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Il
piccolo principe
E' un libro troppo importante e troppo poetico per considerarlo "fantascienza" ma in fondo è il racconto del viaggio iniziatico verso la Terra di un ragazzino che saltella di asteroide in asteroide, in una condizione del tutto fantastica in cui vengono azzerate tutte le regole della fisica.
Per chi non lo avesse letto e per chi volesse ricordare...
“Tutti i
grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano”
Il piccolo principe vive su un pianeta talmente piccolo che può
ammirare gli adorati tramonti ogni volta che vuole semplicemente spostando
la sedia. Sua unica compagnia una rosa il cui seme è arrivato lì chissà da
dove. A dire la verità si tratta di una rosa un po’ capricciosa e ingrata
che esaspera talmente il piccolo principe da farlo scappar via,
approfittando della migrazione di alcune rondini.
Il suo è un viaggio lungo e tortuoso durante il quale incontra personaggi bizzarri che gli mostrano un mondo fino a quel momento sconosciuto.
C’è chi conta e riconta le stelle sostenendo di possederle come un capitale; chi si crede di regnare sull’universo intero quando non c’è nessuno a sapere della sua esistenza; chi è ligio al suo dovere al limite del paradosso; chi è vanitoso e vive nell’attesa di qualcuno che lo ammiri.
Ogni personaggio rispecchia un aspetto diverso della vita degli adulti.
Giunge infine
sulla Terra che è il più grande tra i pianeti visitati e di gran lunga il
più interessante. Incontra una volpe che, nonostante sia diffidente con gli
uomini, di fronte all’ingenuità del protagonista, vorrebbe farsi
“addomesticare” per essere l’unica al mondo e non uguale a centomila..
Addomesticare è una cosa dimenticata da molto tempo ormai e vuol dire
“creare legami”. Queste alcune delle parole della volpe:
“Non si conoscono che le cose che si addomesticano. Gli uomini non hanno più
tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma
siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici”
Incontra un giardino fiorito di rose che inizialmente lo rende infelice e lo
fa piangere.
Il suo fiore gli aveva raccontato che era il solo della sua specie in tutto
l’universo. Ed ecco che ce n’erano cinquemila, tutte simili, in un solo
giardino.
Ma poi ne comprende l’unicità grazie agli insegnamenti della volpe stessa:
“Voi siete belle, ma siete vuote. Non si può morire per voi. Certamente, un
qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei
sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho annaffiata. Perché
è lei che ho messo sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata
col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo i due o tre per le
farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche
qualche volta tacere. Perché è la mia rosa.”
Infine incontra chi narra questa storia, l’aviatore dispersosi nel Sahara,
che, impegnato nella riparazione del suo aereo, non si accorge
immediatamente di quanto prezioso sia quel bimbo strano.
Ma presto tra di loro nasce una stretta amicizia che li arricchirà solo come
le vere amicizie sanno fare e che li terrà sempre vicini nonostante le
distanze geografiche.
Ma la frase
che è l’emblema di questo racconto è senza dubbio questa:
“Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”
Il fascino di
questo racconto sta nella sua disarmante semplicità. Ci insegna tante cose
che abbiamo dimenticato crescendo. Perciò esso non può essere considerato
solo un libro per bambini; ha molto da dire anche ai grandi. L’autore, in
maniera originale e magica, descrive il mondo degli adulti attraverso gli
occhi innocenti di un bambino evidenziandone i comportamenti irragionevoli e
talvolta inutili.
Un libro senza tempo e senza età per tutti coloro che amano creare legami,
credono nell’amicizia e nei rapporti semplici e veri. Un libro per i
ragazzi. Un libro per gli adulti affinché non dimentichino mai di essere
stati bambini.