto con secondo lavoro.

Nemmeno per un minuto si pensa ad un clima cupo nonostante l'argomento. Intendiamoci: sono sporti e cattivi, vivono nelle roulotte, spacciano droghe, si tradiscono, sono assassini e c'e' molto sangue ma il film e' esilarante.

 

 

Tutto sommato una buona mostra. Se faccio l'elenco dei film sono uscita dalla sala solo al film greco e mi sono veramente annoiata solo con cime tempestose. Senza contare la piacevole sorpresa del cinema italiano. Certo, ho imparato a schivare le boiate pazzesche come cavalli e qualche ombra e ho schivato i cinesi con abilita da slalom olimpionico ma su 30 film visti sarebbero stati 4 o 5. Ce se po sta

 

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8 settembre

 

Tutta colpa della musica - di Ricky Tognazzi

il coro di una città di provincia è l'occasione per incontrarsi ma anche, per qualcuno, per evadere dalla vita quotidiana, come per Giuseppe che a casa vive assediato da una madre finta ex-fumatrice e una moglie testimone di Geova, come per Elisa che vive con dolore il lento spegnersi del marito. Anima del coro è Nappo, eterno conquistatore conquistato da donne sempre giovanissime. Carino questo film, corale, ben scritto dagli inseparabili sempre innamorati Tognazzi-Izzo che di commedia se intendono e come!. Direi anche piacevolmente frammentato coe in tanti piccoli spot, francobolli di situazioni comunque ben legate fra di loro.

 

4:44 - di Abel Ferrara

Le ultime ore prima della fine del mondo di una coppia e del mondo degli affetti intorno alle loro vite.

Uno scenario fantascientifico senza nessun effetto speciale dove si guarda al dato semplice umano davanti alla morte annunciata di tutti e senza speranza.

Bello

 

 

 

Quando la notte - di Cristina Comencini

quando la notte non riesci a dormire perchè il bimbo piange e piange. Sono i terribili due, dice la dott.ssa del pronto soccorso dove la madre ha portato Marco che ha sbattuto la testa. Marco però non ha avuto un incidente, la madre non ne poteva più e lo ha scaraventato per terra perchè Marco e un bimbo che piange di continuo. E non ne potevamo più nemmeno noi di questo pianto do 40 minuti. E non ne poteva più nemmeno il padrone di casa ma sta dalla parte del banbino giustamente, anche perchè e stato un bimbo abbandonato dalla madre. Io lo so perchè la critica e stata cosi dura con un film tantop buono: trattasi di intellettuali barbosi e anche senza cuore. Augh

 

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7 settembre

 

Wuthering heights - di Andrea Arnolds

Remake del celebre film (Cime tempestose) a sua volta tratto del celebre romanzo pietra miliare della letteratura inglese fra il gotico e il sentimentale.

Remake particolare da molti punnti di vista.

Per esempio la scelta del protagonista nero in linea con un amore cupo e in fondo lugubre.

Per esempio la scelta del formato 3/4 lontanissimo dagli standard del cinema che costringe ad una visione ristretta, di stretto respiro, senza vasti orizzonti così come è l'amore adolescente dei protagonisti.

Per esempio la scelta di un copione con pochissime battute.

Per esempio intere sequenze fatte di natura, di dettagli, di campi lunghi sulla campagna e la brughiera e la pioggia inglese.

pregevole, sì, ma purtroppo anche noioso.

 

Il villaggio di cartone - di Ermanno Olmi

In una chiesa che è stata sconsacrata vive ancora il vecchio prete e una notte arriva un gruppo di clandestini, africani, braccati dalla polizia ma soprattutto da una ronda di "bravi cittadini" e il prete li accoglie anche se questo è un reato.

Didascalico quanto vogliamo ma dal punto di vista del cinema una grande zampata del vecchio leone Olmi. film girato non solo tutto in interni ma in interni ricostruiti dichiaratamente in teatro di posa, interni esplosi tutti a favore di macchina che danno al sensazione di guardare in una casa di bambole, una bella citazione del Cristo appeso che "vola" qui all'interno della chiesa in dismissione come il Cristo de "La dolce vita" che vola e basta non si sa nemmeno verso dove; una comunità di disperati neri che in una giornata riassume nelle vicende e nella tipologie, tutto un mondo islamico, integralista, terrorista, desideroso di integrazione... E il prete figura minore ma imponente nella sua estrema fragilità , nel suo sconcerto ma nella sua fermezza ad affermare che la sua chiesa, quell'edificio in dismissione, è tale perchè accoglie.

 

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6 settembre

 

Présumé coupable - di Vincent Garenq

La storia del più grande scandalo giudiziario di Francia: un ufficiale giudiziario accusato ingiustamente per violenza u bambini e alla fine assolto. Responsabile di grave negligenza un giudice che viene soltanto ammonito.

il film è tratto fedelmente dai diari e dalle lettere scritti in carcere. Bravissimo l'attore, bravissimo il regista che riesce ad impaginare un film pieno di ritmo, praticamente un thriller.

 

 

Dark Horse – di Todd Solondz
Lui è grasso e figlio perdente rispetto al fratello bello e medico, figli di due genitori della più tranquilla borghesia americana ebrea che si possa immaginare; lei ha l’aspetto dell’aniressica, è sicuramente depressa. Un amore impossibile per un film dalla struttura molto interessante ma apparentemente sgangherata. Una nota per tutte: è del tutto impalpabile il passaggio dal reale al sogno-immaginario-fantastico. Non si dimentica.

 

 

Sorvolo su Thinker, Tailor, Soldier, Spy (remake de La talpa a sua volta dal romanzo di Jhon Le Carrè) perchè tutte le volte dimentico che alle spy stories io reagisco con lo stesso stato catatonico che mi prende quando mi chiedono di giocare a carte: non ci capisco nulla alla faccia della mente matematica che pure tanti dicono che io abbia.  Questo remake, poi, è anche montato in modo discontinuo, cosa che ha ulteriormente aggravato la mia situazione. Insomma ho retto fino alla fine per godere di Gary oldmann e per sapere chi era la talpa.

 

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5 settembre

 

Io sono li – di Andrea Segre
Li, una giovane cinese, da Roma viene mandata a lavorare in un bar a Chioggia. Incontra e fa amicizia con Bepi, un vecchi pescatore di Pola che da più di trent’anni vive anche lui in laguna e capisce come ci si sente ad essere stranieri. L’amicizia tra idue causerà problemi a Li perché lei , come tutti i cinesi, è schiava di un boss fino a quando, lavorando senza percepire un soldo, restituirà il debito fatto per il suo viaggio e il suo permesso di soggiorno. Inutile dire che Li, come tutti gli altri, non ha l banchè minimo documento o conteggio del denaro e che, in definitiva, è una schiava in balia del cinese malavitoso. Ma non è solo la mafia cinese ad essere sotto acciusa: c’è anche la mentalità ristretta della piccola città che a furia di spettegolare mette Li a dover andare via da un Chioggia per ordine del boss. Bellissima storia, film di esordio di un documentarista padovano, strepitosa fotografia.

 

 

Terraferma – di Emanuele Crialese
In un isoala che potrrebbe essere Lampedusa, dove la pesca non basta più a vivere e dove i più intraprendenti si stanno convertendo ad un turismo forse anche volgarotto, cominciano ad arrivare i clandestini dall’Africa. Ho pensato “Ci risiamo, Crialese torna a Lampedusa” memore di Respiro che ho trovato molto ma molto discutibile. E la prima inquadratura del film sembrava il seguito dell’ultima di “Respiro”. Uhmmmmm…. E invece il film è bello, giusto, rispettoso dei tempi e dei ritmi, con personaggi ben definiti e con una storia potente dove non si capisce che sia più povero e disperato. Bravi tutti gli attori, da Beppe Fiorello (a cui il cinema non ha mai dato troppi ruoli) ai pescatori veri vecchi e giovani di Linosa, dove è stato girato il film.

 

 

Wilde Salomè – di Al Pacino
Operazione linguisticamente molto complessa: al Pacino gira un film sulla messa in scena vera di Salomè e, nello stesso tempo, ne fa un percorso anche personale.
Normalmente a queste operazioni un po’ documentario, un po’ back stage, un po’ teatro filmato, mi addormento al settimo/ottavo minuto invece questa opera di Pacino l’ho trovata forte, frenetica, affascinante. Lui è di una potenza titanica, a dir poco.

Bellissimo.
 

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4 settembre

 

Contagion - di S teven Sodebergh

Storia di virus e pandemie planetarie. E' vero, lo abbiamo visto tante volte e in crescendo parallelamente alla globalizzazione e alla velocità degli spostamenti sul pianeta; da Cassandra Crossing passando da Andromeda e Virus letale ma io  l'ho trovato bello, ritmato, azzeccato.

Definizione del virus ovviamente nato ad Hong Kong: e' Gozilla, King Kong e Frankestein tutto insieme.

Frase celebre: "Preferiamo essere accusati di allarmismo piuttosto che rischiare la vita dei cittadini".

Forse Obama l'ha visto in anteprima
 

 

Sorvolo sul film greco perchè la boiata prima o poi bisognava incontrarla. Ma e' servito a farmi elaborare una nuova strategia antiafa: poichè vale la pena di restare in sala a dormire visto che si sta freschi, coi film incerti mi vado a sedere in cima cosi se m'addormo non se ne accorge nessuno
 

 

Poulet aux prunes - di Marjane Satrapi

Un malinconico musicista insieme al violino perde la voglia di vivere e muore in otto giorni, otto giorni che la regista percorre raccontando tutta la vita del suo protagonista

Oltre a dire bellissimo diventa difficile trovare altre parole, riesco solo ap parlare in termini "tecnici". Molta fantasia, animazione molto più bella e poetica (e colorata) di Persepolis, effetti tenerissimi, una bella Isabella Rossellini e uno strepitoso Angelo della morte occhi e sorriso bianco da stregatto
 

L'arrivo di Wang - di Manetti Bros.

Un alieno arriva a Roma ma parla cinese mandarino perchè sul suo pianeta avevano scoperto che questa era la lingua più parlate nel mondo. resta da capire quali siano le sue reali intenzioni e viene chiamata una interprete che non condivide affatto i metodi dell'agente dei servizi segreti che conduce l'indagine. Finale non troppo a sorpresa ma film divertente, ironico e giustamente "italiano" Impiego di buone tecnologie per gli effetti speciali e per la costruzione e animazione della creatura che, sono contenta di dirlo, non somiglia a nulla di già visto. a questo punto la capacità di fare fantascienza resta legata "solo2 al modo di pensare al mondo, all'altro, al futuro ecc ecc.

 

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3 settembre

 

Cose dell'altro mondo - di Francesco Patierno

In una cittadina del veneto (leghista) dove vivono moltissimi immigrati non solo integrati ma indispensabili all’economia del luogo, vive anche un feroce razzista (abatantuono) che oltre ad essere il proprietario della locale fabbrica, ha ance uno spazio d’opinione nella locale tv da cui lancia insulti e inviti agli africani a tornarsene a casa. E un giorno gli immigrati spariscono tutti, senza lasciare traccia, spariscono misteriosamente. L’unica traccia è il bambino che Laura, la maestra, aspetta dal suo compagno africano e che finirà per essere accettato dal precedente fidanzato poliziotto che comunque non è che fosse stato un esempio di fedeltà. Ben scritto, ben girato, bene interpretato.

 

 

pensierino della sera

Cosa è successo nel nostro cinema nell’ultimo anno. Tre giorni e tre film buoni. Vale la pena andare a guardare l’età anagrafica dei registi, fare un quadro delle, produzioni ma tanto sono sempre i soliti: RAI cinema, fandango, il ministero… Che stia succedendo il miracolo del risveglio? L’unica cosa che mi dispiace è che a Mario tutto questo sarebbe piaciuto, molto più di quanto, credo, gli sia piaciuto Virzì he pure hanno detto essere il suo erede ma io non credo proprio.
C’è da fare anche un discorso sugli attori: Mastandrea, Bentivoglio, Abatantuono… sono ormai attori maturi, come lo erano i colonnelli Manfredi, Gassman, Mastroianni, Tognazzi, Sordi ai tempi della commedia all’italiana. Ma le cose nel cinema gira gira tornano agli autori: un buon attore deve essere anche ben diretto. Vediamo che succede nei prossimi giorni.

 

 

A dangerous method - di David Cronemberg
Storia d’amore e psicanalisi. Al dott. Jung arriva in ospedale la figlia di una ricca famiglia ebrea russa. La ragazza, coltissima, è periodicamente in preda a furiosi attacchi. Jung, protestante, sposato, prima la cura col metodo della terapia parlata inventato da Freud, poi la iscrive alla facoltà di medicina, poi, finalmente, ne fa la sua amante. La vicenda si snoda fra le tante discussioni fra i due padri della psicanalisi fino alla rottura fra l’ebreo, scientifico, pragmatico Freud e il protestante, interessato anche alla parte spirituale Jung. Un film molto parlato ma, trattandosi di psicanalisi, era inevitabile. Straordinariamente brava Keira Knightley soprattutto nella prima parte, quella della malattia, ma eternamente destinata a vestire in costume. Avrà il fisico adatto…

 

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2 settembre

 

Scialla - di Francesco Bruni
Lui ha tirato i remi in barca e non fa più il professore al liceo, lei che vive nel popolare quartiere dell’ostiense ha voluto mandare il figlio al liceo classico, il figlio è un po’ coatto, non studia ma ha le idee chiare. Accade che il ragazzo, dopo che la madre va a lavorare in Africa, venga affidato al professore che non sapeve nemmeno di esserne il padre. E dall’incontro il reciproco cambiamento. Detto così sembra la silotia ciccia e invece il film è irresistibile, pieno di situazioni esilaranti,di grandi tempi della battuta e della comicità, ed è pieno di tenerezza. Come nella migliore tradizione della commedia (all’) italiana. Molto romano, un gigantesco Fabrizio Bentivogio che non nasconde più una precoce vecchiezza. Gigantesco il ragazzo. Molto romano ma era romano anche Alberto sordi e tutti gli italiani si sono riconosciuti. Grandissimo. E non poteva che essere così. L’esordiente Bruni altro non è che lo sceneggiatore di Virzì e di Montalbano.

 

 

W.E. - di Madonna
La storia di Wallis Simpson ed Edoardo di Inghilterra si mescola a quella di Wally giovane e infelice moglie newyorkese di un ricco medico appassionata a livelli maniacali della suddetta storia d’amore.
Brutto film. Nonostante le inquadrature impeccabili, la doppia storia fa sorgere il dubbio che la regista non ce la facesse a fare un film intero su W&E e ha fatto due telefilm mescolati insieme nemmeno tanto sapientemente. Infatti se dividiamo in due i 110 minuti, vengono fuori due mediometraggi di 55 minuti cadauno. Che abbia vinto davvero la televisione?
Questo ha dichiarato la regista: "Ho sempre amato il cinema fin da bambina sono stata ispirata e attratta dai film e ho sempre voluto farne uno mio. Mi vedo come una persona che racconta storie, e credo non sia grande passaggio di livello scrivere canzoni e fare un film"- Ah ah ah.

 

 

CARNAGE - di Roman Polanski

Due coppie newyorkesi molto liberal, si incontrano per risolvere una lite fra i due figli adolescenti. E finisce per essere un gioco al massacro. Girato tutto in interni tranne la prima e l’ultima inquadratura, e in tempo reale. Se non fosse Polanski e cioè un grande maestro del cinema, si potrebbe dire un film “teatrale” ma è un bellissimo esempio di come fare grande cinema in luoghi al limite del claustrofobico: tre sole location di cui due appena accennate, il salotto, il bagno, il pianerottolo. Intriso di feroce ironia che si trasforma di continuo in una ininterrotta sequela di situazioni comiche in crescendo. Bellissimo.

 

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1 settembre

 

RUGGINE - di Daniele Gaglianone

Sono bambini, sono gli anni '70, le loro famiglie sono arrivate a Milano da tutte le parti povere dell'Italia, stanno in periferia e giocano in un vecchio impianto per il recupero di materiali ferrosi che chiamano "il castello" e dove loro sanno muoversi. E intorno a loro c'è il medico, ricco, con la macchina grossa. Ruggine è l'incontro col male. Ho visto questo film con un sentimento di doppiezza. da una parte la certezza di qualcosa di bello, fortissimo e importante. Dall'altra troppe, troppe citazioni, soprattutto IT nell'impaginazione della storia fra passato e presente, fra infanzia ed età adulta, perfino nelle inquadrature dove qui c'è il "castello", lì i "barren"; e la stessa banda di ragazzini solidali che vogliono uccidere il mostro. Straordinario Filippo Timi nella parte del dottore pedofilo. Bello, alla fine intrigante ma... ma forse davvero troppi giri nel montaggio, troppo manierismo, forse...

 

 

SCOSSA - di Carlo Lizzani, Ugo Gregoretti, Citto Masello, Carmine Russo

Quattro corti ispirati dal terremoto di Messina del 1908 con firme eccellenti: vecchi  leoni alla mostra del leone che si dimostrano forse più giovani dei giovani. I corti hanno una fotografia che definirei sperimentale, quello di Russo scivola lentamente nel surreale, Gregoretti mantiene la zampata dell’inchiesta, Lizzani ci regala un claustrofobico corto che non cade di tono, Maselli racconta di fatti realmente accaduti con uno straordinario Massimo Ranieri. Davvero bello. E non si può che pensare all’Aquila che forse non avrà la fortuna, a distanza di un secolo, di essere ricostruita con la stessa velocità con cui sono state ricostruite Messina e Reggio Calabria e dintorni.

 

 

GIOCHI D'ESTATE - di Rolando Colla

Le vacanze in un campeggiaccio triste di una modesta famiglia, normalmente piena di problemi:due ragazzini straniti quanto basta dalle liti dei genitori, padre manesco, madre ancora innamorata e autolesionista. Il film è il punto di vista di Nick, undici anni, che incontra Marie e si sforza di essere cinico e indifferente.
Produzione italo-svizzera (come il bellissimo regista grande figo), con il contributo di Euroimage e Media (ed ecco spiegato il direttore della fotografia tedesco (bravissimo) e la giovane protagonista francese), un ragazzino cinese nel cast così siamo a posto anche con l’italia che è diventata multi-tutto. Colonna sonora che fa presagire sempre una qualche catastrofe e un finale almeno nero che invece è pieno di speranza. Bravissimi i ragazzini, a conferma che lavorare con chi è naturalmente portato al “play”, al gioco, da sempre buoni risultati, almeno sul piano della recitazione. Piuttosto discutibile il trattamento alla lucertola e al ragno. Nel complesso … bho.

 

 

THE IDES OF MARCH - di George Clooney

Mike Morris, democratico, sta correndo per le primarie nell'Ohio, stato chiave per le presidenziali ma le cose cominciano ad ingarbugliarsi in un susseguirsi di fatti fra politica e vita privata. ottima sceneggiatura dello stesso Clooney: sconcerta accorgersi che la guerra non è fra candidati di opposti schieramenti ma fra candidati dello stesso partito, guerra senza esclusione di colpi. forse gli americani sono abituati ma io mi chiedo se è giusto che anche in Italia la politica debba diventare questo. Ammesso che non lo sia già diventata. Ovviamente tanto di cappello a Clooney che da democratico convinto denuncia i possibili (?) guasti; tanto di cappello alla vecchia america capace di parlare male di se stessa in nome della democrazia (giusta cosa) e, nel frattempo, fare grossi incassi al cinema. A me basterebbe che copiassimo già solo questo.

 

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31 agosto

Non sono andata a Lido a vedere i due film consentiti dal mio accredito cultura (i poveri della situazione). a convincermi che era meglio insistere su una certa cosa cinematografica tutta mia, è stato l'avere scoperto che Crazy Horse è un documentario sulle ballerine del celebre locale: con tutto il rispetto, ma io proprio non ce la faccio a vedere documentari ad una rassegna. L'altro film poi era cinese...

Così ho giocato sul lungo piano sequenza del Canal Grande dal vaporetto.

Un paio di suggerimenti a chi volesse rifare l'esperienza: occorre aspettare a piazzale Roma la linea 1 che fa la corsa con i vecchi vaporetti, quelli che hanno i sedili davanti, salire per primi (fate attenzione a non scavalcare la fila perchè non è carino, caso mai aspettate quello dopo sperando sia quello giusto...) e considerate anche che il Canal Grande fa un paio di curve e vi troverete prima o poi in controluce, è inevitabile. A meno che la ripresa non la facciate al tramonto ma, attenzione!: il percorso dura circa 45 minuti, calcolate bene i tempi per non ritrovarvi con poca luce. Ah la luce...

E così ho anche, personalmente, rispettata la sacralità dell'inizio. Domani mattina primo film ore 9.00, solito "tendone" al campo da rugby: naturalmente George Clooney che tutti vedranno stasera ma noi "cultura"... a meno di non comprare i biglietti...

 

30 agosto

Il "villaggio" è il solito delirio dell'ultimo giorno di allestimento. Camminiamo in un cantiere cercando di capire cosa è cambiato dall'anno scorso che, come tutti gli anni, sembra che siamo andati vcia ieri pomeriggio.

Già oggi ci sono film da vedere come quello di Ezio Greggio (ore 17 - non sono arrivata in tempo), pre-apertura che è stata molto criticata per un sospetto di operazione "politica".

A me sembre anche normale che Mediaset (ha prodotto il film ma aveva prodotto anche Baaria) si ritagli uno spazio visto che la Mostra del Cinema è finanziata per oltre l'80% dal Ministero dei Beni Culturali (e quindi dal governo in carica). Quello che mi sembra un po' meno bello è che non ci sia più la sacralità dell'apertura ufficiale che è domani, ore 20 col film di George Clooney. Domani comunque ci sono film da vedere, oggi comunque ci sono film da vedere. Deve essere una concessione all'Associazione albergatori...

 

 

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