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Era il 20 luglio 1969

Ora fa parte dei miei ricordi della memoria, per la mia generazione fu una cosa al di fuori della realtà, sembrava essere stati proiettati violentemente, ma positivamente, nel futuro o nella fantascienza. Un uomo camminava sulla Luna. Per noi , avevo poco più di trent'anni, finora la Luna era quanto di più romantico ci fosse. Ci potevamo parlare quando eravamo giù di corda o quando l’amore non era corrisposto. Era la depositaria dei nostri segreti che ad altri non avremmo confessato, perché mai li avrebbe rivelati. Ed ora all’improvviso gli uomini vanno lassù, magari per scovare tutti i segreti depositati finora in quel luogo magico.
Vi fu, nei mesi precedenti al luglio 1969, una massiccia informazione mediatica sull’avvenimento, quindi il mondo era eccitato dalla prospettiva di essere protagonisti di un avvenimento storico eccezionale. Gli Stati Uniti stavano, con le loro immense capacità scientifiche ed economiche, dimostrando cosa poteva fare l’uomo se utilizzava le conoscenze acquisite al fine di raggiungere un progresso vero.
Io con la mia famiglia ero in vacanza a Tortoreto Lido, un ameno paesino di mare sulle rive abruzzesi dell’Adriatico. Ero in un albergo con mia moglie e mio figlio di tre anni e partecipavamo all’eccitazione generale del momento. Dalla sera precedente eravamo già tutti davanti al televisore ( in bianco e nero ) sistemato in un salone dell’albergo per seguire il viaggio dell’Apollo 11.. La proprietaria dell’albergo aveva fatto le cose per bene, sedie e poltrone per tutti. Alcuni degli ospiti dell’albergo passarono la notte in poltrona davanti alla televisione, altri, come la mia famiglia, andarono a letto. L’accordo era sveglia per tutti al momento giusto. Ed infatti, quando ormai il modulo lunare si stava avvicinando alla Luna, ci fu la sveglia per tutti e tutti uscimmo dalle proprie stanze precipitandoci per le scale verso il salone della TV. Era uno sciamare festoso ed eccitato, come i bambini quando i genitori dico loro che li porteranno alle giostre. L’adrenalina dell’emozione saliva e si notava dal gran vociare di tutti. Poi, quando fummo tutti seduti, il silenzio cadde nella sala con gli occhi fissi a quanto accadeva e con il cuore in gola ad ascoltare la voce di Tito Stagno dallo studio Rai e di Ruggero Orlando dall’America che facevano la cronaca dell’allunaggio. L’emozione era dominante in una atmosfera di gioia che si percepiva anche se stavamo zitti. Poi quanto Tito Stagno disse “ Hanno toccato” si scatenò un inferno di gridi di gioia e di battimani di felicità. Eravamo cosi’ coinvolti che sembrava di essere li’ con loro, avevamo fatto lo stesso sforzo emotivo. Quindi cominciarono a saltare i tappi delle bottiglie di spumante messe a disposizione dalla direzione dell’albergo per salutare la passeggiata che Amstrong ed Aldrin stavano facendo sulla Luna. Più tardi, lauta colazione perché intanto il sole si era alzato e la giornata cominciava a scorrere Era il 20 luglio 1969 ed avevamo vissuto la storia in diretta.
Conservo ancora i giornali di quel giorno ed una copia della targa che fu lasciata dagli astronauti . Mio figlio, che aveva tre anni, quella notte dormiva , ma dal giorno successivo fu talmente coinvolto dalle notizie dell’avvenimento che volle che gli comperassimo un casco, simile a quello che avevano gli astronauti, indossato sopra una tuta azzurra con lo stemma del modulo lunare, ed ho ancora tante foto di lui cosi’ vestito. Era solito giocare mettendosi sotto il tavolo che per lui era la capsula spaziale. Nella sua camera per molti anni ha avuto una gigantografia della Luna.
Avevamo perduta un’amica che ci consolava nelle pene d’amore , ma avevamo conquistato una realtà che ci proiettava verso l’universo, verso il futuro, verso l’ignoto.
Fu un momento storico indicibile, segnò un’epoca, emozione non più ripetuta per nessun altro avvenimento simile, ma non fu, come si pensava, l’inizio di una nuova epoca, di conquiste scientifiche altrettanto grandi perché il mondo era sempre teso ad interessarsi di problemi di potere che portano il progresso scientifico ad allontanarsi dal progresso morale e sociale.

Massimo Giacomozzi

 

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