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gradimento per colore:

BRUTTO

INSOMMA

BUONO

BELLISSIMO

 

11 settembre

 

E però proprio non resisto.

Da un articolo molto calibrato di Laura Delli Colli, apprendo che Lav Diaz è ha presentato a Berlino un film di NOVE ore.

E' troppo, e non nel senso della durata. E' troppo perchè se il cinema è arte popolare, allora questo autore non tiene nella minima considerazione il pubblico. Perchè, signori, NOVE ore di film non le regge nessuno. NOVE ore sono per un pubblico televisivo e in questo senso non sarebbe male perchè magari aumenterebbe il livello qualitativo di un media che per qualità di produzione e programmazione ultimamamente fa quanto meno discutere (eufemismo per non dire che fa schifo). Invece Lav Diaz fa film di nove ore, di sei ore, di quasi quattro ore e tutti applaudono al cinema autoriale. Che vedranno in pochissimi. O faranno finta di vederlo.

Per carità, nel cinema c'è sempre stata la distanza fra i target. Quasi certamente negli anni '60 molti di quelli che andavano a vedere Totò, non andavano a vedere Antonioni. Ma qui siamo alla distillazione del target: pensare a un cinema tanto autoriale da essere gradito a pochissimi intellettuali in grado di reggere nove ore, sei ore...

Ma in tutto questo, con tutto il rispetto per la creatività e per l'autonomia dell'autore, non ci sarà anche una forma nemmeno tanto celata di arroganza? Del tipo: sono il regista e faccio quel che cazzo mi pare e se a te non piace...

E se a me non piace che sono? Un ignorante? Un poveretto che non è in grado di "capire"?

Alla faccia del cinema che nasce ed è arte popolare con grandissime possibilità di ... aprire il cuore, di essere conoscenza.

Ma allora, scusate, meglio Sorrentino che ha fatto THE YOUNG POPE, circa dieci ore, film a tutti gli effetti per linguaggio filmico ma lo ha pensato come serie televisiva. Esattamente come aveva fatto Comencini per il suo PINOCCHIO nel 1972.

Conclusione: caro Lav Diaz, poichè non posso credere che tu non conosca il cinema e i tempi di tenuta dell'atte4nzione e le dinamiche della fruizione nella sale, visto che fai film per sofisticati intellettuali (che proprio vorrei vedere..), con tutto il rispetto per la libertà degli autori, ma chi  ti credi di essere?

 

 

 

E veniamo, come minacciato, ai premi e relative brevi considerazioni.

 

LEONE D’ORO per il miglior film a:
ANG BABAENG HUMAYO (THE WOMAN WHO LEFT) di Lav Diaz (Filippine)

B/N, durata 3 ore e 46 minuti.

Ovviamente non ho pensato nemmeno per un attimo di andarlo a vedere, forse quando uscirà lo vedrò a puntate. Il regista non è nuovo a queste imprese, ha già vinto a Locarno tempo fa con un film di SEI ore. Li prende per stanchezza.

LEONE D’ARGENTO - GRAN PREMIO DELLA GIURIA a:
NOCTURNAL ANIMALS di Tom Ford (USA)

Pensavo che vincesse? No, naturalmente. Perchè ormai è storia che vince sempre un qualche film che non mi è piaciuto o che non ho visto.

LEONE D’ARGENTO - PREMIO PER LA MIGLIORE REGIA ex-aequo a:
PARADISE di Andrei Konchalovsky (Federazione Russa, Germania)
LA REGIÓN SALVAJE (THE UNTAMED) di Amat Escalante (Messico, Danimarca, Francia, Germania, Norvegia, Svizzera)

COPPA VOLPI per la migliore attrice a:

Emma Stone -  LA LA LAND di Damien Chazelle (USA).

Brava ma non amo i musical. E' giusto quello che dice Gianni di Genova: il musical è un po' la quintessenza del cinema perchè in una situazione del tutto plausibile e reale all'improvviso vieni portato nell'irreale, nel sogno: cantano. Ma io rimango traquelli che invecce dicono "oh no, adesso si mettono a cantare"

COPPA VOLPI per il miglior attore a:

Oscar Martínez -  EL CIUDADANO ILUSTRE di Mariano Cohn e Gastón Duprat (Argentina, Spagna)

Sono di parte, conosco la situazione di chi ha la singolare idea di tornare nella sperduta e infelice provincia da cui te ne sei andato per vivere meglio e dove per questo tutti sotto sotto ti odiano.

PREMIO PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA a:
Noah Oppenheim - JACKIE di Pablo Larraín (Regno Unito)

Questo è veramente un mistero.

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a:
THE BAD BATCH di Ana Lily Amirpour (USA)

Grande film.

PREMIO MARCELLO MASTROIANNI a una giovane attrice emergente a:
Paula Beer - FRANTZ di François Ozon (Francia, Germania)

LEONE DEL FUTURO - PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA “LUIGI DE LAURENTIIS”
Akher Wahed Fina (The Last of Us) di Ala Eddine Slim (Tunisia, Qatar, E.A.U., Libano)

Ci ho pensato. So bene che i film di alcune cinematografie poi li vai a vedere a scatola chiusa e puoi avere meravigliosesorprese. Masono talmente tante le sOle che ho preso che ho preferito fare quattro passi


il PREMIO ORIZZONTI PER IL MIGLIOR FILM a:
LIBERAMI di Federica Di Giacomo (Italia, Francia)

Documentario. E qui già si partiva male perchè, nonostante l'interesse che può avere la documentazione, la tenuta dell'attenzione è di max 30 minuti. Ciò nonostante, fra uno sbadiglio e un colpo di sonno ho finito per provare prima un filo sottile di interesse e poi veramente una gran pena. Lavinia che è credente è uscita infuriata, lo ha considerato un insulto, uno sberleffo alla Chiesa.

 

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10 settembre

Alla fine non ce l'ho fatta a escludere i film brutti che ho visto durante questa 73a Mostra  del Cinema e ho integrato le recensioni.

D'altra parte perchè negare che anche le boiate pazzesche hanno un ruolo? Sono catalizzatori per quella fisiologica dose quotidiana di cattiveria che sarà bene riversare su chi o cosa se lo merita.

Detto questo a domani per i commenti sul film che vince il Leone d'Oro, tanto, come dice Lavinia, a Venezia vince sempre il film più brutto.

 

Ma intanto la mia nuova creatura dedicata all'amore che in questo posto è sempre in agguato.

I titoli di coda sono un work in progress. Un nuovo gioco che comincia oggi e finisce il 14 febbraio, San Valentino. Aggiungo innamorati una volta al mese e a febbraio vediamo quanti siamo.

SCRIVETE:

lascatolachiara@hotmail.com

 

 

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9 settembre

PLANETARIUM - di Rebecca Zlotowski . con Natalie Portman, Lily-Rose Melody Depp - Francia, USA - 2016 - 106' - Anni 30. Due sorelle americane a Parigi vivono facendo spettacoli dove una delle due che è una medium, mette in contatto qualcuno del pubblico con un parente defunto, una sorta di spettacolo da prestigiatori senza trucco. Vengono notate da un produttore cinematografico che decide di farne un film e che è anche personalmente interessato a entrare in contatto con qualcuno da cui si sente perseguitato. Interessato al punto da investire molto denaro per riprendere l'entità che si presenta e impressionarla sulla pellicola. WOW, si direbbe. Invece il film è noiosissimo. L'unica cosa interessante è l'idea che il cinema sia fantasmatico, che le immagini siano illusione tanto che in quel cinema quasi delle origini venivano impiegati i prestigiatori per i "trucchi" (termine ancora usato nel cinema), gli effetti speciali.

QUESTI GIORNI - di Giuseppe Piccioni - con Margherita Buy, Maria Roveran, Marta Gastini, Caterina Le Caselle, Laura Adriani, Filippo Timi - Italia -  2016- 120'

Quando Caterina accetta di andare a lavorare a Belgrado, le inseparabili amiche Liliana, Anna e Angela decidono di accompagnarla. Sarà un viaggio di un paio di giorni. E come in tutti i viaggi, anche se apparentemente non accade nulla, alla fine sarà tutto cambiato, soprattutto perché Liliana, che sa di avere il cancro e che lo ha tenuto nascosto anche alla madre parrucchiera distratta (Margherita Buy), a Belgrado sta male e tutto viene a galla. Forse non è un grande film ma l'idea che una ragazza di vent'anni in procinto di fare la tesi di laurea abbia la vita sconvolta dal cancro mi fa una gran pena. Qualcuno mi ha detto che infatti il film è ricattatorio. Ma mi fa una gran pena lo stesso.



PARADISE - di Andrei Konchalovsky - con Philippe Duquesne, Peter Kurth, Julia Vysotskaya, Christian Clauss, Victor Sukhorukov - Rai, Russia/Germania - 2016 - 130'

Olga è russa, nobile, a Parigi è entrata nella resistenza e viene arrestata perché nasconde due bambini ebrei. Sarebbe sul punto di comprarsi la libertà in cambio di una notte d'amore col commissario ma lui viene ucciso e Olga deportata in un campo di sterminio dove il giovane nobile, algido comandante prima della guerra le aveva fatto una corte serrata e la salva, almeno dalla fame, prendendola come cameriera. Un B/N in 4/3 come (stranamente) molti film visti quest'anno a Lido. Film impostato su una sorta di intervista ai tre protagonisti che, si capisce subito, sono tutti morti. Paradiso in terrà quello sognato da Helmut e anche dai comunisti di Olga. A chi si chiedesse perché ancora un film sulla Shoa, nessuna risposta a una domanda tanto stupida

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8 settembre

 

THE JOURNEY - di Nick Hamm - con Freddie Highmore, Timothy Spall, Colm Meaney - Gran Bretagna - 2016 - 94' - Nel 2007 l'Inghilterra con Tony Blaire, fa l'ennesimo tentativo di porre fine alla guerra civile nell'Ulster. Convoca i due leader delle opposte fazioni e il caso vuole che questi due si ritrovino a fare un viaggio insieme di un'ora in macchine per raggiungere un aeroporto. E' l'ultima possibilità di fare la pace fra i protagonisti dell'inizio considerando che uno dei due, il rigidissimo presbiteriano, è molto avanti con gli anni. Il film è la ricostruzione un po' fantasiosa di un fatto storico che ha segnato una svolta nella storia di un pezzo martoriato di Europa. Ed è gestito benissimo, con grande suspence, grandi dialoghi e perfino umorismo.  Attori inglesi, nemmeno a dirlo,  bravissimi.

 

 

 

LIBERAMI - di Federica Di Giacomo  - Italia - 2016 - 90' - Stavolta salvo un documentario. L'antropologa autrice è andata a scovare un frate siciliano che pratica esorcismi e lo ha seguito nel suo lavoro con  Gloria, Enrico, Anna e Giulia che insieme a moltissimi altri stanno male e la medicina non trova risposte. Non è che mi sia piaciuto. Ma da una parte è molto interessante antropologicamente parlando, dall'altra alla fine tutte queste persone, compreso il frate, mi hanno fatto una gran pena perchè sono tutti "poveracci": marginalità sociale, scarsa scolarizzazione, meridione profondo e lontano. Perfino il rituale spacca il cuore perchè è "domestico": frà Cataldo ripete semplicemente vattene, senza nessuna enfasi dogmatica stile L'esorcista. E esorcizza anche col telefonino. Per non parlare del finale dove il frate è a Roma al master sull'esorcismo presso la pontificia università e mentre tutti palano dottamente in inglese, lui è solo soletto ad un tavolo della mensa col suo vassoio. Notare: la Chiesa ha aumentato il numero di esorcisti.

 

 

JACKIE

di Pablo Larraín - con Natalie Portman - USA, Cile - 2016 - 95'

Jackie Kennedy (di li a poco Onassis) concede una intervista dove racconta i quattro giorni fra l'attentato di Dallas e i funerali.

Inutile film che non non ci ha detto nulla di nuovo tranne che lo chiamavano Jack anzichè John.

Qualcuno mi ha fatto notare che racconta della capacità di Jackie di difendere le istituzioni.

Sì, vero.

Facciata: lei già era corteggiata da Onassis e lui aveva Marilyn Monroe come amante.

 

 

VOYAGE OF TIME - di Terrence Malik - con Kate Blanchett (voce) - USA, Germania -  2016 - 90' - Primo documentario di Malik che racconta la storia dell'universo dal Big Bang, all'apparizione della vita sulla Terra, alla sua evoluzione fino ad oggi. Solo immagini ad alta definizione e una voce fuori campo che ad intermittenza si rivolge ad un dio che è femmina, è "madre". Una madre creatrice di luce, di vita, che forse si nasconde, che forse ha abbandonato le sue creature me che non può fare altro che rigenerare potentemente la vita. Sembra una preghiera. Non amo Malik ma questo film, che a molti non è piaciuto un po' per le immagini troppo "National Geographic", un po' per la preghiera che non era ne' laica ne' religiosa ma in odore di basso new age, invece mi ha catturata. Forse perchè parlando di vita ed evoluzione biologica, molte sono riprese subacquee e io dove c'è l'acqua... L'ipotesi evolutiva è tutta evoluzionista, niente anello mancante. Ci sono molte ricostruzioni digitali (dinosauri, asteroidi) e molti inserti di vita reale usati a intermittenza, come la voce fuori campo. Molti ricordi di cinema: da Fantasia a 2001 e il suo "Dio mio, è pieno di stelle"

 

 

 

IL VAPORETTO

Negli anni in cui Venezia diventava la seconda casa, ero avida di conoscere e tutto mi sembrava magnifico. Trovai un libro meraviglioso, VENEZIA di John Kent, una guida-mappa  della città tutta disegnata. Come resistere alla tentazione di far passare il vaporetto sul Canal Grande? Da notare che l'imbarcadero della Salute all'epocaera ancora numerato come tutti gli altri. Buona navigazione.

 

 

 

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7 settembre

 

TOMMASO - di Kim Rossi Stuart - con Kim Rossi Stuart, Jasmine Trinca, Cristiana Capotondi,  Camilla Diana - Italia - 2016 - 97' - Tommaso non riesce ad avare un amore che duri, è preso come da una frenesia per cui desidera tutte le donne e a tutte le donne trova difetti. In poche parole non riesce a trovare la donna perfetta, la sua anima gemella. Lo vediamo passare da un rapporto finito, ad un rapporto fin troppo facile ad una ragazza che lo fa impazzire di desiderio perchè non gli concede. E poi... Kim Rossi Stuart è senz'altro una bella persona e un artista serio ma in questo film c'è qualcosa che non funziona: la recitazione è forzata, lo stile oscilla fra l'ironia e il dramma introspettivo ma le due parti stridono fra di loro, non sono fluide. Viene in mente Nanni Moretti ma Moretti rispetto a questo film appare addirittura "tondo" e compiuto. Non  da tutti, e lo sappiamo, dirigere se stessi.

 

THE BAD BATCH  - di Ana Lily Amirpour. Con Jason Momoa, Keanu Reeves, Jim Carrey, Suki Waterhouse - USA - -- 2016  -  115' - In una America attuale ma distropica, lo stato del Texas non trova di meglio che liberarsi degli indesiderabili (piccoli criminali, marginali, drogati e similari) tatuando lì con un numero che indica il "lotto avariato" e mandarli nel deserto. Nel deserto ci sono due comunità. Arlen disgraziatamente incontra prima quella peggiore, i Bridge, gente che cattura i nuovi arrivati e se ne ciba. Ma, orrore, non li uccide prima perché il corpo andrebbe a male prima di poterlo consumare. Cominciano con tagliare un braccio, una gamba a seconda delle necessità avendo cura di cauterizzare  il taglio e tenere in vita le "provviste". Arlen che è una tosta riesce a scappare malgrado sia senza il braccio e la gamba destra. E raggiunge l'altra comunità, Comfort, dove governa un capo carismatico, un ingrassato Keanu Reeves. Arlen viene fornita di gamba artificiale e parte per vendicarsi. E succede che... Film bellissimo duro ma per niente splatter. Regista donna che è stata definita una Tarantino al femminile. Bah. Le solite uscite discutibili dei giornalisti. Come hanno fatto a nascondere il braccio tagliato e la gamba? Facile: l'attrice ha girato su un set deserto, poi il braccio e la gamba sono state "tagliate" dal digitale e alla fine mix con la scenografia. Sul finale che non riveliamo perchè il film è un romantic-thriller-horror, lapidario ed esilarante il commento di Giuseppe: e questi vegetariani non rompessero il cazzo

UNE VIE - di Stéphane Brizé - con Judith Chemla, Jean-Pierre Darroussin, Yolande Moreau, Swann Arlaud, Nina Meurisse  - Francia, Belgio - 2016 - 119'- La storia di una giovane nobile francese di inizio 800 che sposa un giovane nobile ma spiantato che si rivela anche uomo dagli amori facili: prima mette incinta la cameriera della moglie, poi intrattiene una relazione con l'amica della moglie sposata con un nobile confinante che uccide i due traditori e poi si suicida. La giovane vedova è incinta e spera che il figlio sia la sua consolazione ma, come si dice? Talis pater... Il giovanotto si avventura in imprese fallimentari e la poveretta finisce sul lastrico e sarà la cameriera, che nel frattempo ha costruito del suo, ad accoglierla. Ben girato, prevedibilmente lentissimo ma molto elegante

 

 

 

QUI VOLANO I LEONI

Un gioco con un disegno trovato gironzolando sul web. Fu bella l'occasione: il primo viaggio a Venezia de

La Città del Cinema  di un gruppo di romani in visita alle location di Venezia la luna e tu

 

 

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6 settembre

 

DARK NIGHT -   di Tim Sutton - con Robert Jaumper, Karina Macias, Aaron Purvis  - USA -  2016 - 85'

La giornata delle 12 vittime della strage di Aurora, Colorado, 2012 al cinema alla prima di Dark night (Il ritorno del cavaliere oscuro). Chi si aspetta un horror con sangue e pezzi di carne resterà deluso e non c'è nemmeno il crescendo della tragedia. Nessuna colonna sonora ad effetto ma una canzone (che non conosco e di cui non capisco le parole) che ha l'andatura della ineluttabilità terribilmente malinconica. Nessun dialogo tranne un brusio, piccole conversazioni domestiche con non hanno bisogno di sottotitoli perchè sono piccola  vita di tutti i giorni e parole uguali in tutte le lingue. E tanta tanta troppa solitudine, troppo paesaggio vuoto, ordinato e pulito e privo di bellezza. Inevitabile pensare a Franco Ferrarotti che ha detto: l'atto di violenza è un abbraccio mancato. E altre cose sul bisogno di visibilità.



PIUMA - di Roan Johnson - con Luigi Fedele, Blu Yoshimi  - Italia - 2016 -  98' -
Devono fare la maturità, si amano e lei è incinta. Sono Ferro (Ferruccio) e Cate (Caterina). Intorno a loro una Roma di periferia che non è borgata, direi verso metà della Casilna, è un miscuglio di Italia: il padre di Ferro toscano, la romana madre di Ferro romana con nonno al piano di sopra del piccolo palazzo probabilmente costruito per la famiglia, il padre di Cate calabrese squinternato che parla quasi senza nessun accento e la madre di Cate rumena tornata in Romania lasciandolo ai suoi pasticci. "L'unico italiano che si è fatto lasciare da una rumena", dirà Cate. I due questo bambino lo vogliono, sanno che forse stanno facendo una sciocchezza ma lo vogliono. E cominciano le loro vicende esilaranti con la scansione dei mesi della gravidanza. Grande ritmo, battute serratissime, attori bravi, ottima regia. Film italiano: il regista è Italo-inglese diplomato al nostro Centro Sperimentale. Speriamo che questo divertentissimo, sapiente film abbia, come distribuzione, sorte migliore di altri.

 

 

LA LUNA IN CORTO

Poi, in tempi relativamente recenti, mi sono accorta che quando vedo una immagine che mi piace, mi viene subito voglia di "animarla". Questo mi piace molto, è la conferma che il cartOOn è il punto di incrocio fra le due grandi passioni e formazioni, architettura (e quindi disegno) e cinema a cui si aggiunge la musica. Ma questa è una storia lunga.

 

 

 

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5 settembre

 

IL PIU' GRANDE SOGNO - di Michele Vannucci - con Mirko Frezza, Alessandro Borghi - Italia - 2016 - 97' - Mirko, 40 anni, è uscito dal carcere. Vuole cambiare vita, recuperare il rapporto con la sua compagna e con le figlia. Alla Rustica, borgata di Roma Est sul raccordo anulare, ha una sua credibilità, viene nominato presidente del comitato di quartiere e comincia così la strada di riscatto personale e collettivo. Mirko Trezza interpreta se stesso in questo film di esordio del giovane regista appena diplomato al Centro sperimentale di Cinematografia che aveva lavorato su Mirko per il suo saggio di diploma e ne è stato così affascinato da volerne fare un film e chiedere il finanziamento della Commissione Cinema del MIBAC. Storia importante e film importante: persone che interpretano se stessi e attori professionisti in un amalgama fertile di post-neorealismo. Bello. Carismatico Mirko Trezza, importante la storia del comitato di quartiere della Rustica che sfama 500 persone, fa attività di cui il film racconta una festa e la piantagione di pomodori in un campo incolto di estrema periferia. Ma... L'audio è sbagliato, la colonna sonora (giusta) copre le parole, sovrasta le battute che sono giustamente sussurrate nel timbro roco e profondo del romanesco di borgata terzo millennio. Peccato. perchè questo ha reso il film incomprensibile. VA RIFATTO IL MIX AUDIO.

 

 

HACKSAW RIDGE

di Mel Gibson

con Andrew Garfield, Teresa Palmer, Luke Bracey, Sam Worthington, Hugo Weaving -

Australia, USA - 2016 - 131'

Storia vera della battaglia dove nel battaglione c'è un obiettore di coscienza che ho ha mai imbracciato il fucile per convinzioni religiose ma ha voluto servire il suo paese come soccorritore dei feriti sul campo. Il film è una tale carneficina che si passa dall'incredibilità, all'orrore e si arriva ad una sconfinata pena.

Desmond Doss è stato il primo obiettore di coscienza ad essere decorato al valore.
 

 

EL CIUDADANO ILUSTRE - di Gastón Duprat, Mariano Cohn - con Oscar Martínez, Dady Brieva, Andrea Frigerio - Argentina, Spagna - 2016 - 118' -

L'argentino Antonio. Ha lasciato il suo paesino da 40 anni, si è trasferito in Europa dove è diventato un grande scrittore e ha appena ritirato il Nobel per la letteratura. Indicativo del suo modo di essere il discorso: poiché avere il Nobel significa essere rassicuranti e l'artista non può essere questo, oggi si decreta la fine della mia carriera. In effetti non scrive da cinque anni ed è estremamente selettivo sugli inviti che riceve. Stranamente accetta di andare nella sua cittadina dov'è il sindaco lo ha fatto cittadino onorario. Film pieno di ironia intrecciata con fili di dramma che è quello della provincia dove l'orgoglio si intreccia all'affetto, all'invidia, alla grettezza.

 

 

 

ESERCIZI DI STILE

Prendiamola come una allegra lezione di regia sull'uso degli obiettivi e della colonna sonora.
Obiettivi: è curioso che nella nostra lingua così ricca di sfumature, il significato del sostantivo non coincida con il significato dell'aggettivo; perchè alcuni obiettivi fotografici, anzi direi tutti tranne il 50mm, non sono affatto "obiettivi", non restituiscono cioè l'immagine per come è realmente nelle sue dimensioni spaziali.
E che vor dì? - mi sembra di sentire Claudio.
Vuol dire che il grandangolo, per esempio, fa sembrare che siamo più distanti dalla cosa che stiamo fotografando di quanto non lo siamo realmente. Ma, cosa molto più importante a proposito del video in questione, il teleobiettivo (quando facciamo zoom avanti per i neofiti), non solo ci avvicina alle cose ma "schiaccia" i piani, avvicina fra di loro le cose che nella foto in realtà sono molto più distanti fra di loro.
L'obiettivo cioè non restituisce obiettivamente la realtà.
Nel caso del nostro video fa sembrare le navi molto, ma molto molto più vicine di quanto non lo siano realmente. E questo dovremmo capirlo anche dal comportamento dei passanti, specialmente in quelle inquadrature dove la nave sembra arrivare addosso al ponte: ma ti pare che con una nave che sta arrivando addosso, la gente continua a camminare come se niente fosse. L'effetto è magnifico, ma non è vero che quella nave sia così vicina.

E' vero, sono molto grandi e alte, anche più del campanile di San Giorgio ma con la fotografia si possono fare trucchi e trucchetti, senza che siano "fotomontaggi", ma semplicemente usando un "obiettivo" piuttosto che un altro.
Detto questo, la paura è legittima ma la manipolazione dell'immagine un po' meno.
Colonna sonora: chi ha messo su RepubblicaTV il video non ha usato colonna sonora ma solo rumore ambiente, spesso silenzio assoluto. E questo è "obiettivo".
Io invece mi sono voluta divertire facendo due piccole operazioni di regia per dimostrare come LE STESSE SEQUENZE con un commento musicale diverso, possono ispirare la catastrofe o il meravigliato stupore.
Esercizi di stile (grazie Queneau e chi me lo ha fatto conoscere) in questo senso.

 

 

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4 settembre

 

THE YOUNG POPE - di Paolo Sorrentino - con Jude Low, Diane Keaton, Silvio Orlando  - Italia, Francia, Spagna, USA - 2016 -   8 episodi / 55' - Premetto che non amo lo stile di Sorrentino, l'ho sempre trovato freddo, distaccato. Forse per quell'uso impeccabile, troppo impeccabile, ai limiti della manierismo della macchina da presa. Bravissimo ma... Ed ecco dopo l'Oscar, la serie televisiva su un giovane papa, 8 puntate, quasi otto ore. Ovvio che andava visto qui a Venezia dove forse (ma mi posso sbagliare) è la prima volta che si presenta una serie televisiva, D'altra parte, prima o meno prima volta che sia, è anche giusto a questo punto visto che le contaminazioni col cinema sono moltissime e che Sorrentino certamente l'avrà trasformata in "cinema". E infatti prodotto visivamente impeccabile, qualità altissima di riprese, montaggio, fotografia... Ma... che stranissima operazione. C'è un giovane papa, primi papa americano, contraddittorio, arrogante e fertilmente provocatorio, ironico e fortemente dogmatico, intransigente e fuori dalle righe. E con lui così tutto il film, almeno le prima due puntate che abbiamo visto: un Jude Law perfetto con la sua faccetta cattivella e intelligente, un Silvio Orlando bravissimo.

Mi sono chiesta quale fosse la parola più adatta: è SURREALE. Sorrentino stavolta ha scelto la partitura del surreale. Chissà dove vuole andare a parare? Lo scopriremo.

PS - A conferma dell'ammiccare sorrentiniano, la serie si apre con una inquadratura di piazza San Marco che probabilmente è stata inserita quando ha avuto la conferma che il film-serie sarebbe stato presentato qui a Lido. Tanta intelligenza e poi gli fai tana alla prima inquadratura... 


SPIRA MIRABILIS -  di Massimo D'Anolfi, Martina Parenti  - Italia, Svizzera - 2016 - 121'

Seguendo l'idea di immortalità i due documentaristi se ne vanno in giro per il mondo e incontrano il funerale di un capo cheyenne, costruttori svizzeri di strumenti musicali, restauratori di statue di un duomo medievale, uno scienziato giapponese che studia una medusa che si rigenera all'infinito.

Deve esserci qualche problema nel vino servito ai selezionatori.

E quello che è triste è che il rumore mi ha impedito di dormire. Fugone dalla Sala Grande.

Ah sì, il film è in concorso.

Confermato quanto sopra a proposito del fornitore di vini


BRIMSTONE - di Martin Koolhoven - con Guy Pearce, Carice van Houten, Kit Harington, Dakota Fanning - Francia, Paesi Bassi - 2016 -  148' -

In quattro capitoli dai titoli biblici si dipana la storia di Liz che è muta ma non sorda. Perché? E perché il reverendo le incute tanto terrore? Chi è?. Il tutto ambientato in un Far West ancora peggio, in crudezza, di quello di Tarantino.

E senza nessun tarantiniano divertimento. Anche perché qui da tutto il sangue sembra riemergere un vecchio west dove ci sono i buoni e sparano per difesa.

Meravigliosa Dakota Fanning.

PS - Quante volte nel film e telefilm americani abbiamo sentito dire "ti soffoco con le tue budella"? ebbene finalmente abbiamo visto le budella attorno al  collo di un poveraccio, doppio giro.



FRANZ -  di François Ozon. Con Pierre Niney, Paula Beer - Francia - 2016 - 113' -

Grande guerra. Frantz è morto e i genitori e la fidanzata sono nel più profondo e comprensibile dolore. Un giorno nella cittadina tedesca arriva un giovane francese che si dichiara suo amico e che superata la barriera dell'odio ( i tedeschi hanno perso la guerra) riesce a conquistare l'affetto della famiglia e anche l'amore della fidanzata anche se lei è la sola a conoscere la verità che non rivela ai genitori.

Un delicato thriller in costume sul tema della guerra da una parte e della menzogna dall'altra.

Una bella fotografia giocata fra il bianco e nero del tempo reale e il colore dei racconti parigini di Frantz.


 

 

LA NAVE DI ZAC
Le angolazioni sono importanti.
Una sera l'estate scorsa, uscivo dal sottoportego della Torre dell'Orologio. Sulle prime mi è sembrato solo che ci fosse qualcosa di strano, poi quell'accenno di paura davanti ad una allucinazione: la Piazzetta verso il Bacino era chiusa da una parete luminosa, mi si spezza il fiato, ma cos'è, si muove!
E finalmente ho capito: passava una delle grandi navi da crociera, una parete di luci che scivolava.
E tra le luci, gli scintillii dei flash di chi fotografava dal ponte. Non ho fatto in tempo a scattare nemmeno una foto.
A conferma, se c'è ne fosse bisogno, che i fotoreporter sono esseri superiori e che i documentari hanno alle spalle lo stesso lavoro di organizzazione e produzione e scrittura dei film.
Significa che ho controllato gli orari di partenza da Venezia in serata della Costa Crociera. Ho anche controllato quelli di MSC e Caribean ma puntavo preferibilmente alla prima perché mi continua sembrare giusto fare cose per cancellare l'onta.
C'era una Costa che partiva alle 22 del 17 novembre.
Ho trovato un albergo last minute e ho scoperto che Zach quel giorno era anche lui a Venezia con un amico a visitare la biennale. Era l'occasione di salutarci in bellezza prima che tornasse negli Stati Uniti dove farà cose meravigliose per la sua vita
La sera, verso le dieci, mi sono appostata sulla riva.
Ho fatto tutte le prove di inquadratura e luminosità.
Non è che facesse molto freddo ma una cosa a Venezia a novembre inoltrato è camminare, magari dopo una cena con buon vino. Altra cosa è stare fermi ad aspettare. In questi casi il banale, minimo,k-way rivela tutto il suo senso. È bastato metterlo sopra la giacca e il freddo e scomparso.
Poi l'ho vista spuntare da dietro punta della dogana. E sono andata in fondo alla Piazzetta, quasi all'altezza dell'ingresso di Palazzo Ducale, in modo che il Palazzo e le Procuratie dessero l'effetto di chiusura che avevo visto, in modo che la dimensione della nave, grazie alla prospettiva, "chiudesse".
Così è stato.
Ed era stato così surreale quel pomeriggio, incontrare Zach (ci siamo sempre trovati a Firenze, a Roma, a Perugia...), e Venezia mi è così familiare, e mi è sembrato così giusto che alla fine dei suoi anni italiani questo amico finisse per entrare nella "mia" Venezia, che non ho resistito alla tentazione: quella era la nave di Zach :)

 

 

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3 settembre

 

STALKER - di Andrei Tarkovskij - con Anatoli Solonitsyn, Nikolaj Grinko, Aleksander Kajdanovski -  URSS, Russia, Germania -1979 - 161' -  Prima volta in 17 anni che a Venezia vedo un film restaurato, film che peraltro ho visto non so più quante volte. Il fatto è che sono scappata da un pallosissimo film francese (ma va?) annunciato come un road movie (speravo di trarne spunti di regia), ho cercato di vedere un altro film in concorso ma in quella fascia oraria oltre al l'accredito serve il biglietto (gratis) che devi ritirare in una fascia oraria scomoda ...alla fine sono "tornata" dallo STALKER anche perché ero curiosa di vederne il restauro. Premesso che il film è meraviglioso, il restauro nelle parti notturne lo è molto meno. Parlo, per chi lo conosce, della movimentata e intrigante parte iniziale dove loro seguono il treno dentro la zona schivando le pallottole dei guardiani: troppo luminoso e seppia to chiaro, lo preferisco buio.

JESUS VR - di David Hansen - Il primo film in virtual reality, ne abbiamo visto solo alcune scene. Cuffie, maschera e poltroncina rotante per essere dentro la scena cat ruota come una sfera (e tu ci stai dentro nel senso che alzi gli occhi e vedi la luna o li abbassi e hai il braciere, ti giri e hai il muso del bue nella capanna). 90 minuti di inquadrature fisse a 360°geometrici. Il film è stato girato a Matera e il progetto tecnico è italiano. Accuratissima ricostruzione scenografica, giuste ciotole, tavolinetti e stuoie, rattoppati e polverosi al punto giusto i costumi, frittellato dalle frustate al punto giusto il Cristo anche se con meno concessioni al Trash di Mel Gibson (tanto qui i ragazzetti li acchiapperanno con la tecnologia). Unico imperdonabile neo: effetti da santino della prima comunione come la colomba di luce dopo il discorso della montagna e la luce di Dio quando muore.

Disponibile su smartphone da Natale. PS - MAMMAMIA QUANTO MI SONO DIVERTITA


NOCTURNAL ANIMALS - di Tom Ford
- Amy Adams, Jake Gyllenhaal, Aaron Taylor-Johnson -   USA - 2015 - durata 115' - Susan, gallerista newyorkese di grande successo, alla fine di un vernissage riceve la bozza di un romanzo del suo primo marito. Non si parlano da venti anni, da quando lei, dopo un periodo bohémienne, lo lascia perché da una parte in fondo lo considera un debole, dall'altra vuole tornare alla sua solida vita borghese. Il libro di Edward è la vicenda violenta di una famiglia del tutto simile alla loro. Susan ne è scossa anche perché questo capita a ridosso della crisi del suo secondo matrimonio. Bellissimo e durissimo film giocato su tre livelli narrativi (il presente, il passato e il libro) dove di tutti e tre si finisce per voler capire come vanno a finire.

 

 

 

 

LINEA 1 - L'idea era nata banalmente dal voler verificare la definizione e la capacità di memoria dell'iPad che mi ero appena regalata. Ma non è stato semplicissimo a ulteriore conferma che le cose, anche le più banali richiedono studio e organizzazione. In fondo cosa ci voleva? Sedersi sul vaporetto e riprendere in tempo reale tutto il percorso sul canal grande.
Invece....
Intanto non tutti i vaporetti hanno i sedili a prua, anzi quelli della linea 1 sono stati cambiati anni fa e non hanno più quei posti. C'è li hanno (o almeno ce li avevano) i vaporetti delle linea 2 che fa lo stesso percorso ma non parte da Piazzale Roma ma da Tronchetto. E questo e un problema perché il posto davanti te lo garantisci solo se salì al capolinea perché è il posto più ambito dai turisti.
Poi c'è il problema del controluce: il Canal Grande fa due grandi curve il che significa che a seconda dell'orario ci si trova controluce almeno una volta: la condizione migliore quindi è quella di fare riprese col sole allo zenit, cioè intorno alle 13 considerando l'ora legale; attenzione anche al tempo velato perché se da una parte non genera forti contrasti fra luce e ombra, dall'altra il cielo perlaceo può generare, nei campi lunghi, un controluce costante.
 Ho fatto almeno tre viaggi, due nella stessa giornata, il terzo il giorno dopo e finalmente il piano sequenza c'è stato. Almeno nel girato, perché poi in montaggio ho preferito tagliare i tempi morti e gli inevitabili scossoni delle fermate.L'inquadratura non è perfettamente c'entrata ma questo dal vaporetto non è possibile, al centro c'è solo, giustamente, la cabina del comandante.
Il viaggio non ha la parte del passaggio sotto il nuovo, bellissimo, ponte di Calatrava perché... Boh... Non me lo ricordo.
E non arriva a Lido perché il Canal Grande finisce a San Marco e anche perché quando si entra nel Bacino, non c'è verso di stare fermi.
Per il resto, a chi si è stupito della fermezza dell'immagine, ecco il trucco: appoggiare iPad da una parte al parapetto usandolo anche come riferimento per la bolla (immagine dritta) e dall'altra alla borsa tenuta sulle ginocchia.

 

 

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2 settembre

 

THE LIGHT BETWEEN OCEAN - di Derek Cianfrance - con Michael Fassbender, Alicia Vikander -  USA, Nuova Zelanda - 2016 - 135' - Dramma amoroso-familiare dei primi anni '20. Un reduce accetta di fare il guardiano di un faro sperduto e ci porta la giovane moglie. Si amano ma lei perde con aborti spontanei due bambini. E quindi quando su una barca trovano un uomo morto e una bambina ancora viva, a lei sembra un miracolo. Lei insiste per tenerla nonostante lui non sia del tutto convinto. Ma la vita li aspetta al varco: si scopre dopo un paio di anni che la madre è proprio della stessa cittadina della giovane. Dolorose separazioni, processi per sottrazione... Fotografia meravigliosa. Anche qui sono di parte perché mi piacciono i fari ma c'è da dire che il film non si svolge tutto lì. E devo dire anche che Fassbender dopo il film in cui fa l'erotomane, non posso vederlo che guarda una donna senza pensare che di lì a poco come minimo allunga le mani.

 


ARRIVAL - di Denis Villeneuve - con Amy Adams, Jeremy Renner - USA - 2016 - 116' - Louise, brillante linguista, apre il film raccontando della figlia, del suo inizio e delle sua fine troppo precoce. E "poi" arrivano gli alieni, 12 astronavi che si posizionano in 12 punti del mondo senza nessun nesso apparente. Parlano naturalmente una lingua sconosciuta e i loro segni di scrittura non riproducono suoni ma concetti. Louise non solo imparerà la loro lingua ma, facendolo, riceverà un "dono" o forse il dono era già suo e doveva solo risvegliarsi. Non si può svelare l'intreccio perché, oltre ad essere sorprendente, è di una bellezza commovente. Bellissimo film nonostante, nel genere, le astronavi posizionate in vari punti le abbiamo già viste in Indepence day e Sign. Certo, io sono di parte, il genere lo adoro ma va detto che le tracce di sottotesto sono importanti (la comprensione, l'intolleranza), l'atmosfera (fotografia e soundtrack), la sceneggiatura sono tali che non è dispiaciuto nemmeno agli irriducibili del realismo.

 

 

DENTRO LA FINESTRA - L'idea era arrivata dalle immagini della webcam della Regione Veneto puntata sul l'approdo di San Toma' che si aggiornavano ogni 8 secondi.  Mi piaceva moltissimo vedere che tempo faceva a Venezia guardando da questa finestra virtuale (finestra sul mondo era la definizione che all'epoca andava di moda per il web), era bello anche il viraggio in viola-blu che dava il modesto obiettivo.
Il corto, che credo sia stato il mio primo esercizio fantasy, è un gioco spazio- temporale: Angela guarda dentro la finestra virtuale del web il vaporetto su cui c'è Angela.
Come nel cinema, i suoi occhi coincidono con quelli della camera, che era sul balconcino di una delle sedi della Regione. C'è un controcampo-soggettiva di Angela dal vaporetto che scopre il pallino rosso della webcam accesa (che la sta guardando). Ovviamente non c'è alcuna pretesa di logicità nella struttura spazio-tempo.
Il lavoro vero è stato mettersi al pc e salvare tutte le immagini ogni 8 secondi per tutto il tempo che andava dalla piena luce al buio più fitto per raccontare accelerandolo, il passaggio cromatico, circa 2 ore. E mentre le barche appaiono e scompaiono e i vaporetti si muovono a grandi salti, Venezia trascolora.
L'ho mandato il DVD alla direzione dell'ACTV e dopo una settimanella, sorpresa, ho trovato una garbatissima lettera di ringraziamento dal direttore generale.

 

 


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1 settembre

 

ORECCHIE

di Alessandro Aronadio - con Daniele Parisi - Italia - 2016 - 90'

Inequivocabilmente Roma. Un giovanotto dicui solo adesso mi rendo conto che non si dice mai il nome, si sveglia con un fischio alle orecchie (il fischio al naso di Tognazzi?) e un biglietto lasciato sul frigo dalla sua compagna: è morto il tuo amico Luigi E per il giovanotto, laureato in filosofia, supplente precario con un appuntamento presso la redazione di un giornale, la giornata si "arricchisce" di due problemi da risolvere: il fischio alle orecchie nella jungla della sanità e capire chi cavolo è Luigi.

Divertente e pregevole anche come operazione che nasce dalla giovanissima scuola di cinema "Gian Maria Volontè" (2011 - Provincia di Roma poi Regione Lazio finanziata con fondi europei) e dalla Biennale College. Bel bianco e nero e una chiccha di cui forse si sono accorti in pochi: l'inquadrature parte quadrata, meno del Faust di Sokurov leone d'ro nel 2011 (non sarà un sottile omaggio?) e più di Mom e poi si allarga. Più che un low budget, un "love" budget: nel cast Pamela Villoresi, Rocco Papaleo, Piera Degli Esposti, Milena Vukotic, Andrea Purgatori, Massimo Wertmüller. Simpatico neo: l'esordiente protagonista, Daniele Parisi, che immagino venga dalla Volontè, recita uguale uguale a Valerio Mastandrea che è il presidente della scuola.

 

 

I CALLED HIM MORGAN

di Kasper Collin  - Svezia, USA - 2016 - 91'

La sera del 19 febbraio 1972il trombettista Lee Morgan, 33 anni, viene ucciso dalla sua compagna per motivi di gelosia.

Il documentario racconta la storia attraverso l'intervista che la donna ha rilasciato nel 1996 ed è ben condito da immagini di repertorio, ricostruzioni, foto.

Un documentario jazz. Peccato che che non amo i documentari.

Grande dormita sulla comoda poltrona della Sala Grande

 

 

LA LA LAND

di Damien Chazelle - con Ryan Gosling, Emma Stone - USA - 2016 - 126'
Un classico: lei vuole fare l'attrice è come da antica tradizione lavora al bar della Warner. Lui vuole aprire un locale jazz tutto suo nonostante sia stato già derubato dal socio. Si innamorano, sognano, si incoraggiano a vicenda... Tutto in forma di Musical che è quel genere che o ti piace di non ti piace. A me non piace e questo, insieme alle citazioni, al già visto mi ha quasi fatto slogare la mandibola dagli sbadigli.
Per il resto impeccabile, magnifici movimenti di macchina, un omaggio al cinema americano è più ancora all'attore come artista completo, che Sto arrivando! Recitare, ballare, cantare, suonare...
Perché ha aperto la Mostra? Mah, forse per invitare a non smettere di sognare e questo è bene.

 

 

A VENEZIA DAL MARE

mio

Un estratto da un diario di viaggio strettamente legato alla Mostra del Cinema. Per anni e anni sono stata da Stefania in fondamenta Nuove. E ogni mattina che prendevo il vaporetto per Lido, incontravo una delle grandi navi che entravano dalla bocca di porto di San Nicolò, grandi alte e bianche. E così ho detto che una volta sarei stata lassù sul ponte a girare il mio controcampo. Così sono andata fino in Grecia per prendere un traghetto e sono arrivata alla stessa ora e dal ponte ho visto il vaporetto. Su cui sarei stata la mattina dopo.

 

 

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31 agosto

 

L'angelo della finestra d'oriente

di Richard Danto - Liam Saury
Rai Fiction - 1997

In una Venezia funestata dai bombardamenti, Corto Maltese visita un monastero francescano alla ricerca di preziose informazioni che lo conducano alle mitiche città d'oro di Cibola. E su una reliquia particolare, la pelle di un monaco, che il nostro troverà le indicazioni per scovare l'Eldorado del Perù: peccato che al completamento del puzzle manchi la verità sulla città mineraria di San Reys, svelata in una pagina di un antico diario di viaggio appena trafugata da un nemico insospettabile... 

Che Corto Maltese vada e venga da Venezia non è strano. Non solo è veneziano Hugo Pratt ma non c'è eroe tardo-romantico, se volete anche decadente (nel senso del decadentismo inizio '900, finanche dannunziano (anche se D'Annunzio di fronte al cosmopolita Corto, appare irrimediabilmente provinciale) che non sia andato è tornato da Venezia. Per non parlare di tutti quelli di prima, primo fra tutti Byron.E poi a Venezia, proprio per il suo essere crocevia, è possibile trovare tracce di misteri e di leggende e di tesori d'oltreoceano anche se Venezia ha sempre guardato a oriente. Ma Hugo-Corto sono uomini del '900, hanno viaggiato, attraversato guerre, parlato molte lingue.

E quindi quale cartOOn migliore di questo per aprire questa mia personale 73a Mostra del Cinema? 
Un omaggio a un grande autore e un grande personaggio.

L'angelo della finestra d'Oriente fa parte di una serie di cartOOn prodotti in parte dalla RAI dove sono trascritte in animazione quasi tutte le storie di Corto Maltese. Confesso che vederle a colori me le ha un po' impoverite perché tutt'altra è l'incisività della china di Pratt.
Curioso, vero? Il colore aggiunge informazioni. E qui invece, come sanno bene i fotografi, distrae e distraendo sottrae qualcosa.
Per fortuna c'è Luca Ward che da la voce a Corto (altro che "scatenate l'inferno")

 

Doveroso omaggio e da domani e fino al 10 settembre piccole cose mie, corti e cartOOn, con piccole riflessioni e piccole storie dietro le quinte.

Ciao.

angela ermes cannizzaro :)