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20 Luglio 1969:
un grande passo per l'umanità o una delle più grandi bufale della storia?

Affascinanti misteri avvolgono la missione dell'Apollo 11, tanto da mettere in dubbio l'allunaggio di Neil Armstrong e Edwin Aldrin o addirittura da dubitare che fossero soli sul territorio lunare.
Sicuramente il contesto storico è il primo fattore che può far sorgere dubbi sulla veridicità dell'allunaggio nel 1969 da parte degli Stati Uniti. Stati Uniti e Unione Sovietica erano infatti in piena Guerra Fredda e la "corsa allo spazio" fu uno dei fronti su cui si combatté questo conflitto a distanza. Entrambe le potenze mondiali avevano un interesse politico enorme a primeggiare nella tecnologia spaziale e quindi ad aggiudicarsi la conquista della Luna. Questo spiegherebbe l'interesse della NASA a inscenare con fotomontaggi un atterraggio sulla Luna.
Molti esperti hanno analizzato le 166 foto scattate dai tre astronauti dell'Apollo 11, trovando molte incongruenze che fanno pensare a un falso storico. Le più evidenti riguardano le fonti di luce: in alcune foto le parti che dovrebbero essere in ombra sono illuminate. Ad esempio nella più famosa foto di Aldrin (figura 1) la luce proviene da destra, ma si osserva che anche la parte interna della gamba sinistra dell'astronauta è illuminata. Sempre per quanto riguarda la luce, in molte fotografie le ombre non sono parallele, come si dovrebbe invece osservare essendo la fonte di luce (il Sole) a distanza e dimensione tali da far arrivare i raggi sulla Luna paralleli in ogni punto.

 

In figura 2, ad esempio, si nota che le ombre dei due astronauti si incrociano e l'ombra di sinistra è molto più corta dell'altra.
Una spiegazione promossa dai negazionisti dell'allunaggio sostiene che queste foto siano state create in uno studio fotografico, in cui si siano utilizzati più riflettori che illuminassero da vicino il soggetto inquadrato, spiegando gli strani giochi di luce.


Molti altri enigmatici particolari mettono in dubbio l'autenticità delle foto. Basti pensare alla celebre impronta dello scarpone di Armstrong, che mostra contorni netti in disaccordo con l'assenza di umidità della Luna. Se si fa un'impronta sulla sabbia secca, infatti, questa non rimane ben definita come una fatta sulla sabbia bagnata. Inoltre la base del modulo lunare (Figura 3) non sprofonda e il propulsore non ha formato nessun cratere durante l'atterraggio. Infine la bandiera americana in molte foto non avrebbe potuto sventolare in assenza di vento e gli apparecchi fotografici non avrebbero potuto resistere alle temperature estreme della Luna: dai 130°C del giorno agli oltre 170°C sottozero della notte.

Si può cercare di fornire spiegazioni logiche a tutto questo. In primo luogo la superficie della Luna non è piana, quindi le irregolarità del terreno deviano le ombre e le accorciano in modo diverso l'una dall'altra. Inoltre se ci fossero più fonti di luce ogni soggetto avrebbe più ombre, come si vede ad esempio in una partita di calcio. In secondo luogo la minore gravità della Luna diminuisce notevolmente gli effetti del propulsore rispetto a quelli che si avrebbero sulla Terra e l'assenza di aria non fa alzare una nuvola di polvere, bensì la fa schizzare orizzontalmente in tutte le direzioni. Quindi non si forma un cratere e la base non affonda. Riguardo alla bandiera, si nota dai filmati che questa sventola solo quando gli astronauti la scuotono e l'effetto continua anche successivamente per qualche secondo per effetto della minore gravità e per l'assenza di atmosfera. Per quanto riguarda le temperature della superficie lunare, infine, i valori estremi si riscontrano solo dopo 14 giorni di totale esposizione al sole o dopo 14 giorni di ombra, ovvero metà della durata del dì e della notte lunari. Quindi una pellicola esposta solo per qualche ora al Sole sulla Luna non si scalda più di una normale macchina fotografica nel deserto. Inoltre le analisi dei 381 kg di rocce lunari riportati dall'Apollo 11 evidenziano la presenza di minerali e isotopi non presenti sulla Terra e privi dell'involucro acquoso, prova della loro provenienza dalla Luna e non da meteoriti caduti sulla Terra.

Sicuramente la NASA ha ritoccato molte foto, come ha ammesso, ma un mistero molto più affascinante riguarda ciò che l'ente spaziale ha cercato di tener nascosto. La diretta del 20 Luglio del 1969 fu bruscamente interrotta a causa dello sconcerto dei tre astronauti per qualcosa che avevano visto. Una parte della registrazione di Neil Armstrong fu captata nonostante la censura della NASA : "Ma che diavolo è quello? È incredibile... Mio Dio! Me lo potete dire che cosa è quello?". La comunicazione passò poi in codice, per cui non si hanno maggiori informazioni. Molte registrazioni dell'Apollo 11 che circolano sono dei falsi, ma le dichiarazioni dei tre astronauti al ritorno dalla missione non lasciano dubbi. Tra le tante quella di Aldrin: "Un UFO c'era con noi... Poco dopo aver lasciato il campo gravitazionale della Terra diretti alla Luna, tutti e tre, Neil Armstrong, Mike Collins ed io, vedemmo apparire sull'oblò un oggetto luminoso che ci seguiva a distanza... Ne informammo Houston, la base... L'oggetto ci accompagnò per molte ore e poi scomparve"

Marianna De Franceschi per meteowebcam.it

 

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