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                                                                                                                                      20 luglio 2009

La Luna: il mio primo ricordo

Ore 2:56 UTC (ovvero, più o meno, ora di Greenwich, l'ora di riferimento per tutte le attività planetarie) del 21/07/1969: un uomo, con fare alquanto titubante, compie un saltello scendendo da una scaletta piccola e leggera, atterra su una specie di scodella affondata su una superficie fine e granulosa che nessuno, fino ad allora, aveva mai visto così da vicino e, tirando un grande sospiro, si allontana dalla piattaforma e tocca quel materiale col proprio piede, imprimendo la propria orma sulla superficie. E' uno dei momenti fondamentali della storia umana: quell'uomo si chiamava Neil Armstrong ed il luogo su cui impresse l'orma del proprio scarpone era posto a 360000km da casa: era la superficie della Luna!
Sono passati quarant'anni da quel momento che poteva cambiare il destino dell'umanità. Checché ne dicano i denigratori, l'Uomo era stato in grado di mostrare a sé stesso le sue immense capacità di adattamento e di spirito di avventura giungendo là dove solo pochi decenni prima sembrava pura utopia e materia per pazzi da rinchiudere in manicomio. Da quel momento, se solo avesse voluto, continuando con gli stessi sforzi, avrebbe potuto letteralmente “raggiungere le stelle”.
Purtroppo, sappiamo tutti com'è andata a finire. Il sogno del presidente Kennedy “Porteremo un americano a sbarcare sulla superficie della Luna entro la fine del decennio” si era avverato. I nemici russi, fino ad allora sempre strategicamente in vantaggio per quanto riguardava la materia spaziale (primo satellite, primo uomo in orbita, prima donna in orbita, prima passeggiata extraveicolare, prima sonda automatica allunata) venivano superati sul traguardo più prestigioso. E' vero che era stata la fortuna a giocare un ruolo determinante: ciò che era accaduto con l'Apollo 1 (esplosione sulla rampa di lancio) ai russi capitò pochi mesi prima del lancio del fatidico Apollo 11 quando erano pronti ad effettuare il grande balzo, perdendo definitivamente la rincorsa, ma anche la capacità della NASA di scegliere una soluzione più azzardata (un singolo razzo pluristadio che contenesse un modulo di comando ed una navetta di allunaggio), ma rivelatasi vincente rispetto al sistema di due razzi gemelli di cui uno sarebbe stato la riserva di carburante e componenti dell'altro scelto dai russi.
Il vero problema è che la Luna non poteva portare vantaggi militari strategici, né materiali preziosi e che “valesse la pena riportare a casa”. Era, anzi è, un pezzo di roccia e sabbia povero e freddo di nessuna utilità, per cui dopo la missione Apollo 17, le successive 3 furono cancellate per mancanza di fondi. Gli americani, ormai, dopo l'emozione dell'Apollo 11 e la paura per l'Apollo 13 (unico caso di successo straordinario di una missione abortita), cominciarono a considerare i viaggi verso la Luna come una specie di routine, molto costosa e poco utile o interessante. “Sic transeat gloria mundi” dicevano i latini...
E così, la missione Apollo 17, che allunò l'11/12/1972, fu l'ultima a posarsi sulla superficie della nostra compagna. Ma fu anche la prima (ed unica) che osservai dal vivo e di cui ho un ricordo preciso e personale.
Ero piccolo, circa 3 anni, e quelle immagini sfocate di quegli strani esseri bianchi che si muovevano su una superficie chiara con un cielo scuro sono, in assoluto, i ricordi più antichi della mia vita. Rammento che stavo giocando sotto il tavolo della cucina di casa col televisore acceso che proiettava quelle strane immagini con voci che commentavano e dicevano cose che non potevo capire. Ricordo l'effetto di paura e sconcerto di quelle immagini: una paura enorme, tipica di un bambino piccolo, che mi faceva distogliere lo sguardo terrorizzato ma che, contemporaneamente, mi obbligava a guardare, attratto come da una calamita invisibile. Era sera, fuori era buio come il cielo in cui si muovevano quegli spettri sfocati e, ogni tanto, mi spostavo verso la portafinestra per guardare fuori e, forse, rassicurarmi un po'.
Non avrei mai immaginato che, inconsciamente, quelle immagini mi avrebbero plasmato tanto. Ora che ci ripenso, quasi quarant'anni dopo, mi rendo conto che la mia passione per la Scienza, per la Fisica, anzi, meglio, per l'Astrofisica, la Cosmologia e la Planetologia non può che esser nata là, in quegli istanti del dicembre del 1972. Ed io non posso che esser grato ancora oggi a tutti quegli equipaggi e quei tecnici che, con i loro sforzi ed al prezzo, per alcuni di loro, della loro stessa vita, ci hanno permesso di raggiungere quel traguardo inimmaginabile di raggiungere la Luna. Se solo si volesse, in pochi anni Marte sarebbe alla nostra portata ma, purtroppo, gli interessi economici e politici attuali portano altrove. E' un gran peccato, perché il nostro futuro non può che essere tra le stelle. Spero solo di vivere a sufficienza per vedere il secondo passo avverarsi. Per ora, comunque, con cuore pieno di commozione, non posso che festeggiare l'anniversario del primo “giant leap for mankind” come disse il comandante Armstrong, ai piedi di quella scaletta, esprimendo il mio ringraziamento a quell'equipaggio di coraggiosi eroi ed a tutti quelli che, da Terra, hanno permesso che andassero e tornassero sani e salvi.

Flavio
 

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