4 novembre

 

IN UN GIORNO LA FINE

di Daniele Misischia

con Alessandro Roja, Euridice Axen, Claudio Camilli

2017 - Italia - 100'
Gli zombi sono arrivati a Roma per quanto incredibile perché, come disse Barbara la segretaria del dottor Powel né Il segno del comando, " L'aria di Roma è troppo limpida per certe fantasie nordiche". Che succede? Succede che Claudio, duro super manager in una società che somiglia a quella di Una donna in carriera, di quelle che fanno solo soldi, la mattina in cui ha un incontro importantissimo, arriva nel palazzo e resta bloccato in ascensore col telefonino. Per sua fortuna perché in tutta Roma si stanno moltiplicando gli zombie. Per lui comincia con una telefonata della moglie spaventata perché qualcuno bussa forte alla porta. Poi è il turno di un collaboratore che sta in macchina, poi quello del responsabile degli impianti, poi, dopo che è riuscito ad aprire le porte di un tanto che non gli permette di uscire ma nemmeno agli altri di entrare, vede aggredire la sua amante bionda che "riavutasi" se lo vuole subito mangiare. E poi arriva il poliziotto de core. Non si può mancare un film sugli zombi perchè loro fanno sempre le stesse cose e tutto sommato sono anche truccati nello stesso modo. bisogna vedere cosa si inventa il regista, che situazione da cui venir fuori. Questa di Misischia al suo film di esordio è claustrofobica con intelligenza, ci trovo una bella citazione da quelle strane occasioni l'episodio del vescovo, impegnativa per l'attore e per il regista che lo deve dirigere. Bravi tutti e non mi stupisce che ci siano i Manetti Bros a produrlo.

 

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3 novembre

 

NYSFERATU - symphony of a century

di Andrea Mastrovito

USA - 2017 - 100'

Una bellezza di forma e contenuto. Il regista ha voluto fare un RMK del Nosferatu di Murnau. RMK con variazioni sul tema. il vampiro non è transilvano ma siriano, non va a Londra ma a New York, non si muove da solo ma con tutta la sua gente, non compra un'abbazia in rovina ma il museo dell'immigrazione di Ellis Isle. Lui e la sua gente vengono visti come pericolosi invasori e la sera scatta il coprifuoco. E ci si chiede come mai il registra abbia voluto fare l'equazione immigrati =  cattivi. Alla fine si scopre che la contaminazione e la riflessione è molto più critica e complessa. Bellezza di forma. Il film è girato con la tecnica del rotoscoping (gira  le scene  in action movie e poi ci disegna sopra). Lui dice di aver fatto 35mila disegni ma io conosco un software che fa la stessa cosa: lo presentò una azienda americana sei o sette anni fa ad un convegno fiorentino di scuole americane in Italia sul rinascimento digitale (già... fu per quel convegno che nacque la mia Marella che era all'epoca il mio avatar parlante inglese). Mi sbaglierò ma

mi sembra di aver riconosciuto quel software al primo fotogramma. Naturalmente questo non toglie nulla al film, anzi, dal mio punto di vista, lo rende ancora più interessante. Il film è muto con didascalie ed esecuzione dal vivo con orchestra della colonna sonora, cosa che immagino accada solo per particolari eventi e non normalmente nelle sale ma l'idea è strepitosa. I personaggi sono vestiti come nell'originale Murneau e la nave è un veliero ma tutto in una NY contemporanea. BELLISSIMO.

 

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2 novembre

THE CHANGEOVER

di Miranda Harcourt, Stuart McKenzie

con Timothy Spall, Erana James 

2017 - Nuova Zelanda - 95'

Stando a quello che hanno dichiarato il film adopera gli strumenti del fantasy  per raccontare del passaggio dall'infanzia/adolescenza all'età adulta anche se giovanile. Insomma quella terribile/meravigliosa età dei quindici anni dove c'è il primo amore ma ci sono anche molte paure. Così è per Laura che è per giunta una sensitiva nella cui vita entra un terribile e orribile uomo che è una "larva" che si impossessa delle energie vitali per continuare a vivere. Le energie migliori sono quelle dei bambini di cui impadronisce prendendo il loro giocattolo preferito in modo che per non lasciarlo  i bambini restino sempre con lui. Marchia il bambino e marchia il giocattolo. Laura per liberare il fratellino accetta di diventare una strega, cosa per la quale, da sensitiva, è predisposta. Dopo un percorso onirico-iniziatico, marca la larva e riporta in vita il fattelino che nel frattempo è morto. Questa è forse l'unica smagliatura del film: se la larva ha bisogno di energie perché i bambini posseduti muoiono presto? Non si capisce se un bambino gli dà energia per un tot di tempo è una volta assorbita non serve più che lui viva, come It che mangia ogni 27 anni.  Di fatto a me sembra che il film sia un fantasy adolescenziale e che per inserirlo in Alice regista e produttore abbiano ribaltato i termini. Un fantasy che funziona grazie ad una buona scrittura e alla presenza di Timoty Spall in arte Coda Liscia (il topo di famiglia sdi Ron Winsley. E funziona tanto più che non è stato adoperato alcun particolare effetto digitale ma solo un viraggio colore o certi rallenta. Potenza della scrittura, infatti. La protagonista è una ragazza maori selezionata da un casting nelle scuole. Al l'anteprima ha recitato una preghiera maori senza microfono. Forse la sua fede non consente l'uso di mezzi tecnici. Da brivido.

 

Ed ecco come lo definiscono quelli di mymovies: FANTASCIENZA

 

 

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1 novembre

 

APPELLO ACCORATO: ditemi quando esce BLUE MY MIND perché l'ho perso. E l'ho perso perché dalla scheda, cosa si capisce visto che viene definito solo drammatico? Che l'adolescente femmina si trasforma fra mille drammi. E quindi una pensa che si tratta del solito transessuale che sta cambiando sesso. E invece, pur drammaticamente, trattasi della trasformazione della ragazza in sirena e quindi di un fantasy. In SIRENA. Ma chi le fa queste schede? E la produzione cosa manda? Devo pensare che siano tradotte in italiano o che gli italiani decidano cosa scrivere o che nessuno in fondo va a capire nulla? So soltanto che mi sono persa un film che mi avrebbe intrigata e questo mi fa girare le....pinne

 

 

Ed ecco il trailer di BLUE MY MIND che forse avrei dovuto vedere prima di decidere per un altro film.

PER FAVOREEEEEEEE mi dite dove lo trovo, quando esce questo film? E mi date tra le mani chi scrive le schede e le trame? Ho voglia di pesci rossi. Grazie :)

 

 

 

 

ADDIO FOTTUTI MUSI GIALLI

di Francesco Capaldo.

con Ciro Priello, Beatrice Arnera, Simone Ruzzo, Fabio Balsamo

2017- Italia - 93'
Napoli. Tre laureati in materie da terzo millennio, comunicazione e similari, fanno ovviamente tutt'altre cose. Ciro, Il grafico super specializzato lavora in una friggitoria cinese, Fabio che avrebbe studiato per regia fa filmini ai matrimoni col padre fotografo, Matilda nemmeno lavora. Ciro invia per sbaglio il suo curriculum a un concorso per l'anteprima di una serie di fantascienza e viene incredibilmente assunto a bordo di una astronave. Con un raggio traente nella migliore tradizione, si sposta dall'astronave a casa. In tutto questo è sparito Gigi D'Alessio. Divertente anche se non esilarante. Grande uso di effetti è computer grafica a dimostrazione che li sappiamo fare pure noi. Gradevoli citazioni da Il quinto elemento (il robot) e da Mars Attack (la musica kit C che qui è naturalmente il neo-melodico). Per quanto mi piazza la fantascienza, il film resta un po' più nell'ambito del gioco farsesco che nella grande ironia fantascientifica anche solo dei due film citati. Insomma buono ma, restando nel cinema italiano, non è Nirvana

 

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31 ottobre

 

And Then There Was Light

di Tatsushi

con Arata Iura, Eita

2017 - Giappone - 138'

Della serie: prima o poi la fregatura vera la devi pur prendere. E dire che mi tengo a prudente distanza dal cinema giapponese. Perchè, se è vero che la poesia è universale di Akira Kurosawa e Miazaki ce ne sono pochissimi, anzi ci sono solo loro. E allora perchè ci sono andata? Perchè i protagonisti ragazzini, un lui innamorato di una lei e un amichetto sempre picchiato dal padre, si salvano da un tzumani che distrugge la loro isoletta e si ritrovano da grandi. Tsunami, ecco la cosa che mi ha intrigata. e naturalmente lo tsunami si è visto arrivare sotto la luna (bello) e poi inquadratura fissa e rumori. Il dramma da adulti è che il caso vuole che il più piccolo dei ragazzi aveva scattato la foto di un uomo che il grandicello ha ucciso perchè pare che stesse violentando la ragazzina (lei però non sembrava così disperata) e adesso ha deciso di ricattare lei diventata attrice e lui diventato funzionario del porto. Una interminabile faccenda con questi giapponesi sempre incazzati ma silenziosi, con una ruffianata inqualificabile di una lupa nel cortile del condominio fatta da un non meglio identificato artista. Senza contare che la foto non prova nulla perchè è la foto di un non meglio identificato morto 25 anni prima. Sceneggiatura come optional. Voglio i selezionatori per suggerire di cambiare pusher.

 

 

VALLEY OF SHADOWS

di Jonas Matzow Gulbrandsen

con  Adam Ekeli, Kathrine Fagerland

2017 - Norvegia - 91'

Norvegia (film da vedere in estate per sentire un po' di fresco). Aslak è un bambino di circa...sei anni? Difficile dirlo, questi norvegesi sono alti anche da piccoli ma diciamo a occhi sei anni. Un amichetto vicino di casa più grande Facciamo nove anni?) gli fa vedere che qualcuno/qualcosa ha ucciso delle pecore senza mangiarle, o almeno mangiandone le interiora. È successo durante la luna piena e quindi, afferma l'amico, si tratta di un licantropo.il nuovo mostro si aggiunge ad altri mostri. In casa non c'è un papà ma di questo non si accenna nemmeno. In compenso c'è un fratello che la polizia definisce violento e fuori controllo e la mamma non permette ad Aslak di entrare nella sua stanza. E ai bordi del gruppo di case, molto ben distanziate fra di loro, c'è una foresta scura e cupa che viene inquadrata magistralmente ad occupare quasi tutto il campo, e incombe altissima sui bambini che sono piccoli piccoli in basso a destra. Il più bel campo lungo degli ultimi anni. Nella foresta prima trova una barca (ma allora c'è qualcuno!), poi viene portato dalla corrente e infine trova un uomo strano che vive in una casa isolata. E' lui il mostro? Chissà... Bellissimo film rarefatto e ciò nonostante tutt'altro che lento e noioso perchè il registe rispetta le regole: climax ogni 20 m9inuti, forse meno: un ramo che si spezza, un alce, la barca...Bellissimo finale che non rivelo.

Perfetto per Halloween

 

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30 ottobre

 

INSIRYATED

di Philippe Van Leeuw

con Hiam Abbass, Diamand Abou Abboud, Juliette Navis, Mohsen Abbas, Moustapha Al Kar.

2017 - Belgio, Francia - 85'

La guerra vista dall'interno di una casa popolati donne e ragazzi mentre gli uomini sono in giro a procurare cibo.

Meno claustrofobico del geniale Lebanon ma molto molto importante per capire da cosa scappano i siriani.

Naturalmente nessun cenno all'appartenenza della famiglia assediata e su chi è che spara e stupra.

Al punto in cui siamo non ha nessuna importanza.

 

 

C'EST LA VIE

di Eric Toledano, Olivier Nakache

con Jean-Pierre Bacri, Jean-Paul Rouve, Gilles Lellouche, Eye Haidara

2017 - Francia - 117'

Max organizza matrimoni perfetti, è quello che si chiama un wedding planner.  e noi abbiamo riso dal primo all'ultimo fotogramma. Una sola nota: c'è una nera probabilmente nata francese o comunque nata in Francia da genitori africani, probabilmente figlia del colonialismo e quindi senza nessun problema di integrazione tranne quello del suo brutto cartiere. E ci sono due cingalesi raffinati jazzisti e qui sguatteri in cucina e uno dice all'altro a proposito di due amanti che tutti sanno ma fanno finta di non sapere "sei in Francia, ti devi integrare"

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29 ottobre

Il piacere della trasgressione è dato solo a chi sta dentro ai sistemi rigidi come le dottrine di partito o le religioni severe.

Stamattina è suonata la sveglia, ho fatto la doccia, ho fatto colazione, ho preparato la borsa, mi sono detta "ma a me chi me lo fare visto che ho scelto la libera professione pur di non avere la sveglia?, ho infilato le scarpe. Poi, visto che ero perfino in anticipo dato lo spostamento ora legale.ora solare, ho guardato il programma per decidere il film da vedere in mattinata. Fra la storia di una pattinatrice, qualcosa che riguardava Ferrari, una francese delocalizzata a Tangeri, un bambino messicano che cerca il padre sparito e torme di ragazzini che predicano la parola di Gesù ho capito che era il caso di tornare a letto.

E ho visto in differita la prima punta di Sirene fiction Rai!. Ma di questo ne parliamo la prossima settimana

 

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28 ottobre

 

CAPITAN MUTANDA

di David Soren

USA - 2017 - 89'

Due bambini allegri, creativi e specializzati in scherzi, hanno disegnato il fumetto di Capitan Mutanda la cui origine e del tutto simile a quella di Superman che del resto, come tanti altri super-io va in giro in mutande. Ma c'è il preside della scuola che non ha il be minimo senso dell'umorismo. Ma Harold ha un anello ipnotizzatore e i due convincono il malcapitato preside a vestire, si fa per dire, i panni di capitan Mutanda. Poi arriva un professore di scienze che più cattivo non si può e spalleggiato dal secchione (triste) della classe ruba le risate a tutti i bambini e inventa una macchina nostro stile Mazinga che, tho, ha la forma di un cesso. Vale la pena a questo punto, di ricordare che i bambini ridono dei tabù: cacca, gabinetto, pipù... ridono di quello che la morale (non l'etica) borghese considera "sporco£, loro pronunciano le parole e ridono perchè dire la parola e riderne configura un esorcismo. cacca...ajahahaha

CartOOn per bambini e, mannaggia, sembrerebbe solo per bambini maschietti anche se è sì patissimo. Bella, fra l'altro, la trovata, anche qui, della tecnica mista dov'è al 3D della realtà si intreccia la grafica dei fumetti che non solo sono, ovviamente in 2D ma ha anche il pregio di essere proprio come l'avrebbero fatto i bambini (e anche molti adulti se tirassimo fuori il bambino che è dentro di noi). Doppio livello educativo, quindi;: la forza della risata è una possibile didattica della comunicazione col disegno dove i ruoli sono professionalmente definiti, c'è uno che scrive le battute (il copy) e uno che disegna (l'art). Il cartOOn arriva dopo 12 libri, 3 spin-off, traduzioni in 20 lingue, 70 milioni di copie vendute, premi di qualità e una infinità di censure e problemi.

 

STRONGER

di David Gordon Green

con  Jake Gyllenhaal

USA - 2017 - 116' 

La storia vera di Jeff Bauman che nell'attentato alla maratona di Boston ha perso entrambe le gambe ed è diventato esempio di tenacia. E ci risiamo col cinema americano. L'episodio è unico ma anche no. Di attentati purtroppo è pieno il mondo. Ma il mondo non è pieno purtroppo di macchine del cinema che sappiano emozionare tanto. E evidentemente una qualche qualità intrinseca che mi sfugge. Perché di sceneggiatori bravi è pieno il mondo occidentale. E dico occidentale perché voglio tenermi su un tono di condivisione di profilo medio. Sarà anche quello che un amico ha chiamato l'uso retorico della colonna sonora. Non si tratta di attori perché Jack Gillrnhall è bravissimo e decisamente bello ma a pari merito con Stefano Accorsi o l'arrore francese di garrone.forse l'uso della macchina da presa.... Ma basterebbe copiare.  Mi viene da pensare che forse c'è una cosa banale, tanto semplice che noi europei, ntellettuali, bizantini, non riusciamo a fare: avere il coraggio dell'enfasi.

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27 ottobre


THE BREADWINNER

di Nora Twomey

2017 - Canada, Irlanda - 94'

Paryana è una bimba afgana di 11 anni sfortunata. Il padre che è stato il maestro di Kabul ha perso una gamba su una mina. Il fratello più grande fino alla fine non si capisce come è morto. La famiglia e in gravi ristrettezze e ci sono i talebani che impediscono alle donne, anche alle bambine, di stare in strada se non accompagnate da un maschio di famiglia. È così quando il padre viene arrestato perchè possiede un libro considerato proibito, Paryana  si taglia i capelli, si traveste da maschio e va in giro per Kabul a procurare da mangiare a madre sorella e fratellino piccolo. Con lei una compagna di scuola che da tempo si è travestita per gli stessi motivi.
L'obiettivo di rivedere e forse liberare il padre si configura come impresa parallela a quella di un bambino che deve sconfiggere l'elefante cattivo che ha rubato le sementi al villaggio.
Due storie parallele, quindi, con identificazione dei personaggi.
Due grafiche diverse, entrambe molto belle, dov'è quella della storia ricorda alla lontana le articolazioni da pupi siciliani di Emanuele Luzzati.
Film visto con centinaia di ragazzini che, viva la faccia, partecipano attenti e applaudono alle azioni significativa.
Brividi veri alla conclusione della storia raccontata dal padre: la nostra terra e Arian, la terra dei nobili.
Vaglielo a dire ai neonazisti che ad Arian sono tutti afgani e quindi per niente biodi-occhi azzurri.

Prodotto da Angelina Jolie. Non mi vorrei sbagliare ma credo sia il primo cartOOn che produce.

 

UNA QUESTIONE PRIVATA

di Paolo e Vittorio Taviani

con Luca Marinelli

Italia, Francia - 2017 - 84'
Noia noia noia
Due partigiani giovanotti amici fin da ragazzi sono innamorati della stessa ragazza. Quando Milton (detto anche lo zingaro ma io 'na cosa vojo sape') tornando nella casa vuota perché Fulvia se n'è andata a Torino, parla con la serva che è serva e quindi gli dice  che forse qualcosa Fulvia con Giorgio l'ha fatta. E Milton vuole rintracciare il rivale per scoprirne di più.
E scoperto che Giorgio è stato preso dai fascisti, cerca di catturare un fascista per fare uno scambio prigionieri e liberarlo. Ma io 'na cosa voto sape: lo fa perché Giorgio è amico suo o perché deve sapere se con Fulvia ha fatto piru piru?
Ora, non ho letto il libro di Fenoglio e mi sono addormentata e quindi non so se Giorgio poi è stato fucilato (che detto fra noi a Milton converrebbe pure) ma ho visto, svegliata dagli spari di una qualche azione finale, il finale che vi rivelo per pura crudeltà: a Milton proprio non riesce di farsi ammazzare.

Prima viene inseguito da una ventina di fascisti e niente, neanche quando si impiglia in un cespuglio, neanche quando corre su campo libero in maniche di camicia bianca, neanche quando perde la pistola, neanche quando salta e corre su un ponte minato. Insomma si salva e, battuta finale, "Fulvia sono vivo, ancora un po' e mi ammazzavi". Eh, in qualche modo doveva pure finire questo film.
Morale della favola: è va bene che Fenoglio era intimista, ma il tempo passa anche per i fratelli Taviani.

Bella la fotografia anche se... pure qua....Le azioni al presente, quelle delle guerra, sono tutte virate al blu, piene di nebbia, fredde. E guarda caso i flashback dei pomeriggi d'amore sono tutti virati in rosa.

MA PER PIACERE!

 

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26 OTTOBRE

 

HOSTILES

di Scott Cooper

con Christian Bale, Wes Studi

USA - 2017 - 127'

Un western "tardivo" ambiantato nel 1892 quando la questione indiana è ormai quasi agli epigoni. Gli indiani sono stati massacrati e ridotti nelle riserve, qualcuno scappa e uccide bianchi, l'esercito fa la sua parte con altretanta ferocia. Il capitano Bloker, leggenda vivente per il suo accanimento contro i pellerossa, si ritrova ai limiti della pensione dopo una gloriaso carriere, a dover obbedire a un ordine del presidente degli Stati Uniti: riportare libero nelle sue (ex) terre un capo indiano cheyenne morente che è stato un grande massacratore di bianchi.

Il film diventa presto un road movie western con tutti i lenti, percettibili passaggi per una evoluzione degli uomini vecchi nemici che diventano amici nel senso più alto del termine.

Un film bellissimo che comincia con una citazione da lasciare senza fiato: la vera anima dell'america è dura, cattiva, assassina. Non si è mai ammorbidita.

Nell'itinerare del film ci si chiede veramente come mai potrà finire e n questo senso la sceneggiatura è perfetta. Viene anche da considerare che il cinema americano non può prescindere dal territorio: e certo che fanno grande cinema con quel paesaggio.

Dialoghi essenziali, rudi e duri.

Meraviglioso l'indiano che, per chi non lo ricorda, è il cattivissimo assassino sterminatore di bianchi de L'ultimo dei Mohicani.  questo film sembra una bella evoluzione bio-cinematografica.

BELLISSIMO FILM. Bell'inizio di Festa del cinema. complimenti ad Antonio Monda che all'anteprima stampa e professional stamattina ci ha fatto la sorpresa di venire in sala a salutarci e ringraziarci.

Capisco perchè gli è stato riconfermato per i prossimi tre anni l'incarico di direttore artistico: monda è ormai americano, giornalista, scrittore, vive a Manhattan, specializzato sul cinema, è evidente che riesce a garantire i film americani. E, diciamocelo, senza il cinema americano qualunque rassegna non va da nessuna parte.