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Cnr,
svelato il mistero di Tunguska
Trovato il cratere del meteorite
Il piccolo lago Cheko può essere stato causato dall'impatto di un
'frammento' di 5 metri
GIOVANNI GAGLIARDI per Repubblica.it
Il mistero di Tunguska potrebbe avere le ore contate. La misteriosa
esplosione, pari a mille atomiche di Hiroshima, avvenuta 99 anni fa nella
remota località della Siberia, sta per avere una spiegazione scientifica
grazie ai ricercatori del Cnr e dell'Università di Bologna.
Per anni si è fantasticato attorno alle cause dell'esplosione: si è parlato
di Ufo, antimateria, buchi neri o altri fenomeni mai dimostrati. Ora i
nostri scienziati sono certi di avere in mano le prove che a Tunguska si è
verificato il maggiore impatto storicamente accertato tra il nostro Pianeta
e un corpo celeste.
La vicenda. Alle 7,14 del 30 giugno 1908 una devastante esplosione nelle
vicinanze del fiume Podkamennaja Tunguska, abbattè 60 milioni di alberi in
un'area di 2150 chilometri quadrati. Il rumore dell'esplosione fu udito a
1000 chilometri di distanza. Alcuni testimoni che si trovavano a 500
chilometri dal punto di impatto, riferirono di aver visto sollevarsi una
nube di fumo all'orizzonte. Alcuni convogli della Ferrovia Transiberiana, a
600 chilometri dal punto di impatto rischiarono quasi di deragliare. Ma a
Tunguska non è rimasta nessuna traccia di un cratere di impatto o di altri
elementi chiaramenti riconducibile ad un corpo di origine extraterrestre.
Almeno fino ad oggi.
Asteroide o cometa. Sulla rivista scientifica 'Terra Nova', è stato
pubblicato il lavoro di un gruppo di ricercatori italiani dell'Ismar-Cnr e
delle Università di Bologna e Trieste - Luca Gasperini, Francesca Alvisi,
Gianni Biasini, Enrico Bonatti, Giuseppe Longo, Michele Pipan e Romano Serra
- che hanno condotto sul luogo una spedizione scientifica. Dagli studi
risulta che il lago Cheko, un piccolo specchio d'acqua, circa 500 metri di
diametro, situato ad una decina di chilometri dall'epicentro dell'esplosione
del 1908, può essere il cratere causato dall'impatto di un 'frammento' di
circa cinque metri, sopravvissuto all'esplosione principale, che si è
schiantato a 'bassa velocità', ovvero a circa un chilometro al secondo.
"L'esplosione si sarebbe verificata nell'atmosfera, 5-10 chilometri al di
sopra della regione di Tunguska - spiega Luca Gasperini dell'Ismar-Cnr di
Bologna -. Si è trattato della deflagrazione di un asteroide o di una
cometa, (la prima ipotesi sostenuta in particolare da scienziati americani,
mentre la seconda è sostenuta da ricercatori russi, ndr), di circa 50-80
metri di diametro. La zona di devastazione se centrata su Bologna -
sottolinea il ricercatore - raggiungerebbe Ferrara, Forlì e Modena".
La ricerca. "Abbiamo effettuato uno studio geofisico e sedimentologico del
lago per verificare se la sua formazione potesse essere correlata
all'evento, e per rilevare nella sequenza sedimentaria del lago evidenze
geofisiche e geochimiche dalle quali trarre informazioni sulla natura
dell'oggetto cosmico", ha spiegato Luca Gasperini dell'Ismar-Cnr. "Varie
spedizioni di studiosi avevano già esplorato la zona dell'esplosione senza
trovare segni d'impatto o frammenti, e formulando ipotesi, anche molto
diverse fra loro, per far luce su quello che è ormai considerato a tutti gli
effetti un 'mistero'. Il nostro studio sul campo è stato effettuato
principalmente utilizzando rilievi di acustica subacquea, con un obiettivo
dunque più ambizioso di quello della prima spedizione italiana, avvenuta nel
1991, anch'essa organizzata dal professor Giuseppe Longo dell'Università di
Bologna, e limitata alla ricerca di microparticelle dell'oggetto cosmico
nella resina degli alberi".
Un lago diverso. Durante la spedizione 'Tunguska99' è stata quindi per la
prima volta investigata con tecniche molto sofisticate la morfologia del
fondo e la natura dei depositi del sottofondo lacustre, e raccolti campioni
di sedimento. "Grazie a tali indagini - ha aggiunto il ricercatore - è stato
possibile scoprire che la morfologia del lago è diversa da quella dei comuni
laghi siberiani di origine termo-carsica: la natura dei sedimenti recuperati
dal fondo sono invece compatibili con l'ipotesi dell'impatto, che sarebbe
avvenuto in una foresta acquitrinosa con uno strato sottostante di
permafrost (suolo permanentemente ghiacciato) spesso oltre 30 metri".
E' stato proprio lo scioglimento del permafrost avvenuto subito dopo
l'impatto a modellare la forma e le dimensioni attuali del lago, e a
nasconderne la vera natura di cratere da impatto per tutto questo tempo.
Questa scoperta, se confermata, contribuirà, cento anni dopo a svelare il
mistero di Tunguska, dando forti contributi, e nuove paure, sulla
comprensione degli effetti dell'impatto di un asteroide o una cometa con la
Terra. Ipotesi tutt'altro che remota e non infrequente nella storia del
nostro pianeta.
(30 ottobre 2007)